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Violenza Donne, D’Elia (Pd): Bene ‘Libere anche qui’, governo va in direzione contraria

Roma, 5 giu - “Il governo va in direzione contraria” a quella del contrasto della violenza di genere “e quella di ieri è stata una giornata triste". Lo ha detto Cecilia D’Elia, senatrice del Pd e vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, a margine della presentazione in Senato della campagna “Libere anche qui”, dedicata al consenso digitale e al contrasto della violenza di genere online, commentando anche l’approvazione definitiva del ddl Valditara sul consenso informato dei genitori per i percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Secondo D’Elia, il provvedimento "boicotta i percorsi di educazione alla sessualità e mina l’alleanza tra scuola e famiglia". La senatrice dem ha contrapposto alla linea del governo l’iniziativa promossa da amministratrici locali, attiviste e associazioni impegnate contro la violenza sulle donne, sottolineando la necessità di costruire una maggiore consapevolezza pubblica sul tema della violenza digitale. "Qui oggi c’è un’iniziativa molto importante, ‘Libere anche qui’, che nasce anche dall’esperienza diretta di Valeria Campagna, consigliera comunale che si è ritrovata su quel sito", ha spiegato D’Elia, facendo riferimento alla diffusione non consensuale di contenuti online sul sito Phica. "Ha trasformato una esperienza brutta e violenta in una rete di amministratrici e giovani donne impegnate a costruire informazione, consapevolezza e proposte". Per la vicepresidente della Bicamerale femminicidio, la violenza online non può essere considerata un fenomeno secondario o separato dalla violenza reale. "La violenza digitale è reale. È una delle cose che dice questa campagna. Può ferire profondamente e ferisce soprattutto le donne", ha affermato. D’Elia ha ricordato anche l’esistenza di una direttiva europea che l’Italia deve ancora recepire e che richiama l’attenzione sulle forme di violenza rivolte alle donne che prendono parola nello spazio pubblico. "Sono le donne che intervengono nel dibattito pubblico quelle più colpite dalla violenza umana e digitale", ha osservato, indicando la necessità di strumenti normativi ma anche culturali per contrastare il fenomeno.
(PO / Sis)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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