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direttore Paolo Pagliaro

LA CROCE ROSSA: STOP
AGLI ATTACCHI AI MEDICI

LA CROCE ROSSA: STOP <BR> AGLI ATTACCHI AI MEDICI

Quando il diritto internazionale umanitario viene messo nel cassetto. La tensione militare nel Libano meridionale ha ormai raggiunto picchi di estrema gravità in tale ambito come dimostra una volta di più quanto accaduto nella giornata di ieri, quando un drone appartenente alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) ha preso di mira e colpito un mezzo di soccorso nella città costiera di Tiro. L'impatto esplosivo ha causato la morte immediata di un paramedico della Croce Rossa libanese e il grave ferimento di un secondo operatore sanitario che si trovava a bordo per prestare soccorso ai civili. La reazione dei vertici della Croce Rossa libanese è stata immediata e improntata alla massima fermezza diplomatica. L'organizzazione ha denunciato l'episodio come una intollerabile violazione delle Convenzioni di Ginevra, evidenziando come i propri operatori si muovano sul territorio esponendo in modo chiaro i simboli internazionali di protezione. Secondo quanto emerso dall'analisi dei comandi sul campo, non vi erano obiettivi militari nelle immediate vicinanze del mezzo colpito, sollevando pesanti interrogativi sulla condotta delle operazioni aeree israeliane. L'organizzazione ha lanciato un appello urgente affinché venga garantita l'incolumità dei soccorritori, i quali si trovano ormai a operare in condizioni di totale insicurezza.

IL BILANCIO DELLA VIOLENZA: I DATI SUI SANITARI UCCISI IN LIBANO. L'episodio di Tiro non costituisce un caso isolato, ma si inserisce in una sistematica campagna di bombardamenti che sta falcidiando le strutture di primo soccorso nel Paese. Nelle ultime ventiquattro ore, l'offensiva israeliana si è allargata oltre le cinque colline storicamente controllate nel Libano meridionale, spingendosi verso una zona di sicurezza solida e decisamente più profonda. I dati statistici complessivi sul fronte sud indicano che il bilancio parziale legato a questa specifica area geografica ha raggiunto quota 2.089 morti e 6.762 feriti, all'interno dei quali la quota relativa a medici, infermieri e autisti di ambulanze continua a salire. Questa cifra si inserisce nel più ampio e drammatico computo fornito dal Ministero della Salute libanese, il cui bilancio generale aggiornato registra un totale di 3.412 morti e oltre 10.269 feriti sull'intero territorio nazionale dall'inizio del conflitto. I raid condotti ieri dalle forze israeliane hanno colpito pesantemente anche i distretti di Nabatieh e Mayfadoun, oltre alla località di Tefahta, dove un singolo attacco ha provocato la morte di 9 persone e il ferimento di altre 13. La distruzione deliberata o collaterale dei centri medici sta portando al collasso l'intero sistema di assistenza del Libano meridionale.

LE ACCUSE A ISRAELE: LA TESI DEGLI ATTACCHI CONSAPEVOLI E DELIBERATI. Il moltiplicarsi di questi eventi ha spinto le principali agenzie umanitarie internazionali a formulare accuse esplicite contro il governo di Tel Aviv, ipotizzando una precisa consapevolezza nell'attuazione dei raid contro le strutture sanitarie. I vertici dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) e di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno rilasciato una dichiarazione congiunta per denunciare il totale fallimento della comunità internazionale nel proteggere i servizi sanitari durante il conflitto.Le tre organizzazioni hanno sottolineato che la violenza contro le infrastrutture, i trasporti e il personale sanitario continua senza sosta e sembra rispondere a una logica che va oltre il semplice danno collaterale. “Quando ospedali e operatori sanitari sono presi di mira, ci troviamo di fronte non solo a una crisi umanitaria, ma anche a una crisi dell'umanità”, hanno scandito i leader delle agenzie. I firmatari dell'appello hanno esortato i leader mondiali a dimostrare la volontà politica necessaria per porre fine a questa violenza, pretendendo l'avvio immediato di indagini rapide, trasparenti e totalmente imparziali in tutti i casi in cui i soccorritori siano stati presi di mira in modo apparentemente deliberato. (1 GIU – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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