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ANDREA RICCARDI: DIALOGO
EREDITA’ DEL 2 GIUGNO

ANDREA RICCARDI: DIALOGO <BR> EREDITA’ DEL 2 GIUGNO

“Il dialogo è l'eredità del 2 giugno», dice Andrea Riccardi, storico del cristianesimo, fondatore della Comunità di Sant'Egidio ed ex ministro dell'Integrazione, in una intervista alla Stampa. Cattolici pro Repubblica? “De Gasperi, come Montini, voleva la Repubblica però non schierò la Dc sul referendum perché temeva si dividesse. Abbiamo trascurato il grande valore del 2 giugno 1946 ed è bene ritornarci: si compie il suffragio universale, votano le donne. Ricordo l'entusiasmo di mia nonna quando ricordava la prima volta che andò alle urne. Sentiva di dover votare quasi come un precetto sacro e ci andò anche novantenne e malata. Fu l'inizio della Repubblica, un termine che non usiamo spesso quanto i francesi, ma si avviò il cantiere dell'Italia democratica post-bellica”. “Gli italiani - aggiunge Riccardi - voltarono le spalle alla guerra, poi ripudiata nell'articolo 11 della Costituzione, dissero no al fascismo, alla Repubblica Sociale. La nostra Carta è antifascista perché comincia una nuova storia. C'era una grande speranza. Il clima costituente fu anche la ricostruzione politica, economica, morale in un Paese ridotto in macerie con migliaia i prigionieri ancora all'estero. Questo cantiere trovò nella Costituzione repubblicana la sua architettura attraverso la sintesi di diverse tradizioni politiche: liberale erede della stagione prefascista, democratico-laica, cattolica incarnata in De Gasperi e social-comunista”. (Roc)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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