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direttore Paolo Pagliaro

MULLER: LEFEBVRIANI
VERRANNO SCOMUNICATI

 MULLER: LEFEBVRIANI <BR> VERRANNO SCOMUNICATI

“Ma quale tradizione, la tradizione parla della potestà del Papa come Successore di Pietro. Si comportano come Lutero cinque secoli fa: accetterò il Papa quando il Papa accetterà la mia idea di tradizione. Tutto questo è ridicolo”. Lo afferma, in una intervista al quotidiano Il Tempo, il cardinale Gerhard Ludwig Muller, teologo e già prefetto dell'ex Sant'Uffizio, in merito al confronto tra il Vaticano e la Fraternità lefebvriana. “Il Papa dovrà scomunicarli, la scomunica è automatica: non dipende da un suo parere privato ma dal suo ufficio di Successore di Pietro. Ho poca speranza che rinuncino all'ultimo momento, sono fissati, seguono la loro ideologia. Paradossalmente, sono più protestanti dei protestanti che oggi, in Europa, sono più vicini al Papa di loro”. E lancia un appello rivolto ai responsabili della Fraternità: “Ciò che il Papa ha detto loro: convertitevi. Venite a Roma, a parlare con noi. Leone XIV è un uomo molto aperto, generoso, equilibrato. E soprattutto è il Successore di Pietro, l'unico Papa legittimo, non c'è nessun altro: rispettate la sua autorità”. Ricordando i tentativi di dialogo promossi da Benedetto XVI, il cardinale osserva: “Benedetto XVI era molto generoso e decise di rimettere loro la scomunica come gesto di dialogo, aspettandosi che facessero alcuni passi verso l'unità e la piena comunione con la Chiesa. E loro l'hanno malinteso. Hanno visto un gesto così generoso come una capitolazione di Roma davanti a loro: va bene, finalmente Roma capisce che noi abbiamo sempre avuto ragione”. Sul ribaltamento del concetto di autorità operato dalla Fraternità, Muller è netto: “I lefebvriani rovesciano i termini della questione. È il Papa a rappresentare la tradizione della Chiesa, è lui il più alto giudice della Chiesa. Loro invece vogliono giudicare il Papa: sono convinti che, a partire dal Concilio Vaticano II, tutti i Papi abbiano deviato dalla retta dottrina della Chiesa cattolica. E loro oppongono l'interpretazione di Lefebvre a quella di un teologo come Ratzinger! Non capiscono la differenza di livello, si rende conto?”. Il porporato analizza poi le ragioni del contrasto teologico riguardanti il Concilio Vaticano II: “Alcuni punti sulla libertà religiosa, la separazione tra Chiesa e Stato. Noi cattolici diciamo in coscienza che Gesù è la verità, ma diciamo anche che nessuno Stato ha il diritto di dire: tu devi professare questa religione. La missione della Chiesa è predicare il Vangelo e non c'è una missione dello Stato, nessuno Stato può obbligare a essere cattolici”. (1 lug - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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