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direttore Paolo Pagliaro

DISGELO TRUMP-NATO
MELONI: AVANTI UNITI

DISGELO TRUMP-NATO <br> MELONI: AVANTI UNITI

Il vertice NATO di Ankara si chiude sotto il segno di un'inattesa distensione tra la Casa Bianca e gli alleati europei, nonostante il moltiplicarsi dei fronti di crisi internazionali. Al centro dei colloqui guidati dal presidente statunitense Donald Trump spiccano la svolta strategica sul supporto militare all'Ucraina, un parziale disgelo nei rapporti con l'Alleanza Atlantica e l'altissima tensione diplomatica e militare con l'Iran, in un summit che ha visto anche l'Italia rivendicare con forza il proprio ruolo e il proprio impegno finanziario.

DIFESA AEREA: LA SVOLTA SUI PATRIOT PER KIEV. L'incontro bilaterale tra Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha segnato un potenziale punto di svolta per la difesa di Kiev. Trump ha annunciato l'intenzione di avviare discussioni per concedere all'Ucraina la licenza per produrre autonomamente i sistemi di difesa missilistica Patriot e i missili Tomahawk. “Vi daremo una licenza per realizzarlo. In questo modo, non potrete lamentarvi se non ve la diamo”, ha dichiarato Trump, precisando che le aziende ucraine potrebbero avviare la produzione “abbastanza rapidamente”. Fino ad oggi, soltanto Giappone e Germania disponevano delle licenze nazionali per produrre i Patriot, l'unico sistema in grado di intercettare i missili balistici russi. La concessione arriva in un momento drammatico per Kiev: le autorità ucraine hanno denunciato una “grave carenza” di munizioni aeree che negli ultimi giorni ha impedito di intercettare i vettori balistici russi, causando decine di vittime civili nei bombardamenti sulla capitale. Di fronte alle promesse statunitensi, Zelenskyy ha mantenuto una linea di estrema cautela, limitandosi a ringraziare Washington per il sostegno nel tentativo di gestire i complessi equilibri con la nuova amministrazione USA. Commentando inoltre le recenti incursioni ucraine oltre il confine, il tycoon ha espresso oggi una posizione pragmatica: “È un'escalation, ma è anche un'escalation che può contribuire a porre fine alla situazione”, facendo eco alle dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio sulla crescente capacità di Kiev di colpire in profondità il territorio russo.

IL DISGELO CON LA NATO, L'OMAGGIO A ERDOGAN. I colloqui di oggi hanno registrato anche un netto cambio di rotta nei toni di Trump verso la NATO. Dopo mesi di dure critiche – legate alla storica richiesta di un maggiore impegno finanziario da parte dei membri europei e alla frustrazione per il mancato supporto degli alleati nella crisi con l'Iran – il presidente USA ha espresso forte soddisfazione per l'esito del summit. Abbandonata l'ipotesi ventilata di recente di ridurre di un terzo le truppe statunitensi in Europa, Trump ha dichiarato ad Ankara che i leader hanno avuto un “ottimo faccia a faccia” che “non avrebbe potuto andare meglio”, aggiungendo che “c'era molta unità nella stanza”. Il presidente statunitense ha poi riservato un elogio speciale al leader turco Recep Tayyip Erdogan, definendolo un “amico” e un “uomo forte”.

MELONI. In questo clima di rinnovata coesione si inseriscono le dichiarazioni della presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, che in conferenza stampa ha sottolineato la compattezza del blocco atlantico: “Il messaggio più importante del vertice di Ankara è che la Nato è un’alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi. L’Italia condivide pienamente questi obiettivi e questo approccio e ha portato al vertice la sua idea di sicurezza. Una sicurezza che non riguarda solo gli obiettivi geopolitici ma che tocca la vita quotidiana dei cittadini”. Meloni ha inoltre risposto concretamente al tema delle spese militari, storico punto di frizione con la Casa Bianca, rivendicando lo sforzo di Roma: “L'Italia si è presentata a questo vertice con una percentuale del 2,8% del proprio Pil investita in difesa e sicurezza, con un aumento dello 0,71% rispetto all’anno precedente”. La premier ha però precisato la linea diplomatica italiana sui bilanci: “Vogliamo rispettare gli impegni, ma vogliamo farlo in modo sostenibile: stabilendo noi i tempi, modi, priorità in base al contesto e alle nostre possibilità”. “Il contributo italiano all’Alleanza – ha detto ancora Meloni - va oltre l’esercizio contabile. Quello che mettiamo a disposizione della Nato è molto di più e fa dell’Italia un alleato credibile. Lo dimostrato i quasi 3000 militari italiani impegnati nei principali teatri dell’Alleanza. Siamo la nazione della Nato che offre il maggior numero di uomini e di donne nelle missioni in cui la Nato è impegnata. Non c’è una nazione che mette a disposizione più uomini”. Parlando dell’impegno italiano nella Nato, la premier ha citato anche la crisi di Hormuz: “Siamo disposti a fare la nostra parte – ha detto - pur nelle cornici che abbiamo più volte ribadito e fatti i necessari passaggi parlamentari, al netto delle ultime pessime notizie sull’Iran”. Per quanto riguarda l’Ucraina, “come ho ribadito stamattina in un bilaterale con il presidente Zelensky l’Italia si è concentrata sul fronte della resilienza energetica e della protezione delle infrastrutture critiche, bersaglio prioritario dell’aggressione russa. Con la stessa intensità dobbiamo sostenere gli sforzi per una pace giusta e duratura e per un ruolo che l’Europa deve avere all’interno di quel processo”.

FRONTE IRAN: TRA MINACCE DI RAID E APPELLI ALLA CALMA. Se sul fronte europeo si registrano aperture, la tensione resta invece incandescente sull'asse Washington-Teheran. Trump ha confermato la fine del cessate il fuoco dopo gli attacchi con droni e razzi attribuiti alle forze iraniane contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz. Il presidente americano ha rivendicato i duri raid statunitensi della notte precedente e ha minacciato nuove operazioni militari immediate, valutando la possibilità di altri attacchi già a partire da questa sera: “Molto probabilmente li colpiremo duramente anche stasera. Li avverto un po', potremmo metterli in difficoltà”. Trump ha poi accusato la leadership iraniana di doppiezza nei negoziati, definendo i leader di Teheran “pazzi”. Sul delicato dossier è intervenuto sempre questo pomeriggio il presidente francese Emmanuel Macron, cercando di gettare acqua sul fuoco. Pur condannando fermamente le azioni di Teheran (“Gli attacchi iraniani hanno violato l'accordo, gli iraniani hanno torto”), Macron ha dichiarato ai giornalisti che i colloqui continueranno e ha spinto per il mantenimento dei canali diplomatici, sottolineando che i confronti tra Stati Uniti e Iran devono proseguire “con grande calma, compostezza e pazienza”. (8 LUG – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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