Roma, 2 lug. - "Quella dei truccatori professionisti è oggi una professione non regolamentata, nonostante rappresenti un comparto strategico per l'economia italiana. È necessario intervenire con una normativa che riconosca pienamente questi lavoratori, garantendo regole chiare, formazione e maggiori tutele". Lo ha detto la deputata del Movimento 5 Stelle Imma Pavanelli, illustrando la proposta di legge sulla regolamentazione dell'attività di truccatore professionista. Il provvedimento interviene su un comparto che conta tra 51mila e 75mila professionisti attivi, genera oltre 500 milioni di euro di valore diretto ogni anno e un indotto stimato in ulteriori 510 milioni di euro, con un ruolo rilevante all'interno del sistema moda italiano. Un settore caratterizzato inoltre da una forte prevalenza femminile, da una diffusa micro-imprenditorialità, da redditi spesso discontinui e stagionali e da attività svolte frequentemente in mobilità e in trasferta. Pavanelli ha ricordato come il settore sia "fondamentale" per numerosi ambiti produttivi, "dal wedding al teatro, da tutto il mondo dello spettacolo fino alla moda", con un ruolo strettamente connesso anche all'industria cosmetica, nella quale "l'Italia è tra i maggiori manifatturieri europei". Per questo, ha spiegato, "un minimo di regolamentazione è necessario", a partire dall'introduzione di "un codice Ateco dedicato" e dalla definizione di "una formazione minima uguale in tutte le regioni, evitando eccessive frammentazioni". Secondo la parlamentare, il riconoscimento della professione consentirebbe anche di contrastare fenomeni di lavoro irregolare e improvvisazione. "Regolamentare questo settore significa far diventare questi lavoratori professionisti a tutti gli effetti, con una disciplina essenziale ma senza eccessive costrizioni", ha affermato. "In questo modo ci sarà meno lavoro nero, meno confusione e meno improvvisazione". Pavanelli ha infine sottolineato la necessità di rafforzare le tutele per un comparto caratterizzato da forte discontinuità lavorativa. "Ci sono tantissimi dipendenti, oltre ai liberi professionisti, sia nel retail sia nel mondo dello spettacolo. Riconoscere e regolamentare questa professione significa offrire maggiori garanzie anche a chi oggi vive periodi di inattività legati alla natura stessa del lavoro”.
(PO / Sis)
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