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direttore Paolo Pagliaro

SI COMPIE LO SCISMA
TRA LEFEBVRIANI E ROMA

SI COMPIE LO SCISMA <BR> TRA LEFEBVRIANI E ROMA

Si è alla fine consumata questa mattina una delle fratture più profonde all'interno del mondo cattolico contemporaneo. Nel prato di Écône, in Svizzera — luogo simbolo del movimento tradizionalista fondato dall'arcivescovo Marcel Lefebvre —, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha proceduto alla consacrazione di quattro nuovi vescovi senza il necessario mandato del Pontefice. L'atto, annunciato da mesi dal Superiore Generale della congregazione, don Davide Pagliarani, sancisce di fatto l'ingresso formale in uno stato di scisma rispetto alla Chiesa di Roma. Per il diritto canonico, infatti, l'ordinazione episcopale priva dell'approvazione del Papa fa scattare l'immediata e automatica scomunica latae sententiae sia per i consacranti che per i nuovi ordinati.

LA DINAMICA DELLO STRAPPO E LE RAGIONI DELLA FRATERNITÀ. La cerimonia si è svolta davanti a migliaia di fedeli, religiosi e sacerdoti giunti da ogni parte del globo. La scelta della data e del luogo non è casuale, poiché evoca direttamente i fatti del 1988, quando lo stesso monsignor Lefebvre compì il medesimo gesto provocando la prima storica rottura con papa Giovanni Paolo II. La dirigenza della Fraternità ha motivato la decisione appellandosi a uno “stato di necessità”, sostenendo che la sopravvivenza stessa della struttura e la corretta formazione teologica e sacramentale dei propri sacerdoti fossero a rischio senza nuove guide episcopali. Nelle scorse settimane, il movimento ha ribadito la propria professione di fede respingendo le riforme teologiche nate dal Concilio Vaticano II — in particolare la libertà religiosa, l'ecumenismo e la riforma liturgica della Messa — giudicate come una deviazione dalla retta dottrina cattolica.

I TENTATIVI DI MEDIAZIONE DI ROMA E GLI AMMONIMENTI DEL PAPA. Nelle settimane precedenti all'evento si sono susseguiti intensi e severi appelli da parte della Santa Sede per fermare le ordinazioni. Il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, cardinale Víctor Manuel Fernández, aveva già formalizzato il rischio teologico, definendo il piano delle consacrazioni come un aperto atto scismatico e un'offesa grave alla comunione ecclesiale. Fino all'ultimo, il Papa ha cercato una via di conciliazione epistolare, inviando una lettera dai toni profondamente accorati in cui esortava i vertici tradizionalisti a recedere dal loro intento per il bene delle anime e per non lacerare l'unità della Chiesa. Con il compimento del rito odierno si apre dunque una fase di profonda incertezza canonica per la comunità lefebvriana, che conta circa 700 sacerdoti e una platea globale di circa mezzo milione di fedeli. Sebbene l'allora pontefice Benedetto XVI avesse revocato le precedenti scomuniche nel 2009 nel tentativo di ricucire lo strappo, il progressivo irrigidimento dottrinale degli ultimi anni ha svuotato i successivi tentativi di regolarizzazione. Da questo momento, la separazione formale toglie alla Fraternità qualsiasi residuo riconoscimento di legittimità all'interno dell'ordinamento cattolico romano, trasformando una lunga disputa dottrinale in una frattura istituzionale permanente. (1 LUG - deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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