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direttore Paolo Pagliaro

‘’IMMIGRATO CONDANNATO
SUBITO RIMPATRIATO’’

‘’IMMIGRATO CONDANNATO <BR> SUBITO RIMPATRIATO’’

“I principali punti di questa proposta sono quelli relativi al fatto che l'immigrato che viene in Italia, che delinque e che viene condannato ad una pena detentiva superiore ad un anno sconterà la sua pena nel Paese di origine, in buona sostanza. Aggiungiamo a questo troncone quello relativo alla revoca della cittadinanza, ossia estendiamo il novero dei reati che consentono di revocare la cittadinanza nel caso in cui un immigrato delinqua”.  Così Sara Kelany, deputata e responsabile immigrazione Fratelli d’Italia, spiegando in una conferenza stampa alla Camera la proposta di legge presentata dal partito, che prevede disposizioni in materia di rimpatrio per i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea condannati in Italia e modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91 in materia di revoca della cittadinanza. All’articolo 2 della proposta si legge che “il cittadino di uno Stato non appartenente all'Unione europea condannato con sentenza irrevocabile, per delitti non colposi, a pena detentiva superiore a un anno è destinato, ove ricorrano le condizioni previste dal diritto internazionale e dalla presente legge, all'esecuzione della pena nello Stato di cittadinanza” e che “il trasferimento costituisce modalità ordinaria di esecuzione della pena e non richiede il consenso del condannato, salvo quanto previsto dagli obblighi derivanti dal diritto internazionale e dal diritto dell'Unione europea”.  All’articolo 3 si legge invece che “Il ministro della Giustizia richiede allo Stato di cittadinanza del condannato l'esecuzione della pena ai sensi delle convenzioni  internazionali vigenti e degli accordi bilaterali o multilaterali applicabili”. Si tratterebbe comunque di Paesi considerati “sicuri” dall’Unione europea. All’articolo 7 si legge invece che “lo Stato italiano promuove la conclusione di accordi bilaterali che prevedano clausole standard di accettazione automatica dei trasferimenti, al fine di dare attuazione alla presente legge”, mentre l’articolo 8 prevede che “il condannato trasferito ai sensi della presente legge non può fare reingresso nel territorio della Repubblica italiana”. “L’immigrato condannato deve essere subito rimpatriato” afferma Galeazzo Bignami, capogruppo Fdi alla Camera, sottolineando come non sia “ammissibile che gli italiani debbano anche pagare il costo della detenzione di persone che violando leggi si sono messe fuori dal patto di convivenza civile che è fondativo del vivere in Italia”. Non è risposta alla “remigrazione” di Vannacci, assicurano da FdI.  “Speriamo che non votino anche contro questa proposta”, spiega il capogruppo alla Camera, sottolineando che “questo è un altro tassello: dopo il blocco degli sbarchi che sono crollati dell'80%, dopo l'incremento dei rimpatri che sono aumentati del 30%, dopo le certificazioni europee che dicono che l'Italia insieme alla Danimarca è la nazione che esegue più rimpatri forzosi, attuiamo un'altra scelta. I migrati condannati vengono rimpatriati  perché, secondo noi, chi sta in Italia violando le regole non ha titolo di rimanere”. Una proposta per cui Fdi punta su un iter veloce, come afferma anche il capogruppo al Senato Lucio Malan: “Partiamo già dal grande lavoro fatto dal governo Meloni in questi anni, con questa proposta di legge puntiamo a una situazione ottimale portando l’immigrazione nei termini della legalità e togliendola dalle mani della criminalità organizzata”. Secondo Giovanni Donzelli, deputato e responsabile organizzazione FdI, la proposta “oltre a risolvere un tema di giustizia sociale è anche utile per alleggerire il peso sui penitenziari: piuttosto che rimettere in libertà chi ha commesso dei reati è più semplice trovare delle modalità alternative per scontare la pena. Questo sistema, insieme al piano carceri, è uno strumento per alleggerire il peso sui penitenziari italiani”. Francesco Filini, deputato e responsabile organizzazione, rimarca “come i numeri dicano che la strategia messa in campo dal governo sta pagando.  Adesso con questa legge, resa possibile anche dal cambio di paradigma che Giorgia Meloni ha impresso a tutta l’Ue, ribadiamo un principio molto semplice: in Italia non si scherza, chi sbaglia paga e se ne torna a casa sua”. (Roc)         

(© 9Colonne - citare la fonte)
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