“L'incendio che imperversa nella foresta di Fontainebleau è di portata eccezionale”. Non ha usato mezzi termini il viceprefetto della zona Yannis Bouzar, quando nella serata di ieri ha fatto il punto sulla gravità del rogo che sta interessando l’area verde a sud di Parigi, effetto tragico di una crisi ambientale che non accenna a placarsi. La constatazione del funzionario ha fotografato una domenica di massima emergenza sul fronte degli incendi boschivi, legata a un'ondata di calore subtropicale senza precedenti che sta flagellando l'intera Europa e che, attraversando l'Oceano Atlantico, ha fatto scattare massimi livelli di allarme anche negli Stati Uniti occidentali, lasciando oltre 58 milioni di persone sotto una stretta e prolungata allerta meteo. Il quadro internazionale delinea uno scenario di profondo stress climatico. La persistenza di temperature eccezionali e ben al di sopra delle medie storiche alimenta roghi incontrollabili a latitudini insolite, costringendo i governi a mobilitare risorse straordinarie, disporre evacuazioni preventive per salvaguardare la popolazione e fare i conti con danni strutturali alle reti elettriche e abitative.
IL FRONTE FRANCESE: FIAMME A FONTAINEBLEAU E NEL MAINE-ET-LOIRE. La situazione più critica sul territorio transalpino si è sviluppata a ridosso della capitale. Per rispondere al rogo della foresta di Fontainebleau, situata a sud della regione parigina, le sale operative delle organizzazioni di soccorso hanno dovuto disporre l'invio di due aerei bombardieri d'acqua, una misura che rappresenta una novità assoluta per la gestione delle emergenze nell'Île-de-France. Circa 400 vigili del fuoco sono rimasti impegnati sul posto nel tentativo di domare le fiamme che, poco prima delle 23 di ieri, continuavano a propagarsi attivamente minacciando il polmone verde alle porte della Ville Lumiere. Parallelamente, nel dipartimento del Maine-et-Loire – posto in allerta rossa per ondata di calore e ad alto rischio di incendi – un altro imponente rogo alimentato dal forte vento ha devastato quasi 300 ettari di vegetazione a nord di Angers, colpendo i territori comunali di Hauts-d'Anjou, Thorigné-d'Anjou e Sceaux-d'Anjou. L'incendio ha distrutto due abitazioni, tre case mobili e tre annessi, provocando inoltre il danneggiamento di una linea elettrica ad altissima tensione. “Ci stiamo occupando principalmente di vegetazione, campi e siepi che sono andati a fuoco” ha spiegato il capo di stato maggiore della prefettura Cyrille Lefeuvre nelle fasi più concitate del pomeriggio.
Nelle operazioni di contenimento sono stati schierati circa 200 vigili del fuoco, 70 veicoli e due aerei antincendio, supportati dall'intervento di ottanta agricoltori locali mobilitatisi a supporto dei soccorsi. Sebbene non si segnalino vittime, le autorità hanno ordinato evacuazioni precauzionali, spingendo il municipio di Thorigné-d'Anjou ad aprire una sala di accoglienza per ospitare circa sessanta residenti rimasti temporaneamente senza alloggio. Poco prima di mezzanotte, la prefettura ha comunicato che l'incendio principale non risultava più attivo, concentrando le ultime operazioni di bonifica sul fianco posteriore destro, nei pressi del bosco di Sinet, per sventare eventuali riaccensioni. Le cause dell'innesco restano al momento sconosciute.
LO SCENARIO ITALIANO: IN ARRIVO IL PICCO DELL'ANTICICLONE AFRICANO. La morsa della calura non risparmia la penisola italiana, che si prepara a vivere i giorni più difficili della terza ondata di calore della stagione estiva. La spinta del “corno” subtropicale nord-africano sta provocando una vistosa anomalia termica sull'intero territorio nazionale, con valori previsti dai centri meteorologici superiori di 6-8°C rispetto alle medie storiche di riferimento. L'allarme è destinato a intensificarsi progressivamente nella prima parte della settimana, per poi toccare il picco massimo tra mercoledì e giovedì, quando gran parte delle regioni centro-meridionali e le due isole maggiori registreranno temperature eccezionali.
I modelli meteorologici indicano che i termometri supereranno diffusamente la soglia dei 40°C nelle aree interne del Centro-Sud, con picchi che in Sardegna e nelle vallate pugliesi e siciliane potrebbero sfiorare o superare i 42-43°C. Anche le grandi città pianeggianti e lontane dalle coste, come Firenze, Roma e Foggia, si apprestano a toccare picchi significativi.
A preoccupare gli esperti non sono soltanto le massime diurne: l'altissimo tasso di umidità e il surriscaldamento dei mari circostanti manterranno elevato lo stress termico anche durante le ore notturne, dando vita a diffuse “notti tropicali” con minime stabili sopra i 24-25°C in Pianura Padana e lungo i litorali. Inoltre, l'innalzamento dello zero termico ben oltre la quota dei 4500 metri sulle Alpi sta già accelerando la fusione massiva dei ghiacciai dell'arco alpino, confermando la portata strutturale di questa anomalia climatica sul bacino del Mediterraneo.
TEMPERATURE ESTREME ANCHE NEGLI USA. Se l'Europa si trova ad affrontare una fase di acuta vulnerabilità climatica, lo scenario speculare si osserva negli Stati Uniti occidentali, dove la persistenza insolita di una cupola di alta pressione ha determinato una crisi termica di vastissime proporzioni. Ormai si contano circa 58 milioni di persone sotto allerta meteo per temperature estreme, una condizione che sta flagellando i territori compresi tra la costa del Pacifico, il gran bacino interno e le Grandi Pianure meridionali. Già nel corso della giornata di domenica, i servizi meteorologici federali avevano diramato avvisi restrittivi obbligatori per milioni di cittadini, sollecitando la popolazione a ridurre al minimo le attività all'aperto e monitorare costantemente i consumi per evitare il collasso delle reti energetiche locali a causa del massiccio ricorso ai sistemi di refrigerazione. La combinazione tra siccità prolungata del suolo, umidità ridotta ai minimi termini e temperature eccezionali sta sollevando forti timori tra i responsabili della gestione delle emergenze di Washington: il pericolo concreto è che la prolungata esposizione del suolo al calore estremo possa trasformare i grandi parchi naturali americani in una polveriera, innescando incendi boschivi analoghi a quelli che stanno devastando il territorio francese. (13 LUG – deg)
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