“Mancano le munizioni non i sistemi anti-missile. E non solo in Ucraina. Nessuno dei principali produttori globali, soprattutto dei Patriot di terza generazione, si aspettava che una guerra moderna fosse condotta contro i grandi agglomerati urbani e la popolazione civile”, lo afferma, in una intervista al Manifesto, il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak, analizzando le difficoltà di Kiev di fronte ai recenti e pesanti bombardamenti russi e precisando che “ultimamente arrivano almeno 10 missili balistici in ogni attacco e, per dare un termine di paragone, la produzione massima degli Stati Uniti è di 120 missili all'anno. Il Giappone, che ha la licenza di produrli in proprio, di norma ne produce 50, mentre in Europa quasi non vengono più prodotti. La nostra soluzione è semplice: dateci la possibilità di produrli o di realizzarli in co-produzione con i partner europei”. Sul fronte degli attacchi alle infrastrutture energetiche di Mosca, l'esponente del governo ucraino indica la strategia per asfissiare economicamente il Cremlino, spiegando che l'obiettivo a lungo termine è “privare la Russia delle risorse che le sono necessarie a continuare la guerra. E portare la guerra nel territorio russo. Perché finora la popolazione russa ha considerato questo conflitto come qualcosa di astratto e finché sarà così il Cremlino avrà sempre la possibilità di attingere alle risorse finanziarie, alla forza lavoro, alle reclute necessarie per continuare. Oggi la quasi totalità dei proventi che Mosca guadagna sui mercati esteri, soprattutto nel settore petrolifero e del gas, sono destinati ai programmi militari. Se la si priva del petrolio, si limita la sua capacità di finanziare la produzione militare. D'altra parte, se c'è carenza di carburante - e lo stiamo vedendo - si provoca una certa agitazione sociale. Il costo del conflitto per il Cremlino deve diventare molto più alto dei benefici che ne potrebbe trarre. In altre parole, tutte le raffinerie di petrolio in Russia dovrebbero essere distrutte. È l'unico modo per costringere Putin a sedersi al tavolo negoziale, o almeno a fermare la fase attiva della guerra”. Podolyak respinge i timori sulla disparità numerica sul campo di battaglia, dove in alcuni settori si registrano sei o sette soldati russi per ogni ucraino, puntualizzando che “questa è una guerra tecnologica, una guerra di droni. Non si tratta di chi ha la maggiore riserva di mobilitazione, che in Russia è molto più ampia rispetto a qualsiasi paese europeo, Ucraina compresa. Ma il punto è che la Russia combatte con le metodologie della metà del secolo scorso, puntando sulla quantità di truppe. Invece, grazie ai droni si controlla la linea del fronte, si distruggono i reparti, l'artiglieria e i mezzi corazzati. Ecco perché Putin ha bisogno di una nuova mobilitazione dato che i programmi di reclutamento non danno più arruolamenti sufficienti”. Relativamente alle minacce nucleari di Mosca, il consigliere sottolinea che “stiamo analizzando tutti gli scenari possibili, perché comprendiamo la frustrazione dei vertici russi che dopo 4 anni e mezzo di guerra non hanno ottenuto nessun risultato. Ma riteniamo che non sia una questione che riguarda solo l'Ucraina, perché romperebbe definitivamente tutti gli equilibri globali. Credo che nessuno dei Paesi che oggi detiene armi nucleari sia interessato, per usare un eufemismo, a questo scenario. Questi leader dovrebbero fare pressioni su Putin per fargli capire le conseguenze di questo passo folle”. L'intervistato smentisce poi le voci su imminenti elezioni presidenziali in autunno, dichiarando che “no, oggi non c'è nemmeno l'ombra della preparazione di queste elezioni, perché nulla è cambiato dal punto di vista della sicurezza. Non appena ci sarà una tregua nella fase attiva della guerra e le linee del fronte saranno congelate inizieremo a valutare. Se si potrà organizzare il processo necessario per garantire il diritto delle persone di votare o di essere elette procederemo”. (9 LUG - deg)
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