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direttore Paolo Pagliaro

IL PAPA A LAMPEDUSA
E LA SFIDA DI TRUMP

IL PAPA A LAMPEDUSA <br> E LA SFIDA DI TRUMP

Papa Leone ha colto l’occasione del suo primo importante discorso rivolto al suo Paese d'origine per lodare la storia degli Stati Uniti nell'accoglienza dei migranti, esortando gli americani a essere all'altezza degli ideali sanciti nella Dichiarazione d'Indipendenza. In quella che è apparsa come l'ennesima critica implicita a Donald Trump, il primo leader statunitense della Chiesa cattolica romana ha affermato che la parola "America" è diventata in tutto il mondo "sinonimo di libertà" proprio grazie al modo in cui il Paese ha accolto i migranti.

Durante il discorso trasmesso in diretta dal Vaticano al National Constitutional Center di Philadelphia, in occasione del conferimento della Liberty Medal, Papa Leone ha espresso l'auspicio che gli ideali di "unità, giustizia e pace" dei Padri Fondatori guidino gli Stati Uniti mentre si apprestano a celebrare il loro 250° anniversario: "Questo storico anniversario ci offre l'opportunità di riflettere ancora una volta sui principi fondanti della nazione, nella speranza che l'America rimanga sempre fedele a quel sogno che le è valso il titolo di 'terra dei liberi e patria dei coraggiosi'", ha dichiarato il Papa.

Oggi Prevost ha celebrato ha fatto una breve visita a Lampedusa, principale punto di ingresso in Europa per le persone che affrontano la pericolosa traversata marittima dal Nord Africa in cerca di rifugio.

 

IL PAPA: LA RESPONSABILITA’ DELL’EUROPA “Sono venuto a ringraziarvi, fratelli e sorelle di Lampedusa, per la prossimità che molti fra voi hanno scelto di esercitare. È avvenuto ancora il miracolo della compassione – «vide e ne ebbe compassione»–: una rivoluzione interiore che fa affiorare in noi il “sentire” di Dio e allarga i pensieri, il cuore e la vita. Dico grazie ai volontari, alle associazioni, raccolte nel “Forum Lampedusa Solidale”, alle istituzioni civili, alla Guardia Costiera, ai Sindaci e alle amministrazioni che nel tempo si sono succeduti; grazie ai diaconi, ai preti, alle religiose, ai medici, agli psicologi, agli educatori; grazie alle forze di sicurezza e a tutti coloro che, con o senza il dono della fede, hanno scelto di amare insieme” ha detto il Santo Padre nel corso dell’Omelia. “Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, - ha continuato il Pontefice - si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. Anche per questo aspetto – come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace – l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa”.

Leone è arrivato questa mattina a Lampedusa e ha fatto la sua prima tappa in un cimitero dove si trovano molte tombe senza nome di persone morte durante la traversata del Mediterraneo.

Ha fatto una sosta, poi, alla “Porta d’Europa, monumento commemorativo dedicato ai migranti, prima di benedire una targa sul Molo Favaloro intitolata al suo predecessore, Papa Francesco, il quale denunciò la "globalizzazione dell'indifferenza" durante la sua visita all'isola nel luglio 2013, in occasione del suo primo viaggio apostolico ufficiale.

Come Francesco, anche Leone si è scontrato con Trump sulle politiche migratorie, invocando a novembre una "profonda riflessione" negli Stati Uniti sul trattamento riservato alle persone in stato di detenzione. I rapporti con l'amministrazione Trump sono ulteriormente peggiorati dopo che il Pontefice ha condannato con fermezza la guerra condotta da Stati Uniti e Israele in Iran.

Pochi giorni fa il vicepresidente statunitense JD Vance ha definito "preoccupanti" le posizioni del Vaticano sull'immigrazione mentre il Papa non ha ancora accettato l'invito alla Casa Bianca avanzato da Vance in Vaticano, il giorno successivo alla messa di insediamento del pontefice, nel maggio dello scorso anno.

Gli Stati Uniti non figurano infatti nell'itinerario dei viaggi all'estero di Leone per il 2026, sebbene all'interno dell'amministrazione Trump vi fosse l'aspettativa che egli partecipasse alle celebrazioni del 4 luglio.

TRUMP: IDENTITÀ USA SOTTO ATTACCO. NON SAREMO MAI UN PAESE COMUNISTA

Intanto, negli Stati Unitiu, il Presidente Trump ha dato  il via alle celebrazioni per il 250esimo anniversario del 4 luglio con un discorso patriottico al Monte Rushmore, esaltando la cultura americana e mettendo in guardia contro un grande pericolo per la Nazione: la "minaccia comunista". Con i volti scolpiti nel granito di quattro suoi predecessori a fare da sfondo, venerdì sera Trump ha infatti affermato che l'identità americana è sotto attacco da parte di ideali comunisti, puntando il dito contro quelli che ha definito "radicali" ed "estremisti" che contestano la storia americana. "È in atto una minaccia comunista nella nostra terra, anche da parte di nuovi arrivati nel nostro Paese che abbracciano idee totalmente opposte al nostro stile di vita e al nostro grande successo", ha dichiarato il Presidente. "Si può essere comunisti o patrioti. Non si può essere entrambe le cose". "Non è necessario essere nati qui, ma bisogna amare ciò che abbiamo costruito; bisogna amare il nostro Paese", ha continuato Trump rivolgendosi alla folla nel South Dakota.

"Mentre ci avviamo verso il nostro 250° anno – che sarà un anno incredibile e meraviglioso – non dobbiamo mai dimenticare: non esiste libertà americana senza cultura americana, e non esiste fondazione americana senza il popolo americano", ha affermato Trump.

Descrivendo la cultura americana, Trump ha detto: "Gli americani amano la libertà. Amiamo l'indipendenza e sappiamo di essere gli eredi della terra più bella, della storia più avvincente e dell'eredità più preziosa su cui il sole abbia mai brillato in America. Non abbiamo bisogno del permesso di nessuno per dire ciò che pensiamo, per vivere come vogliamo, per professare il culto che preferiamo o per detenere e portare armi”.(Gil)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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