Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

E-COMMERCE: 993 MLD
EXPORT +9% NEL 2025

E-COMMERCE: 993 MLD <br> EXPORT +9% NEL 2025

L'e-commerce e il retail digitale sono il motore di una filiera complessa che unisce processi B2B e B2C e si conferma una leva centrale per la crescita economica e la competitività dell’Italia, con un ruolo centrale nella generazione di valore lungo l’intera filiera produttiva. Il valore economico complessivo generato dall’e-commerce è di 993 miliardi di euro, dato dalla somma di due componenti: 293 miliardi euro di valore aggiunto, ovvero la ricchezza generata e trattenuta nel sistema economico, distribuita tra salari, profitti e imposte (pari al 13% del PIL italiano nel 2025) e 700 miliardi di euro di fattori produttivi e prodotti intermedi, che corrispondono invece ai consumi intermedi, ossia i beni e servizi che acquistano ed utilizzano le imprese per operare. Si tratta di un valore che ha un effetto moltiplicatore pari a 5,6: ogni euro speso online genera 5,6 euro di valore economico nel sistema produttivo. La filiera coinvolge inoltre 2,2 milioni di occupati, circa il 9% del totale degli occupati in Italia, e produce un contributo significativo per l'erario, con circa 69 miliardi di euro incassati nel 2025 tra imposte dirette e indirette. È questo il quadro emerso a Roma in occasione di "Digital Value Chain Impact", l'evento organizzato da Netcomm presso lo Spazio Esperienza Europa "David Sassoli".  In occasione dell’evento è stata presentata la nuova ricerca "Il contributo della Rete del valore digitale alla competitività del sistema Italia", realizzata da Netcomm in collaborazione con Nomisma, che quantifica la catena del valore dell’e-commerce articolata in tre macro-fasi interdipendenti: gli operatori del canale e-commerce (piattaforme e merchant), i fornitori di materie prime e un ampio sistema di servizi a supporto delle vendite digitali, tra cui logistica, marketing, data analytics, packaging e sistemi di pagamento. Per sostenere l’ecosistema digitale, istituzioni e protagonisti dell'industria digitale si sono inoltre confrontati sulla necessità di accelerare verso una semplificazione regolatoria e una normativa europea armonizzata, proporzionata e coerente, capace di tutelare imprese e consumatori promuovendo al tempo stesso l'innovazione.  In Italia gli acquisti e-commerce continuano a crescere in modo progressivo, strutturale e stabile. In particolare, nel 2025 il valore delle vendite e-commerce è pari a 178 miliardi di euro: il valore include sia le vendite B2B e B2G  (per 105 miliardi), sia le vendite B2C (pari a 73 miliardi). Grazie a tali importanti dimensioni economiche, il tasso di penetrazione dell’e-commerce B2C nel 2025 – ossia il peso sul totale dei consumi offline e online degli italiani – supera il 13%, mentre la quota di e-shoppers è pari al 62%. In un contesto economico segnato da un'inflazione crescente, il canale e-commerce favorisce la salvaguardia del potere d'acquisto delle famiglie. Un potenziale che trova nell'export un ulteriore motore di sviluppo: il commercio digitale consente a imprese di ogni dimensione, e in particolare alle PMI, di raggiungere più facilmente i mercati esteri, portando il Made in Italy in ogni angolo del mondo. Tra il 2023 e il 2025 l'export digitale è cresciuto del 9%, contro il +3% dell'export italiano complessivo nello stesso periodo. Da un'indagine Netcomm-Nomisma su un campione di aziende italiane digital-oriented emerge che per il 20% l'e-commerce è il principale canale di vendita sui mercati internazionali e per il 26% un canale strategico di accesso all'estero, mentre il 49% prevede di investire nei canali digitali a supporto dell'export entro i prossimi tre anni. Un riconoscimento del ruolo strategico dell'e-commerce, che abbatte le barriere all'ingresso e riduce sensibilmente gli investimenti necessari per costruire reti distributive fisiche.

L'e-commerce rappresenta ormai uno standard per la quasi totalità dei consumatori italiani: l'87% del campione ha acquistato online, per sé o per la propria famiglia, negli ultimi 12 mesi. A orientare la scelta del canale digitale sono soprattutto i prezzi più bassi (52%) e la comodità e semplicità d'acquisto (42%), quest'ultima particolarmente apprezzata dai Baby Boomers (51%), insieme all'ampia scelta e alla facilità d'uso (38%), che tra gli stessi Baby Boomers salgono al 49%. La ricerca distingue ciò che gli italiani acquistano online in tre macro-aree: viaggi e soggiorni, servizi e beni fisici. Nel comparto "Viaggi e Soggiorni" spiccano le prenotazioni di hotel e alloggi (63%), seguite dai biglietti del treno (56%) e dai voli (55%); tra i "Servizi" guidano a pari merito (55%) i biglietti per eventi e concerti e i servizi di streaming, davanti al comparto assicurativo (40%); nei "Beni Fisici", infine, elettronica/elettrodomestici e abbigliamento si attestano entrambi al 49%, seguiti da prodotti editoriali e cosmetica (entrambi al 45%). Per quanto riguarda i canali, i marketplace generalisti si confermano i più frequentati, scelti dall'83% dei rispondenti con un picco dell'87% tra la Gen X. Sul fronte dei pagamenti, le carte tradizionali (prepagate, di credito e di debito) coprono ancora la quota maggioritaria del mercato (78%), ma i wallet e i pagamenti digitali si affermano come vera leva di modernizzazione, utilizzati dal 45% del campione e dalla metà esatta della Gen Z (50%). Un ruolo ormai strutturale lo giocano anche i mercati extra-UE: il 44% degli user italiani dichiara che almeno metà dei propri acquisti online proviene da Paesi fuori dall'Unione Europea, con tassi maggiori tra Millennials e Gen Z, mentre i Baby Boomers restano più cauti (il 66% si mantiene su quote inferiori alla metà). È però un equilibrio sensibile ai costi: con una tassa fissa di soli 2 euro sui piccoli pacchi extra-UE, il 31% ridurrebbe gli ordini (38% tra la Gen Z), il 30% opterebbe per acquisti meno frequenti ma di importo maggiore e il 17% smetterebbe del tutto, mentre solo il 22% manterrebbe invariate le proprie abitudini. Rispetto a 2-3 anni fa, il cambiamento più rilevante riguarda l'adozione di assistenti virtuali e intelligenza artificiale, che coinvolge ben il 44% del campione. Un trend che si accompagna a un netto consolidamento del commercio elettronico, dato che il 38% degli intervistati dichiara di aver incrementato la frequenza degli acquisti online e il 30% segnala una crescita dell'importo medio speso. Una dinamica destinata a rafforzarsi, con il 40% che prevede di aumentare l'uso dell'AI e il 31% la frequenza degli acquisti, mentre i canali legati al tempo libero e alla socialità tendono a stabilizzarsi. L'AI entra ormai anche nelle decisioni d'acquisto: il 71% di chi la usa nel privato se n'è servito per orientare le proprie scelte, con un picco tra Millennials (80%) e Gen Z (79%). L'attività più diffusa è la ricerca di informazioni su prodotti e servizi (51%), seguita dal confronto tra alternative (42%) e dalla richiesta di recensioni (32%). Secondo la ricerca, nel futuro l'e-commerce è destinato a diventare un'esperienza sempre più guidata dagli algoritmi: il 53% dei rispondenti prevede che entro il 2030 aumenterà il proprio utilizzo dell’AI per gli acquisti online, a cui si aggiunge un ulteriore 5% che oggi non la usa ma prevede di iniziare entro la fine del decennio.  (3 lug – red)

 

 

 

 

 

 

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