Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Primo Levi nei ritratti di Larry Rivers

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

Primo Levi nei ritratti di Larry Rivers

La mostra “Survivor. Primo Levi nei ritratti di Larry Rivers” - fino al 15 ottobre il Museo Ebraico di Roma – espone per la prima volta tre storiche tele commissionate al pittore americano da Gianni Agnelli in memoria dello scrittore torinese e che dal 2002 sono custodite nella Pinacoteca Agnelli di Torino. Il presidente della Pinacoteca, Ginevra Elkann, ha concesso questo eccezionale prestito per ricordare Levi nel decennale della morte dell’Avvocato. Nel 1987, subito dopo la tragica scomparsa di Primo Levi, Gianni Agnelli, che aveva studiato nello stesso liceo torinese dello scrittore e del quale era di due anni più giovane, commissionò a Larry Rivers un suo ritratto per ricordarne la figura e al contempo lo sterminio del popolo ebraico. Rivers, che già negli anni precedenti aveva approfondito le tematiche della Shoah, realizzò tre tele di grandi dimensioni, animando e teatralizzando i romanzi di Levi: Witness, Survivor e Periodic Table. I tre dipinti, ancora di proprietà della famiglia Agnelli, vennero portati in Italia ed esposti, per decisione dell’Avvocato, nella sede de La Stampa, giornale per il quale Primo Levi aveva scritto a partire dal 1959, e in forma più continua dal 1968, saggi racconti ed elzeviri della Terza Pagina. “Mio nonno – racconta Ginevra Elkann - decise di collocare i quadri di Rivers in una grande sala che si trovava al piano terreno della sede de La Stampa in Via Marenco 32. Dopo la collocazione dei quadri, la sala venne comunemente chiamata ‘Sala Primo Levi’. Non era aperta al pubblico, ma era usata per le riunioni più importanti e per accogliere i visitatori illustri per un primo saluto o un brindisi di benvenuto”. Nella realizzazione dei tre quadri Rivers ha miscelato la diverse identità di Primo Levi: ebreo, chimico, partigiano, deportato, sopravvissuto allo sterminio e scrittore.   (red)

A FIRENZE NEL TACCUINO DI CANOVA

Una mostra porta a Firenze, dopo lunghissimi silenzi, Antonio Canova, grande protagonista dell’arte neoclassica e si compone esclusivamente di opere provenienti dal Museo Civico di Bassano del Grappa. Questa istituzione conserva dieci album e otto taccuini di disegni di Canova: un patrimonio ineguagliabile per conoscere le fasi progettuali dell’artista. La scelta operata per la mostra fiorentina - fino al 21 ottobre a Casa Buonarroti - va oltre i circa quaranta disegni selezionati, e affronta il momento dell’ideazione anche attraverso splendidi monocromi a tempera, bozzetti e modelli, la cui caratteristica personale e segreta è indice di una modernità esistenziale e di prassi esecutiva che sorprende e meraviglia. Il visitatore seguirà due percorsi, legati ai due concetti evidenziati nel titolo, la bellezza e la memoria: due cardini del pensiero filosofico e letterario e della creatività artistica tra preromanticismo e purismo. Il primo momento trova la sua incarnazione nella figura femminile, che Canova traduce nella Venere Italica, progettata e realizzata per la Tribuna degli Uffizi tra il 1804 e il 1812, di cui si potrà ammirare in mostra lo straordinario gesso. Il risultato è la traduzione reale della scultura classica in una immagine “di vera carne” e, in contrapposizione, la creazione di un bello ideale legato alla figura femminile. Il secondo momento presenta la progettazione del monumento funerario visto, secondo la lettura di Alfieri e di Foscolo, come ricordo individuale delle gesta del singolo per la memoria della nazione; e perciò si ripercorre in mostra la progettazione e realizzazione, tra 1806 e 1810, della bella e suggestiva Tomba di Vittorio Alfieri, tuttora visibile nella basilica di Santa Croce, sottolineando l’intento di perpetuare la memoria del singolo personaggio in un bello ideale legato al ricordo.(red)

UNA ESTATE LAND ART NEL CUORE DEL TRENTINO

Nella trentina Val di Ledro la creatività artistica torna a farsi complice della natura con le otto nuove opere innestate nel paesaggio incantato della pineta di Pur, cuore verde della valle. Ledro Land Art, alla sua seconda edizione, presenta fino al 30 agosto un percorso di arte nel verde avviato lo scorso anno dal Comune di Ledro per valorizzare il paesaggio e promuovere la riflessione su pratiche artistiche nel territorio naturale. Lungo il suggestivo sentiero che, costeggiando il torrente Assat conduce a Malga Cita, hanno lavorato quest’anno, reinterpretando gli spazi e interagendo con gli elementi della pineta: Giovanni Bailoni, Andrea Gaspari, Pietro Gellona e Maurizio Vescovi, Micol Grazioli, Roberta Rizzi e Caterina Agazzi, la formazione artistica How we dwell (make your own residence) - Marco Gobbi con Cristiano Menchini e Adriano Valeri, Angelo Morandini, Plamen Solomonski. Una scopa gigante che crea un cortocircuito visivo e solcando il terreno al suo passaggio lascia una traccia, un nuovo tratto di sentiero fiorito è Stop Motion di Plamen Solomonski. Trincea è un’area percorribile realizzata da Roberta Rizzi e Caterina Agazzi (LandAlab) con sacchi di juta, terra e semenze che si configura come uno spazio di difesa in cui la natura stessa possa mimetizzarsi e ridefinire i suoi confini. Nascondono uno straordinario segreto le travi di legno piantate nel terreno da Angelo Morandini per il suo Alambicco sonoro: distillano onde, frequenze e vibrazioni per intrecciarle con il paesaggio sonoro della pineta attraverso una piccola radio cristallo. I volti nella terra di Micol Grazioli sono l'impronta in negativo della parte più recettiva del nostro corpo: maschere sprofondanti, osservanti, ascoltanti e annusanti da dentro la terra, la quale rimane in attesa dei visitatori che, piegandosi per osservarle, azzardano un inchino. Solido geometrico che non le forze naturali ma l’azione umana soltanto può produrre, la grande Sfera di Pietro Gellona e Maurizio Vescovi (LandAlab) ha una superficie vegetale che nega la levigata perfezione, le attribuisce un carattere tattile. Una pianta i cui rami si sviluppano secondo traiettorie inusuali e che offre una rosa rossa al vento, alla pineta o a coloro che si inoltrano al suo interno, è L’albero innamorato di Andrea Gaspari. Marco Gobbi, Cristiano Menchini e Adriano Valeri – riuniti nel collettivo How we dwell (make your own residence) - durante la realizzazione di Like wood mobiles, stuttura abitativa sospesa tra gli alberi e ispirata all’arte di Calder, abitano l’opera facendo della processualità parte integrante della stessa. Il vecchio e il bambino di Giovanni Bailoni camminano attraverso la pineta affidandosi alla natura che offre il suo ritmo lento, quieto e consapevole, simile alla saggezza taciturna degli anziani.  (red)

A BRUXELLES RETROSPETTIVA SU GIORGIO MORANDI

Bruxelles celebra il genio dell'artista bolognese Giorgio Morandi in una mostra che, da oggi al 22 settembre, riunisce un centinaio di lavori tra dipinti, disegni, incisioni e acquerelli nelle sale del Palais des Beaux-Arts. Tra questi, cinque oli su tela e un disegno provenienti dalle collezioni del Museo Morandi di Bologna. L'ampia retrospettiva, curata da Maria Cristina Bandera (studiosa, direttrice della Fondazione Roberto Longhi di Firenze e co-curatrice della grande mostra su Morandi tenutasi al MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna e al Metropolitan Museum di New York nel 2008-2009) tocca i temi principali della ricerca dell'artista: la natura morta, il paesaggio e i fiori, senza trascurarne altri meno ricorrenti se non addirittura rari, quali l'autoritratto e la figura umana (come nel caso delle Bagnanti del 1915). Si parte dalle prime opere che si muovono nell'ambito delle avanguardie per seguire l’evoluzione espressiva morandiana fino alla progressiva dissolvenza dei lavori degli ultimi anni, attraversando tutte le tecniche e le varianti esplorate dall'artista. Le opere messe a disposizione dal Museo Morandi vanno dai Fiori del 1924, passando per tre nature morte (una del 1942, due del 1951) fino ai paesaggi del 1961 (matita su carta) e del 1962 (olio su tela). A Bruxelles i lavori di Giorgio Morandi vengono accostati e posti in dialogo con quelli di un altro artista contemporaneo: Luc Tuymans. Tale scelta è stata già da tempo sperimentata nell'allestimento dell'ampia collezione di Bologna - la più rilevante raccolta pubblica morandiana, attualmente ospitata nelle sale del Mambo - in cui sono presenti opere di diversi autori tra i quali Wayne Thiebaud, Sean Scully e Tony Cragg. Tra i sostenitori della mostra la Regione Emilia-Romagna e l'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles. (red) 

SCULTURE CONTEMPORANEE AL MUSEO NAZIONALE ROMANO

Sculture bronzee contemporanee accostate per la prima volta a capolavori dell’arte antica in occasione della mostra “I Bronzi di Fanor Hernández. Materia e Vita” che si tiene fino al 31 ottobre, a Roma, nello spazio espositivo interno di Palazzo Massimo alle Terme, sede del Museo Nazionale Romano. Altri due siti di straordinario interesse archeologico sono coinvolti nella mostra: la Chiesa medievale di San Nicola de’ Caetani (Complesso Cecilia Metella) e Capo di Bove. I bronzi di Fanor Hernández installati a Palazzo Massimo, sede principale della mostra, trovano un luogo ideale nella corte del museo. Nei bronzi dell’artista colombiano, la maternità, la donna, la famiglia, l’amore, il sacro, vengono intesi come slancio di azioni protese al dono di se stesse, nella restituzione aerea della materia verso qualcosa di più sottile e assai meno definito di ciò che i bronzi sembrano contenere visibilmente. Le opere presenti (alcune monumentali) nei tre siti, si stagliano nei luoghi ora geometricamente primitive, ora con una gracilità intrisa di un sentimento alto di pietà ma anche di un pathos amoroso che sfiora l’idealità del rapporto uomo donna. 

 

 

 

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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