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L’astrofisica Dainotti (NAOJ): Non viviamo in una torre d'avorio, ricerca è passione

  L’astrofisica Dainotti (NAOJ): Non viviamo in una torre d'avorio, ricerca è passione

L'Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone (NAOJ) è uno dei centri di ricerca più prestigiosi al mondo. Con più strutture nel Paese, un osservatorio alle Hawaii e un supercomputer per simulazioni astronomiche tra i più potenti del pianeta, è un ambiente ricco di stimoli. Una meta ambita da chi ama la scienza.  È stato proprio questo contesto a spingere Maria Giovanna Dainotti, cinque anni fa, ad accettare una sfida decisiva. Alla domanda di un professore che le proponeva di fare ricerca al NAOJ, ha risposto con un pizzico di audacia: “Why not? Perché no?”. “Per un ricercatore oggi muoversi, viaggiare e creare network è fondamentale”, spiega a 9colonne Dainotti che oggi al National Astronomical Observatory of Japan è Assistant Professor.

“L’idea del network è alla base della scienza moderna: non possiamo più immaginare lo scienziato solitario, chiuso e curvo sui suoi libri” dice Dainotti che si è imposta qualche anno fa – giovanissima - all’attenzione internazionale per i suoi studi sui lampi di luce gigante, i raggi gamma, che costituiscono i più potenti eventi ad alta energia noti e la cui ricerca approfondita potrebbe consentire di ricostruire la storia dell’espansione dell’universo. E oggi la sua ricerca continua.

Originaria di Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, Dainotti si è laureata in Fisica all’università di Fisciano. Poi si è trasferita a “La Sapienza” di Roma per il dottorato internazionale in Astrofisica Relativista.  Oggi vive a Tokyo e per lavoro torna spesso in Europa, anche in Italia. La valigia è sempre pronta, non si ferma mai: “Più che un lavoro la ricerca è una missione”. Ed è chiaro – sentendola parlare - che a muoverla è una vera e propria passione, che ha da quando era bambina.  “La mia passione mi ha portato in giro per il mondo. Sono partita per l'estero nel 2009. Sono 18 anni che lavoro fuori dall’Italia: prima ho lavorato all'osservatorio Astronomico di Cracovia, poi alla Stanford University per quasi 5 anni, infine in Giappone perché ho ottenuto un'altra borsa di studio. La passione per la cosmologia è nata quando ero ragazzina: a 16 anni leggevo Galileo e ricordo che - ancora prima - la mia professoressa di matematica mi regalò, a 13 anni, il libro ‘Come io vedo il mondo-La teoria della relatività’ di Albert Einstein. Poi la scelta di iscrivermi a Fisica con indirizzo astronomico dopo il Liceo Classico”. Il resto è noto: Dainotti è un'eccellenza italiana, un’astrofisica di fama mondiale.

Il legame con l'Italia e la carriera

Con vent'anni di carriera alle spalle, Dainotti non dimentica mai le sue radici, pur sentendosi una cittadina del mondo. “Il ricercatore oggi non si definisce più solo in base alla propria nazionalità di origine. Fa parte di una comunità scientifica internazionale. È aperto al cambiamento, al confronto, ha voglia di fare rete. Mi sono sentita profondamente apprezzata dalla mia terra, l'Italia, dove ho ricevuto diversi riconoscimenti: sono Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per meriti scientifici dal 2013.  Ho ricevuto il premio Cavesi nel Mondo nel 2018 e tanti altri premi. Di recente ho partecipato alla XX Conferenza dei ricercatori italiani nel mondo, che si è tenuta a Roma: ero davvero emozionata. È stato stimolante ascoltare i colleghi e ho accettato l'invito con enorme piacere. Spero sia solo la prima di molte altre occasioni di incontro”.

Smontare i pregiudizi sulla ricerca

Spesso il lavoro dell’astrofisico viene percepito come astratto, quasi inutile per la vita di tutti i giorni. La professoressa ci tiene però a scardinare questo cliché: “Il lavoro di un medico o di un avvocato viene compreso subito. Noi astrofisici, invece, sembriamo vivere in una torre d'avorio, lontani dalla realtà, dalla società e dalla socialità. Ma non è così. Se riflettiamo sulle tecnologie che oggi cambiano la nostra quotidianità, scopriamo che arrivano proprio dallo spazio. Un esempio su tutti? I raggi X e i macchinari per le radiografie che usiamo negli ospedali derivano direttamente dalle tecnologie sviluppate per la ricerca astronomica”.

 

Donne e STEM: una strada ancora in salita

“L'astronomia è una scienza antichissima e affascinante che, storicamente, è stata dominata dagli uomini. Oggi lo scenario sta cambiando, anche se la strada è ancora lunga” spiega Dainotti. “Ho studiato fisica con indirizzo astronomico all'Università di Salerno - racconta la ricercatrice - All'inizio, su 50 iscritti, solo 10 erano donne. Il secondo anno il numero è sceso a 5. Oggi la presenza femminile nelle aule è aumentata, ma le donne faticano ancora a raggiungere ruoli di prestigio, posizioni apicali o la direzione di grandi centri di ricerca. E questo lo dico con grande rammarico”. Proprio per questo, l'impegno di Dainotti va oltre la pura teoria: “Nella mia carriera sono stata mentore per oltre 140 studenti, sostenendo in modo particolare le donne, le minoranze etniche e i giovani che provengono da contesti di disagio. E qualcosa che mi riempie di orgoglio”.

 

Il futuro e il lavoro "in miniera"

Alla domanda su un possibile rientro in Italia, la risposta rimane aperta: “Sono possibilista, non lo escludo affatto. Se ci fosse l'opportunità di fare ricerca ad alti livelli, sarei pronta a valutare qualsiasi proposta. C'è un aspetto che ci tengo a sottolineare però: dietro ogni borsa di studio conquistata per fare esperienze all’estero c'è un lavoro immenso. Spesso i ricercatori vengono visti dall'esterno come dei 'diamanti' preziosi, ma ci si dimentica che per arrivare a quei diamanti serve un durissimo lavoro in miniera”. E oggi il lavoro “in miniera” di Dainotti continua, con lo sguardo sempre rivolto verso l'universo: “Mi occupo dei lampi di raggi gamma, delle esplosioni più potenti dell'Universo e dell’uso del machine learning per calcolare quanto sono lontane, assicurandomi che i dati siano corretti da effetti di selezione”. (PO BIG ITALY Gil)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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