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direttore Paolo Pagliaro

EGITTO, NESSY GUERRA
FERMATA E RILASCIATA

EGITTO, NESSY GUERRA <BR> FERMATA E RILASCIATA

Si è conclusa dopo ore di profonda apprensione la complessa vicenda che ha visto coinvolta Nessy Guerra, la giovane donna originaria di Sanremo temporaneamente trattenuta dalle autorità di polizia egiziane insieme alla figlia di tre anni. La revoca del fermo e il successivo rientro presso l'abitazione di Hurghada sono stati possibili grazie al tempestivo intervento dei vertici diplomatici italiani. La delicata situazione ha avuto inizio nel corso della notte, intorno alle tre del mattino, quando le forze dell'ordine locali hanno prelevato la cittadina italiana e la bambina dalla propria residenza. Secondo quanto ricostruito e riferito dalle istituzioni territoriali, il provvedimento formale era stato motivato dalla necessità di dare esecuzione a un ordine legato al diritto di visita da parte del padre della minore, Tamer Hamouda. Tuttavia, la difesa della donna ha espresso fin da subito forti riserve in merito alla natura profonda del fermo. Il timore principale manifestato dal team legale risiedeva nel sospetto che l'azione potesse tramutarsi in un espediente per rendere esecutiva una precedente condanna per adulterio emessa a carico di Guerra in territorio egiziano. Tale sentenza, che prevede una pena di sei mesi di reclusione associata a lavori forzati, è stata confermata sia in primo che in secondo grado, ed è attualmente oggetto di un ricorso presso la Corte di Cassazione locale. I legali hanno inoltre evidenziato l'assenza, all'interno dei dispositivi giudiziari sull'affidamento, di esplicite tutele o scadenze regolamentate riguardanti il diritto di visita dell'ex coniuge.

Di fronte al rischio di una escalation giudiziaria e detentiva, l'apparato governativo italiano si è attivato tempestivamente. Il Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, ha coordinato le operazioni che hanno visto in prima linea l'Ambasciatore d'Italia al Cairo, Agostino Palese, e la Console Giulia De Nardis. I rappresentanti diplomatici, insieme ai familiari della giovane, si sono recati personalmente presso gli uffici di polizia in cui si trovava la donna per seguire da vicino gli sviluppi della convocazione e garantire la necessaria assistenza consiliare. La controversia si inserisce in un quadro giuridico internazionale frammentato. Se da un lato l'Egitto ha proceduto contro la cittadina italiana per i reati legati alle relazioni matrimoniali secondo i canoni del diritto locale, dall'altro la figura del padre presenta profili di rilievo penale in Europa. Tamer Hamouda, cittadino nato in Italia, risulta infatti colpito nel nostro Paese da una condanna definitiva correlata a condotte di maltrattamento perpetrate nei confronti di un'altra persona.

La risoluzione temporanea del fermo, pur garantendo l'incolumità immediata di madre e figlia, lascia aperti i nodi strutturali di una controversia legale transfrontaliera tuttora incerta. La difesa ha sollevato pesanti interrogativi di carattere etico e normativo circa la coerenza tra i provvedimenti assunti dalle autorità egiziane e i principi fondamentali sanciti dai trattati internazionali in materia di protezione delle donne e contrasto alla violenza di genere, lamentando una gestione della vicenda che parrebbe non tenere in adeguata considerazione i pregressi giudiziari legati ai soggetti coinvolti. Nelle prossime ore la diplomazia italiana sarà dunque chiamata a monitorare attentamente la situazione al fine di scongiurare ulteriori provvedimenti restrittivi e definire in modo stabile lo status e i diritti di affidamento della minore nel pieno rispetto della legalità e della sicurezza personale delle parti coinvolte. (1 LUG - deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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