Roma, 1 lug - “Questo piano è stato presentato, ormai in quattro leggi di bilancio diverse, con più di 30 annunci, come un piano storico che rivoluziona l'edilizia residenziale pubblica in Italia. In realtà di storico non c'è proprio nulla”. Così Beatrice Lorenzin, senatrice Pd, in merito al decreto legge sul Piano Casa, approvato dalla Camera e all’esame dell’aula di Palazzo Madama. “L'ultimo grande piano che noi abbiamo avuto – ricorda l’ex ministra - è stato il piano Fanfani, che realizzò più di 350 mila alloggi in 5 mila comuni diversi, ma che soprattutto costruì dei quartieri proprio nelle città in cui vivevano insieme il figlio dell'immigrato dal sud, l'operaio, il figlio dell'impiegato, il maestro di scuola, il commerciante. In quei quartieri lì – spiega Lorenzin - crebbe una generazione che poi avrebbe fatto il ‘boom’ con l'’ascensore sociale’, mescolando le persone. C'era un piano che era urbanistico, per garantire il diritto alla casa alle persone, ma che nello stesso momento era anche un piano sociale e di rilancio dell'educazione”. “Questo invece – accusa la parlamentare dem - è un piano che era partito come un piano di speculazione finanziaria, quindi invece di essere un piano di edilizia residenziale pubblica, era un piano dei fondi di investimento esteri. Abbiamo un po' aggiustato il tiro alla Camera, però i dati dicono questo. Faranno 100 mila alloggi, forse, di cui 60 mila recuperati dall'edilizia residenziale, in dieci anni. Ma quante sono le famiglie che sono in lista d'attesa? Quelle già in lista d'attesa sono 650 mila, con più di un milione e quattrocento mila persone. Tutte persone con grandissimi disagi economici, familiari, di disabilità. Persone che possono aspettare dieci anni e poi che cosa succede? Se si fanno 100 mila alloggi su 650 mila richieste, vuol dire che ci sono più di 500 mila nuclei familiari che rimarranno senza casa, e dieci anni sono tanti”. “Nello stesso momento – continua Lorenzin - qui non si parla degli affitti, non si mette mano a misure che possono aiutare le nostre città a rimanere ‘vive’, con gli abitanti che vi abitano all'interno, non respingendo la working class fuori, sempre più ai margini, sempre più ghettizzata. Credo che quando si parla di casa si parla soprattutto di come si vuole progettare un Paese” ribadisce la parlamentare, per poi aggiungere che “continuiamo ad assistere alla fuga dei giovani, centinaia di migliaia di giovani tra i 18 e i 35 anni che negli ultimi anni hanno abbandonato il Paese pensando di avere prospettive di futuro da un'altra parte. E questi giovani non è che partano perché sono felici, ma partono perché qui si vedono bloccati. Siamo un po' tornati agli anni ‘20, quando dall'Italia la gente fuggiva e questo è un peccato mortale, cioè noi lo stiamo vedendo accadere e non stiamo intervenendo sulle cause di attrattività”. “E poi c'è l'altra parte del problema – conclude Lorenzin - i medici, i farmacisti o gli insegnanti che vengono assegnati in determinate aree ma che non ci vanno perché l'affitto di una casa si mangerebbe il loro intero stipendio. Quindi questa è la vita pratica che si scontra con la teoria retorica di questo governo”. (PO / Roc)
(© 9Colonne - citare la fonte)
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