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LIBRI: "‘A CAMORRA SONG’ IO”, SANZONE RACCONTA ALLA CAMERA LA RESISTENZA DI SCAMPIA

Roma, 8 lug – “Oggi alla Camera presentiamo con grande piacere e orgoglio questo libro, un libro corale e collettivo che restituisce, attraverso i racconti e le varie prospettive comprese, la complessità di un territorio. Un libro che racconta la storia e il presente: intrecciando tutti i racconti ne viene fuori un mosaico che è l'unico modo che può raccontare Scampia davvero, al di là degli stereotipi, delle banalizzazioni e delle semplificazioni”. Così Gilda Sportiello, deputata M5S, che ha promosso alla Camera la presentazione del libro "‘A camorra song’ io. Storie di resistenza a Scampia", edito da Baldini+Castoldi e curato da Daniele Sanzone, scrittore e cantante del gruppo ‘A67. Un libro che ha dietro di sé una lunga storia: nel 2005, nel bel mezzo della sanguinosa faida di camorra tra il clan Di Lauro e i cosiddetti scissionisti, usciva l’album d’esordio degli ’A67, “’A camorra song’ io”. La band di Scampia, che prende il nome dalla Legge 167 che aveva edificato il loro quartiere, ribaltava lo sguardo sulle mafie, raccontandone la mentalità che si insinua nei comportamenti, nelle parole e nelle scelte quotidiane di ognuno di noi. Da allora, Sanzone e gli ’A67 non hanno smesso di raccontare, nei romanzi e nelle canzoni, la realtà di Scampia in presa diretta, seguendo le vicende di un quartiere e di una città intera che convivono con la Camorra come ci si accompagna a un fantasma nascosto e presente al tempo stesso, un’ombra da cui sembrava difficile sottrarsi. A vent’anni di distanza dalla guerra di clan, che in pochi mesi aveva lasciato sull’asfalto settanta morti ammazzati sulla più grande piazza di spaccio d’Europa, molte cose sono cambiate. Le “storie di resistenza” raccolte in questo libro – scritte da narratori, artisti, giornalisti, filosofi, sociologi, antropologi, storici, musicologi, poliziotti e magistrati – si interrogano su ciò che è cambiato e su ciò che resiste a Scampia, Napoli e nella criminalità organizzata.

“In queste opere – spiega l’autore - si trova sicuramente la Scampia che resiste da vent'anni a questa parte, e che ha sempre resistito: se oggi Scampia è un quartiere diverso è perché ci sono state persone, associazioni che hanno tenuto accesa la luce della speranza nei momenti più bui del quartiere. Ed è quello che raccontiamo: oggi Scampia sta raccogliendo i frutti di tanto impegno sociale che c'è stato, grazie anche a tutte le associazioni”. Sanzone ricorda poi “l'abbattimento delle Vele, la nascita di nuovi alloggi, l'arrivo dell'università: c'è ancora tanto da fare, ma sicuramente è stato fatto tanto”, afferma lo scrittore e musicista. A curare la prefazione del libro è Giorgio De Finis, direttore del Museo delle periferie che ha sede a Roma, a Tor Bella Monaca: “Di solito si parla di periferie sempre in termini di mancanza, ed è vero - spiega - nella periferia manca il lavoro, manca tutto, manca a volte lo Stato, però è interessante parlare anche di quello che nasce in questi luoghi proprio in ragione di questa mancanza. ‘O nuoti o affoghi’, e poi nelle periferie abbandonate forse c'è la possibilità di sperimentare qualcosa che nel centro delle città globali non è permesso. Sono centri dove ogni metro quadro vale migliaia di euro, dove il turismo di massa la fa padrone, quindi è molto difficile superare queste regole delle città globali in competizione. Nelle periferie qualcosa di nuovo nasce e l'arte spesso è il motore di queste cose nuove e belle che danno una svolta importante a questi luoghi sofferenti”. (Roc)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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