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direttore Paolo Pagliaro

NESSY GUERRA:
VIVIAMO NELLA PAURA

NESSY GUERRA: <BR> VIVIAMO NELLA PAURA

“Adesso ho paura che Tamer, il mio ex marito, possa trovarci. Domani esce di prigione e temo che, attraverso le sue conoscenze, venga a sapere dove abitiamo e ce lo ritroviamo sotto casa”. Lo afferma, in una intervista al Quotidiano Nazionale, Nessy Guerra, la 27enne di Sanremo condannata in Egitto per adulterio che vive con la figlia di tre anni in una località segreta in Egitto. E conferma che da un paio di giorni ha la polizia sotto casa con l’ordine di controllare che non lasci l’edificio. Dopo che è stata condotta in una caserma due notti fa, spiega che “mi hanno lasciato tornare a casa solo a patto che firmassi un documento dove giuro di non lasciare questa abitazione, una sorta di domiciliari. I miei genitori sono qui fortunatamente. Non posso neanche uscire a prendere un bricco di latte”. E spiega che anche il fatto che la bambina possa uscire con i nonni “potrebbe essere rischioso. Tamer cercherà di fare un nuovo tentativo di rapimento. Lo ha già fatto lo scorso anno e lo abbiamo denunciato”, “ho espresso all’ambasciata italiana le mie preoccupazioni e hanno detto di aver allertato le autorità del luogo. Però, nonostante questo, Tamer è riuscito addirittura a entrare in consolato e a minacciare di morte il console. Quindi non è che sono molto sicura. La mia preoccupazione maggiore è che mi riportino in prigione”, “sono già due o tre settimane che, su indicazione della mia avvocata Agata Armanetti, abbiamo chiesto la grazia presidenziale tramite l’ambasciata. Non ci credo molto però logicamente ci proviamo. Ci spero, ma non abbiamo nessuna certezza. La grazia sarebbe la soluzione? Sì ma non andrebbe a rimuovere il travel ban che mi impedisce di tornare in Italia con mia figlia. Bisogna prima concludere la causa per l’affido avviata nel gennaio 2024 che, al momento, riguarda le due nonne. In Cassazione ci vogliono dai 4 ai 6 mesi solo per avere una data per l’udienza che magari sarà tra un anno. La grazia, tuttavia, accelererebbe tantissimo i tempi”. Infine, Nessy Guerra spiega che l’ex marito “è degenerato in un delirio mistico di onnipotenza: dice di essere Gesù Cristo e invoca terremoti, maledizioni. È abbastanza preoccupante. Ci ha minacciato di morte parecchie volte. In un ospedale psichiatrico qui in Egitto, dove lo ha fatto internare il padre nel 2023, gli hanno diagnosticato psicosi e abuso di cerotti a base di Fentanyl. E’ palese che un soggetto così non si può minimamente avvicinare a un minore”.

 

 

“La libertà. È l’unica cosa che sogniamo per nostra figlia Nessy e nostra nipote. Senza libertà si è solo schiavi”. Così Fiorella Mazza, madre di Nessy Guerra, racconta in un’intervista al Corriere della Sera il dramma vissuto dalla figlia bloccata in Egitto con la figlioletta di tre anni dopo una condanna per adulterio da parte dell’ex marito. La donna ripercorre i momenti di terrore vissuti mercoledì notte a Hurghada, quando le autorità locali hanno prelevato la giovane e la piccola: “Alle 3 la polizia è piombata in casa, ha prelevato Nessy e la bimba che ha tre anni e mezzo ed è affidata a me. Per questo, abbiamo ottenuto di seguirle in commissariato”, “per fortuna ci hanno messo in un piccolo ufficio. Abbiamo giocato, le abbiamo dato una matita, ha disegnato. Poi si è addormentata. Ma a un certo punto è entrato un graduato e ha urlato per svegliare uomini ammanettati alle panchine. Si è svegliata anche lei. Voleva uscire. Le abbiamo spiegato che bisognava aspettare gli avvocati”. E dell’ex marito della figlia, Tamer Hamouda, dice: “Lui viveva a Genova, noi a Sanremo. Al telefono non conosci una persona. Lo vedevamo poco e ci aveva ammaliati. Sembrava un bravo ragazzo” quando “arrivò una foto di Nessy con volto tumefatto e naso rotto. Ci dissero che era caduta da una scalinata a Genova perché erano spuntati dei cinghiali. Lo disse lui, lo confermò sua madre, lo disse anche mia figlia, reticente. Un anno dopo Nessy ci ha confessato che non era caduta: era stato lui a colpirla. È bravo con le parole e riuscirebbe a convincere chiunque. Poi andarono in Egitto e tutto è precipitato”. Attualmente, la donna detiene l’affidamento della nipotina, una scelta obbligata per proteggere la piccola: “Viviamo insieme. Nessy c’è. Se non avessi accettato l’affidamento mia nipote sarebbe andata alla madre di Tamer. E questo non deve succedere mai”. In merito alle speranze di risoluzione della vicenda, tra ricorsi in Cassazione e richieste di grazia, la madre della ragazza lancia un appello alle istituzioni: “Io penso che una strada per la libertà la troveremo. Però devono muoversi il nostro governo e quello egiziano. Vorrei poter parlare con il presidente Sergio Mattarella: da nonna a nonno”, “la bambina ha quasi quattro anni. Deve andare all’asilo, giocare coi coetanei, conoscere la vita. Non può crescere chiusa in un appartamento, sempre con la paura di scappare”. Infine, la donna commenta le critiche ricevute dalla figlia sui social: “La cattiveria è l’unica cosa che molti danno gratis. Tanti salgono sul pulpito a giudicare. Così danno solo fiato alla bocca. Questa non è una causa privata: è una battaglia per i diritti, perché c’è una bimba, e per la libertà. Poi ci sono i manipolatori” e “quelli che ne fanno una questione di destra o sinistra, di cattolici o islamici o peggio, razziale. Qui non c’entrano politica, fedi o bandiere. Nessy e mia nipote sono persone: hanno bisogno di aiuto e vanno aiutate. Subito”. (3 lug - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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