“Abbiamo un Presidente degli Stati Uniti che ama le provocazioni, specie sui social. Ma guardi, noi, e quando dico noi mi riferisco a una decisione presa insieme a livello di governo, abbiamo deciso di non rispondere più a queste uscite per non alimentare polemiche fra gli alleati” lo afferma, in una intervista a La Stampa, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, commentando l'ultimo post di Donald Trump e precisando che “la solidità delle relazioni transatlantiche va ben al di là di un post o un'espressione colorita” poiché “noi siamo e restiamo amici degli Stati Uniti come partner strategico nostro e dell'Europa. Lo siamo stati con tutti i presidenti Usa. Ci muoviamo in questa direzione, nel nome di ciò che abbiamo di più prezioso: l'unità dell'Occidente”. Rispetto ai valori democratici e al legame con il segretario di Stato Usa, il titolare della Farnesina rileva che “il lavoro della diplomazia europea, e americana, non si discosta in concreto da questi valori. Prova ne è che il dialogo tra me e il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, non si è mai interrotto”, mentre sulla spesa militare in vista del vertice di Ankara dichiara che “ci presentiamo a Ankara con una spesa pari al 2,8% del Pil. Quindi siamo avanti nel raggiungimento degli obiettivi. E non perché lo chiede Trump. Per l'Europa, un'autonoma capacità di difesa è un'esigenza sempre più urgente”. In merito ai prestiti europei, il ministro specifica che “c'è tempo sino a fine dell'anno. Non considero chiusa la partita. E io resto favorevole all'utilizzo, anche parziale, salvaguardando la spesa sanitaria e sociale”, auspicando una difesa comune poiché “sarebbe uno strumento di deterrenza e una mossa necessaria, in termini di ruolo dell'Ue. Non per sostituire la Nato, ma per irrobustirla con un pilastro europeo che abbia la stessa grandezza di quello nordamericano”.
Passando al fronte orientale, Tajani evidenzia che “Putin alza i toni perché è in difficoltà: pensava di vincere la guerra in tre giorni e invece, grazie anche al sostegno europeo, l'Ucraina ha tenuto. A Kiev difendiamo i nostri interessi, i nostri valori e i nostri confini. Solo chi è in malafede può parlare di corsa al riarmo e non di deterrenza”, e sul conflitto in Iran e la situazione in Libano osserva che “i passaggi verso una pace duratura sono ancora molti e non facili” ma che l'Italia “ha offerto il suo contributo, nella prospettiva di una distensione in cui torni la piena libertà di navigazione” avendo già proposto “una nuova missione nel quadro di una decisione multilaterale, delle Nazioni Unite, con il consenso delle autorità libanesi, per contribuire alla stabilizzazione dell'area. Noi e la Francia siamo pronti”. Infine, sulle dinamiche politiche interne ed economiche, Tajani taglia corto spiegando che “io non partecipo all'inseguimento di Vannacci. Noi siamo il centrodestra, siamo Forza Italia: un movimento cristiano, liberale, riformista, garantista, europeista, atlantista” e conclude illustrando gli obiettivi fiscali per cui “stiamo lavorando per far sì che gli oltre 1.700 miliardi di risparmi privati si trasformino in investimenti per grandi progetti pubblici, limitando le spese dello Stato per diminuire le tasse”. (7 LUG - deg)
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