di Paolo Pagliaro
I sudtirolesi sono, tra i cittadini italiani, forse i più fieri e intransigenti custodi della propria identità. Per questo vengono dipinti come poco accoglienti, cultori del maso chiuso e nemici di ogni contaminazione etnica o culturale. E’ dunque una notizia il fatto che 44 famiglie di immigrati, oggi ospitate in alberghi di Bolzano, troveranno casa in altrettanti Comuni della provincia. Non sarà un'accoglienza assistenziale, ma un passo verso l'autonomia: le famiglie pagheranno un affitto agevolato, parametrato sul canone sociale dell' l'Istituto per l'edilizia sociale, applicato in modo uguale a tutti gli utenti. Il servizio, denominato "Accompagnamento abitativo per famiglie con background migratorio", è stato approvato dalla Giunta provinciale il 15 maggio su proposta dell'assessora alla Coesione sociale Rosmarie Pamer (Svp), ma affonda le radici nell'ottobre 2025, quando il presidente Arno Kompatscher propose ai sindaci che ogni Comune non già coinvolto nei programmi statali accogliesse una famiglia. La proposta fu approvata all'unanimità dall'assemblea dei sindaci.
I destinatari sono nuclei di tre-quattro persone in media, con procedura d'asilo conclusa positivamente e regolare diritto di soggiorno: rifugiati provenienti da Afghanistan, Iraq, Nigeria, Pakistan, Turchia, Eritrea, Colombia, Perù e altri Paesi. A loro si chiede partecipazione attiva ai percorsi d'integrazione, apprendimento della lingua, collaborazione con i servizi sociali e pagamento dell’affitto, che è di 168 euro mensili a persona. L'accompagnamento è affidato alle Comunità comprensoriali, che garantiranno lavoro, scuola e abitazioni. Mentre il dibattito nazionale si attorciglia sempre più spesso attorno alla parola "remigrazione", l'Alto Adige ne pronuncia un'altra, integrazione, quasi dimenticata.
(© 9Colonne - citare la fonte)





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