di Paolo Pagliaro
Mentre il Parlamento discute la nuova legge elettorale, resta ai margini la questione che più di ogni altra mette a rischio la qualità della nostra democrazia e cioè l'astensionismo. Nel dibattito il tema viene evocato da tutti, ma quasi sempre come argomento polemico: la maggioranza lo usa per giustificare il premio di governabilità, le opposizioni per denunciare liste bloccate che allontanano gli elettori, i costituzionalisti per avvertire che, con un'affluenza in caduta, il premio potrebbe consegnare la maggioranza assoluta a una coalizione con un consenso reale attorno al 30%. Ma non c’è traccia di misure concrete per arginare la fuga dalle urne e soprattutto per ridurre il sempre più diffuso astensionismo involontario, che in Italia riguarda più o meno un quarto dei cittadini: molti dei residenti all’estero, il 10% di elettori che il giorno del voto si trovano a più di 250 chilometri dal seggio, i 3 milioni di anziani con gravi difficoltà motorie, e soprattutto i 5 milioni di elettori che lavorano o studiano fuori dalla provincia di residenza.
Nel resto del mondo si cercano e si trovano rimedi. In 19 democrazie confrontabili con l'Italia, quindici prevedono il voto per corrispondenza, nove il voto anticipato presidiato, cioè la possibilità di votare in giorni o luoghi diversi da quelli ordinari. L'Italia no: la nostra Costituzione, rigidissima nel prescrivere libertà e segretezza del voto, è stata interpretata in modo altrettanto rigido, ammettendo il voto postale solo per gli italiani all'estero e solo per le elezioni politiche.
Durante il governo Draghi, su impulso del ministro D'Incà, una commissione presieduta da Franco Bassanini elaborò una serie di proposte: la digitalizzazione della tessera e delle liste elettorali; la concentrazione delle scadenze in due soli appuntamenti annuali e soprattutto il voto anticipato presidiato, con l'apertura di seggi in tutti gli uffici postali, dove i fuori sede potrebbero votare nei venti giorni precedenti le elezioni, fino a tre giorni prima del voto. Nessuna forzatura costituzionale: il voto sarebbe rimasto personale, libero e segreto, semplicemente più accessibile.
Ora un gruppo di studio dell’associazione Astrid sta perfezionando le proposte. Ma sarebbe bene che alla fine se ne occupasse il Parlamento perché prima di decidere come si contano i voti, occorre garantire che tutti possano esprimere il loro.





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