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CAPORALATO, SAVIANO:
L'AGRICOLTURA E’ MORTA

CAPORALATO, SAVIANO: <BR> L'AGRICOLTURA E’ MORTA

“L'agricoltura italiana è morta, e questo governo non conosce nemmeno lontanamente un problema che può essere affrontato solo con una gestione europea e con la defiscalizzazione”. Lo afferma, in una intervista alla Stampa, lo scrittore Roberto Saviano, dopo l'uccisione di quattro braccianti pakistani morti bruciati vivi in un'auto in una stazione di servizio ad Amendolara, nel cosentino. “In un primo momento sembrava una guerra tra caporali. Ora sta emergendo qualcosa di impensato: sarebbero stati uccisi perché non avevano pagato l'estorsione, cioè il pedaggio per essere trasportati al campo. Se qualcuno si rifiuta di pagare, tutti gli altri smettono di pagare. Un'esecuzione esemplare. La violenza è la negoziazione unica possibile tra gruppi che gestiscono il lavoro. La guerra tra poveri è la garanzia di pace per i ricchi” afferma. Saviano evidenzia le lacune nell'applicazione delle norme sottolineando che “la legge 199 del 2016 è una buona legge. È sistematicamente inapplicata non per mancanza di cultura. Per scelta. Le risorse ci sono. La legge c'è. Manca la volontà. E la volontà manca perché il sistema deve funzionare esattamente così. I responsabili sono le grandi catene della distribuzione, le aziende conserviere, i marchi che tutti conosciamo e che comprano a prezzi che rendono impossibile pagare un salario dignitoso. Il caporale è l'ultimo anello visibile di una filiera costruita apposta per non lasciare tracce”. Lo scrittore sostiene che “la 'ndrangheta non gestisce direttamente il caporalato come gestisce il traffico di cocaina. Si accorda con le aziende agricole, assicura che le dinamiche di sfruttamento non vengano disturbate. È una funzione di protezione e di omertà, non di gestione operativa”. Saviano lancia poi un atto di accusa alla politica osservando che “il sistema funziona finché non muore qualcuno. Quando arrivano i morti arriva la Commissione. Poi torna il silenzio. Senza quei lavoratori pagati tre euro l'ora, spesso meno, spesso a cottimo, l'agricoltura italiana non regge. Sfidare i caporali non porta voti perché ti inimichi chi pesa sulla politica. Il produttore italiano ha due sole scelte: comprimere il lavoro o farsi spazzare via dal pomodoro che arriva via nave a un terzo del prezzo. Lo sfruttamento diventa la risposta a una concorrenza che lo Stato e l'Europa non governano. La narrazione contro i migranti favorisce questo stato di schiavitù. Tutta la messa in scena contro l'immigrazione ha spesso un solo compito: tenere i braccianti inchiodati alla schiavitù, con i prezzi bassi. Il migrante criminalizzato nel discorso pubblico è il migrante docile nel campo. La paura serve a non far alzare la testa a chi raccoglie”. (4 giu - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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