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direttore Paolo Pagliaro

LEGGE ELETTORALE, OK DELLA CAMERA ALLA RIFORMA DEL VOTO ESTERO

LEGGE ELETTORALE, OK DELLA CAMERA ALLA RIFORMA DEL VOTO ESTERO

È arrivato il 15 luglio l’ok della Camera sull'emendamento della maggioranza alla riforma della legge elettorale che ridisegna la circoscrizione Estero. Il testo, approvato dall'Assemblea, riduce da quattro a due le ripartizioni geografiche per l'elezione della Camera dei deputati - Europa da una parte e Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide dall'altra - e introduce un collegio unico mondiale per l'elezione del Senato. L'emendamento modifica anche il sistema delle preferenze: per la Camera sarà possibile esprimere una sola preferenza nelle ripartizioni cui è assegnato un deputato e due preferenze in quelle con almeno due seggi, mentre per il Senato saranno sempre previste due preferenze. Viene inoltre riorganizzata la distribuzione degli uffici elettorali competenti per lo scrutinio del voto all'estero, con una nuova ripartizione degli Stati tra ufficio centrale e uffici decentrati, e ridefinite le modalità di presentazione delle liste. La maggioranza ha motivato l'intervento con la necessità di adeguare il sistema al taglio del numero dei parlamentari. "La riduzione dei parlamentari ha purtroppo ridotto la rappresentanza e trasformato le ripartizioni da proporzionali a maggioritari uninominali. In questo momento non c'è uguaglianza di rappresentanza", ha spiegato il relatore Angelo Rossi (FdI), sostenendo che la riforma punta a riequilibrare il peso del voto degli italiani residenti all'estero. "Il mondo non è troppo grande per un parlamentare. È troppo grande soltanto per un parlamentare organizzato troppo in piccolo. La nuova legge elettorale non allontana gli elettori dai loro rappresentanti: alza semplicemente il livello di responsabilità richiesto a chi vuole rappresentare gli italiani nel mondo", dichiara Andrea Di Giuseppe, deputato di Fratelli d'Italia eletto nella circoscrizione Estero. "È vero che ogni deputato sarà chiamato a rappresentare un'area geografica molto più ampia rispetto al passato", prosegue Di Giuseppe. "Ma considero questa una scelta giusta e coerente con i tempi. Da imprenditore non ho mai pensato che un mercato fosse troppo grande da seguire: ho costruito una squadra capace di essere presente, ascoltare e intervenire ovunque fosse necessario. La politica dovrebbe fare lo stesso". Secondo Di Giuseppe, la qualità della rappresentanza non dipende dall'estensione geografica del collegio, ma dal metodo di lavoro. "Nessun parlamentare può pensare di rappresentare milioni di italiani all'estero da solo. Occorrono organizzazione, competenze e una struttura che lavori ogni giorno sui problemi delle comunità italiane. Il nostro ufficio è composto da oltre dieci persone che raccolgono segnalazioni, seguono i dossier, dialogano con consolati, ambasciate e ministeri, elaborano proposte normative e accompagnano ogni intervento fino alla soluzione concreta”.Di segno opposto le critiche delle opposizioni, in particolare dei deputati del Partito democratico eletti nella circoscrizione Estero, che hanno accusato il centrodestra di intervenire sulle regole elettorali per ragioni di convenienza politica. "Chissà cosa penserebbe di voi Mirko Tremaglia. Siete i figli illegittimi di Donald Trump, perché dove non riuscite con i voti cambiate i collegi e le circoscrizioni", ha attaccato Toni Ricciardi (Pd), sostenendo che la maggioranza "non può cambiare le regole del gioco perché non ha capacità di radicamento territoriale". Nicola Carè (Pd) ha definito il provvedimento "una manomissione per portare qualche eletto in più tra le fila del centrodestra", criticando in particolare il collegio unico mondiale per il Senato: "Non state accorpando circoscrizioni, state cancellando territori e mutilando un diritto costituzionale". Secondo il deputato dem, gli italiani all'estero "non dimenticheranno e ve la faranno pagare democraticamente". Sulla stessa linea Christian Di Sanzo (Pd), che ha parlato di "errore grave" sia nel metodo sia nel merito: "Oggi si sta compiendo un errore grave, cancellando le attuali ripartizioni, come se si potesse rappresentare tutto il mondo e viaggiare in continuazione senza essere presenti in Parlamento". Per Di Sanzo, "chi ci rimette sono le comunità degli italiani nel mondo". Fabio Porta (Pd) ha invece sostenuto che la riforma "mostra la vera natura di questo provvedimento, fatto in maniera strumentale per dare qualche seggio in più a chi oggi sta al governo", denunciando che la circoscrizione Estero "diventa il globo terracqueo" e paventando anche un aumento del rischio di brogli.


VECCHI (PD): LA DESTRA VUOLE ELIMINARE LA RAPPRESENTANZA, CI OPPORREMO
“Siamo sconcertati ma, purtroppo, non sorpresi da quanto sta emergendo rispetto alle intenzioni delle forze del centrodestra a riguardo della legge elettorale per la circoscrizione estero. Si sta infatti preannunciando l’intenzione di abolire le quattro ripartizioni continentali per eleggere gli otto Deputati e i quattro Senatori che devono rappresentare le comunità italiane nel mondo nel Parlamento italiano”. Così a 9colonne Luciano Vecchi, Responsabile per gli italiani nel Mondo del Partito Democratico. “Si propone inoltre di abolire il voto di preferenza. L’intenzione – sottolinea Vecchi - è evidentemente quella di eliminare ogni possibile rappresentanza territoriale, particolarmente ai danni delle Comunità che vivono nell’America settentrionale e centrale e in Asia, Africa e Oceania e di impedire ai connazionali all’estero di scegliere – come è finora avvenuto – i propri rappresentanti in Parlamento (magari per ‘paracadutare’ qualcuno che non ha trovato posto nelle liste in Italia)”. “Si tratterebbe dell’ennesimo e più grave stravolgimento della partecipazione degli oltre sette milioni di italiane e italiani che vivono, lavorano e studiano nel Mondo”. Secondo Vecchi “per le destre italiane sono una ‘minaccia’ da rimuovere. Per il Partito Democratico sono cittadini titolari di diritti e doveri e una risorsa imprescindibile per il presente e il futuro dell’Italia”. “Ci opporremo in ogni modo al blitz che le destre stanno preannunciando – conclude l’esponente democratico - e chiediamo alle Comunità italiane nel Mondo di fare sentire con forza la propria voce contro il gravissimo tentativo di escluderle dalla vita nazionale”.

BILLI (LEGA): L’OBIETTIVO RESTA QUELLO DI TUTELARE LA RAPPRESENTANZA
“La riforma è attualmente oggetto di confronto parlamentare e sono in corso interlocuzioni e approfondimenti sui diversi aspetti del voto degli italiani all’estero. In questa fase preferisco non entrare nel merito delle singole ipotesi, per non interferire con il lavoro e con le mediazioni in corso. L’obiettivo resta quello di tutelare nel modo più efficace la rappresentanza degli italiani all’estero”. Lo ha detto a 9colonne il deputato eletto all’estero Simone Billi, capogruppo della Lega Salvini Premier in Commissione Esteri e presidente del Comitato sugli Italiani nel Mondo.

PORTA (PD): COLPO FINALE AI DIRITTI DEGLI ITALIANI NEL MONDO
“Si tratta del colpo finale alla rappresentanza degli italiani all'estero; sarebbe meglio dire il colpo finale ai diritti degli italiani all'estero da parte di questo governo. Lo avevo detto all'indomani della famigerata legge sulla cittadinanza che in maniera ingiusta, oltre che discriminatoria, ha tolto il diritto di trasmettere la cittadinanza ai figli e ai nipoti dei nostri connazionali all'estero. Avevo detto che il governo Meloni non si sarebbe fermato qui, che avrebbe puntato al cuore delle nostre conquiste, cioè al diritto di voto degli italiani all'estero”. Così a 9Colonne Fabio Porta, deputato del Pd eletto in Sudamerica. “Lo fanno nella maniera peggiore – prosegue Porta -, non possono ovviamente togliere un diritto costituzionale, un diritto ormai sacramentato dalle leggi, ma anche dalla consolidata tradizione elettorale. Diluendo in un'unica circoscrizione il diritto di voto all'estero, tutto ciò diventa quasi impersonale e soprattutto diventa sempre più difficile e complesso il rapporto eletti ed elettori. Una brutta notizia per gli italiani all'estero, l'ennesimo regalo del governo di centrodestra”.

CARÈ (PD): DESTRA OSTILE VERSO GLI ITALIANI ALL’ESTERO
“Quello presentato dalla maggioranza non è un semplice emendamento e non è una riforma: è un atto deliberato di ostilità verso gli italiani all’estero. Ridurre da quattro a due le ripartizioni per la Camera e trasformare, per il Senato, l’intera Circoscrizione Estero in un unico collegio significa cancellare la reale rappresentanza territoriale delle nostre comunità e ridurre il voto di milioni di cittadini a una finzione democratica”. Lo dichiara Nicola Carè, deputato del Partito democratico eletto nella Circoscrizione Estero. “La rappresentanza all’estero ha senso soltanto se mantiene un legame concreto con i territori, con le comunità e con le loro specifiche necessità. Accorpare Paesi e continenti profondamente diversi significa spezzare definitivamente questo rapporto. Nessun parlamentare potrebbe rappresentare efficacemente territori tanto vasti, lontani ed eterogenei, né mantenere un confronto costante con gli elettori”. “La maggioranza vuole costruire collegi sterminati per svuotare il voto di preferenza e consegnare di fatto la scelta degli eletti alle segreterie dei partiti. Un candidato dovrebbe rivolgersi contemporaneamente a comunità distribuite su interi continenti, senza alcuna possibilità concreta di conoscerne i problemi e rendere conto del proprio mandato. Questa non è rappresentanza: è un vero e proprio esproprio democratico”. “Africa, Asia, Oceania e Antartide verrebbero addirittura inglobate insieme a tutte le Americhe in un’unica gigantesca ripartizione. È evidente il disegno politico: condannare intere aree del mondo a scomparire dal Parlamento italiano e trasformare gli eletti all’estero in parlamentari senza territorio e senza una comunità di riferimento”. “Dopo aver colpito la cittadinanza, indebolito i servizi consolari e ignorato le esigenze dei nostri connazionali, il centrodestra prova ora a privarli anche di una reale voce in Parlamento. È la dimostrazione di un’ostilità politica sistematica verso gli italiani all’estero, considerati utili quando promuovono l’Italia e il Made in Italy, ma sacrificabili quando chiedono diritti, servizi e rappresentanza” continua, per poi concludere: “Ci opporremo in ogni sede e con ogni strumento parlamentare a questo scempio istituzionale. Gli italiani nel mondo non sono cittadini di serie B e non permetteremo alla destra di cancellarne la rappresentanza territoriale con un colpo di penna. Se la maggioranza approverà questo emendamento, si assumerà davanti a milioni di connazionali la responsabilità politica e storica di avere demolito il loro diritto a essere rappresentati”, conclude Carè.

ONORI (AZ): SUL VOTO ALL'ESTERO SERVONO OMOGENEITÀ E CHIAREZZA
"Le nostre priorità sono chiare e sono nero su bianco nella proposta di legge che abbiamo presentato sul voto all'estero. Vogliamo garantire ai connazionali un voto sicuro, accessibile ed efficiente. È da lì che deve partire qualsiasi discussione seria sulla riforma". Lo dichiara la deputata di Azione Federica Onori, segretaria della Commissione Esteri. “Se poi si vogliono rivedere anche le ripartizioni territoriali, che il criterio resti però omogeneo tra Camera e Senato. Immaginare divisioni diverse tra le due Camere significherebbe creare confusione per elettori e candidati, senza alcun beneficio", conclude Onori.

GIACOBBE (PD): VOGLIONO CANCELLARE LA RAPPRESENTANZA IN AUSTRALIA, AFRICA, ASIA, E NORD AMERICA
«La proposta di riforma della legge elettorale della Circoscrizione Estero rappresenta un grave passo indietro per la rappresentanza democratica degli italiani nel mondo. Ridurre le attuali quattro ripartizioni territoriali significa allontanare ancora di più le istituzioni dalle nostre comunità e trasformare la rappresentanza in un semplice esercizio matematico. E, soprattutto, significa cancellare la rappresentanza dell’Australia, dell’Africa, dell’Asia, e del Nord America». È quanto dichiara il Senatore PD Francesco Giacobbe, eletto nella circoscrizione estero Africa-Asia-Oceania-Antardite, commentando gli emendamenti presentati al disegno di legge elettorale, che prevedono, tra le altre modifiche, l'accorpamento delle attuali quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero in due sole macro-aree per la Camera dei Deputati e l'istituzione di un'unica circoscrizione mondiale per l'elezione del Senato. «Trovo singolare – prosegue Giacobbe – che proprio il centrodestra metta oggi in discussione un impianto che fu ideato dall'allora Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia, figura di riferimento del centrodestra italiano. Tremaglia comprese perfettamente che gli italiani residenti all'estero non costituiscono una comunità uniforme. Le problematiche di chi vive in Europa sono profondamente diverse da quelle di chi vive in Oceania, in Asia, in Africa o nelle Americhe. Per questo motivo volle quattro ripartizioni territoriali, pur sapendo che alcune avrebbero avuto un numero inferiore di elettori rispetto ad altre. La scelta fu politica e di principio: garantire una rappresentanza autentica dei territori.» Secondo il Senatore del Partito Democratico, la proposta oggi sul tavolo «risponde esclusivamente ad una logica elettorale. L'obiettivo appare evidente: concentrare il peso elettorale nelle aree numericamente più consistenti, in particolare il Sud America, nel tentativo di consentire al centrodestra e al MAIE di conquistare qualche seggio in più. Ma la rappresentanza parlamentare non può essere piegata ai calcoli elettorali. Deve garantire voce a tutte le comunità italiane nel mondo.» Giacobbe sottolinea inoltre come una circoscrizione così vasta renderebbe impossibile mantenere quel rapporto diretto che ogni parlamentare dovrebbe avere con il territorio che rappresenta. «È impensabile che un solo parlamentare possa seguire efficacemente comunità distribuite tra Europa, Africa, Asia, Oceania e Americhe. Ogni Paese presenta esigenze differenti, sistemi consolari diversi, problematiche economiche e sociali specifiche. Una rappresentanza efficace nasce dalla conoscenza diretta delle comunità e dalla presenza costante sul territorio, non da collegi sterminati che finiscono inevitabilmente per allontanare eletti ed elettori.» Il Senatore richiama anche un principio già applicato nel sistema elettorale italiano. «Per le elezioni europee l'Italia è suddivisa in cinque circoscrizioni territoriali proprio per garantire una rappresentanza equilibrata. Nessuno ha mai immaginato di trasformare l'intero Paese in un unico collegio elettorale. Non si comprende quindi perché si voglia fare esattamente questo con gli italiani nel mondo.»

LA MARCA (PD): LA MAGGIORANZA SVUOTA LA RAPPRESENTANZA
“Con l’emendamento alla riforma della legge elettorale che prevede la riduzione delle ripartizioni della Circoscrizione Estero – due per la Camera dei deputati e una ripartizione “mondo” per il Senato – la maggioranza prosegue il suo pericoloso disegno politico finalizzato a indebolire progressivamente la rappresentanza degli italiani all’estero”. È quanto si legge in una nota della senatrice del Pd eletta all’estero Francesca La Marca, che afferma: «Una riforma grave e irresponsabile, finalizzata unicamente a stravolgere gli equilibri della Circoscrizione Estero e consentire alla destra di conquistare quei seggi che non riesce a ottenere attraverso il consenso degli italiani nel mondo. Un vero e proprio atto di forza che sacrifica la rappresentanza delle nostre comunità, svuotandone il significato attraverso l’accorpamento di territori vastissimi e profondamente diversi per storia, identità ed esigenze». “Dopo la grave riforma della cittadinanza, che ha ristretto in modo ingiusto e discriminatorio la possibilità per migliaia di discendenti italiani di acquisire la cittadinanza italiana, e, addirittura, di trasmetterla da genitori a figli, la maggioranza torna a intervenire a danno degli italiani all’estero, questa volta colpendo il loro diritto ad essere rappresentati”, prosegue la nota. «Questo intervento rappresenta un nuovo attacco al sistema di diritti e tutele degli italiani nel mondo – dichiara La Marca –. La rappresentanza dei nostri cittadini all’estero esiste solo se si mantiene un rapporto concreto e diretto con le comunità, con i territori e con le loro specifiche esigenze. Come si può pensare che un solo rappresentante possa conoscere e rappresentare efficacemente aree tra loro così diverse, se non tutto il mondo degli italiani fuori dall'Italia?». Preannunciando “una dura opposizione contro questa riforma”, La Marca ha infine ricordato che “la rappresentanza degli italiani all’estero non è un privilegio, ma una conquista democratica ottenuta dopo anni di battaglie e di impegno politico”. «Con questo intervento la maggioranza tenta di recidere ulteriormente il legame tra lo Stato italiano e milioni di suoi connazionali nel mondo, aumentando quella distanza che già oggi tanti cittadini percepiscono nei confronti delle istituzioni. Il Partito Democratico, alla Camera come al Senato, si opporrà con determinazione a questa riforma incostituzionale che penalizza quasi 7 milioni di italiani nel mondo, mortificando il loro diritto a una rappresentanza autentica, giusta ed efficace», conclude La Marca.

ROMAGNOLI (AP): ALL'ESTERO PRONTI A VINCERE CON QUALSIASI REGOLA
"Quanto accaduto alla Camera sull'emendamento di Fratelli d'Italia per la reintroduzione delle preferenze rappresenta un fatto politico che non può essere sottovalutato. La bocciatura dell'emendamento è arrivata anche grazie alla matematica complicità di alcuni parlamentari della stessa maggioranza. Un dato che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni non potrà ignorare, perché da oggi si apre inevitabilmente una questione politica all'interno della coalizione". Lo dichiara Massimo Romagnoli, responsabile del Dipartimento Italiani nel Mondo di Alternativa Popolare. "È singolare che mentre in Italia venga respinta la possibilità di restituire agli elettori il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti, nella circoscrizione Estero, con ogni probabilità, il sistema delle preferenze continuerà a essere utilizzato. Una contraddizione evidente che merita una riflessione seria". "Resta poi aperto il tema della riforma della circoscrizione Estero. Ridurre drasticamente la rappresentanza, passando dalle attuali quattro ripartizioni a una sola per il Senato e due per la Camera, significa impoverire il senso stesso della rappresentanza degli italiani nel mondo, realtà profondamente diverse tra loro per storia, esigenze e caratteristiche. È un'impostazione che rischia di allontanare ulteriormente milioni di connazionali dalle istituzioni italiane. Come Alternativa Popolare, però, non ci facciamo condizionare dalle regole del gioco. Siamo pronti a fare la nostra parte qualunque sarà il sistema elettorale definitivo. La nostra forza è il radicamento sui territori, costruito con il lavoro quotidiano e con la credibilità delle persone. Il nostro network internazionale continua a crescere. Dall'Europa all'Australia, dal Nord al Sud America, sempre più italiani residenti all'estero si stanno avvicinando al progetto di Alternativa Popolare, condividendone valori, visione e obiettivi. Le regole possono cambiare. Le circoscrizioni possono essere ridisegnate. Ma una cosa non cambierà: quando un progetto politico cresce tra la gente, nessuna legge elettorale può fermarlo. Noi continueremo a rappresentare gli italiani nel mondo con la stessa determinazione, ovunque siano", conclude Romagnoli.




MANGIONE (CGIE): RAPPRESENTANZA IN PERICOLO, COSÌ PERDIAMO UN ENORME CONTRIBUTO
Un “attentato alla rappresentanza” italiana all’estero che rischia di diventare “un grave errore non più sanabile”. Secondo Silvana Mangione, Vicesegretario Generale del Consiglio generale degli Italiani all’estero per i Paesi Anglofoni extraeuropei, la proposta di riforma della legge elettorale della Circoscrizione Estero è un “insulto alla Costituzione italiana” che priverebbe il nostro Paese “dell’enorme contributo dell'Italia fuori d'Italia”. L’articolo 3 della Costituzione “stabilisce la piena uguaglianza di tutti i cittadini italiani, ovunque essi siano, perché non ci discrimina in alcun modo in base alla realtà geografica in cui risediamo. Ma il calcolo fatto a tavolino per riguadagnare alla destra un paio di eletti - eliminando di fatto dal diritto alla rappresentanza gli italiani residenti nei quattro Paesi di mia competenza Australia, Canada, Stati Uniti e Sudafrica - verrebbe concretato dalla creazione dei due maxi-collegi alla Camera e uno solo al Senato”, afferma Mangione a 9Colonne. Secondo la Vicesegretaria Generale del CGIE per i Paesi Anglofoni extraeuropei, “la maggioranza attuale non vuole ricordare, o forse non sa, che il percorso per arrivare all'attuale legge che regola il voto degli italiani all'estero è iniziato addirittura nel 1988, con una legge a prima firma Tremaglia per istituire l'AIRE - l'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero, che erano stati stralciati dagli elenchi elettorali per non aver votato per più volte di seguito, dal momento che per votare bisognava recarsi in Italia. Ci vollero poi 8 anni (dal 1993 al 2001), per ottenere le modifiche alla Costituzione italiana che hanno consentito agli italiani all'estero di votare in loco a partire dalle elezioni del 2006 ed eleggere i propri diretti rappresentanti. Esisteva già il CGIE – ricorda Mangione -. Lavorammo tutti insieme, in particolare con Piero Fassino, Giovanni Bianchi e Mirko Tremaglia, con l'aiuto del costituzionalista Leopoldo Elia per arrivare anche alla legislazione ordinaria, che creava le quattro ripartizioni geografiche e garantiva almeno un senatore e un deputato a ognuna di esse”. Ora, con quella che la vicesegretaria generale del CGIE definisce una proposta “inaccettabile, insultante e poco illuminata”, “si eliminerebbero di fatto i rappresentanti di 4 Paesi che, in modo diverso, sono parte del G7, del G20, del Commonwealth Britannico e del BRICS, nazioni il cui peso geopolitico ed economico è fondamentale nel difficile momento storico che stiamo vivendo. È davvero pronta l'Italia a correre questo pericolo? È davvero cosciente del rischio di perdere l'apporto del soft power culturale ed economico della presenza a pieno titolo dei cittadini italiani residenti nel nostro estero anglofono extraeuropeo? Mi auguro di no, perché si tratterebbe di una grave errore non più sanabile”. L’accusa, anche alla luce della modifica della legge sulla cittadinanza, è quella di tagliare i ponti con gli oltre sette milioni di italiani che vivono fuori i confini nazionali. Prosegue Mangione: “Non esiste alcuna possibilità che il voto espresso dagli iscritti all'AIRE non residenti in Sud America possa consentire l'elezione nemmeno di un deputato. Non comprendo come la cecità politica nel considerare così importante e urgente un minimo aumento del numero di propri deputati e senatori, in particolare ai fini dell'elezione del prossimo Presidente della Repubblica, possa convincere l'attuale area di Governo a perdere, molto rapidamente e per sempre (dati anche gli effetti dell'attuale legge sulla cittadinanza dei nati all'estero), l'enorme contributo dell'Italia fuori d'Italia”. Una proposta, quindi, considerata “non sanabile”, che Mangione rispedisce al mittente con l’invito ad “adottare i suggerimenti del CGIE per la messa in sicurezza del voto”.

VACCARO (CGIE): MESSO IN DISCUSSIONE UN PRINCIPIO DELLA DEMOCRAZIA
“Questo governo continua a dimostrare un atteggiamento ostile nei confronti degli italiani all’estero. Dopo il contestato decreto sulla cittadinanza, la riforma della legge elettorale rappresenta un nuovo attacco alla rappresentanza democratica di milioni di connazionali, alimentando il sospetto che l’obiettivo sia rendere sempre più difficile l’esercizio del diritto di voto”. Lo afferma a 9colonne Carmelo Vaccaro, Consigliere del Consiglio generale degli Italiani all’estero, eletto in Svizzera, commentando gli emendamenti a firma dei deputati di maggioranza Augusta Montaruli (FdI), Simona Bordonali (Lega), Paolo Emilio Russo (FI) e Franco Tirelli (Nm-Maie) che intervengono sulla riforma della legge elettorale, toccando il voto degli italiani all'estero e il peso sul premio di governabilità. “La destra italiana, storicamente, non ha mai considerato le comunità italiane nel mondo una priorità politica. Eppure, gli italiani all’estero non hanno mai smesso di contribuire alla crescita del Paese, mantenendo vivi legami economici, culturali e familiari con l’Italia. Basti pensare alle rimesse che per decenni hanno sostenuto l'economia nazionale, al turismo di ritorno, al ruolo determinante nella promozione del Made in Italy e nell'apertura di nuovi mercati per le nostre esportazioni, oltre all'impegno costante nel diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo – prosegue Vaccaro -. La cittadinanza non si ferma alla frontiera e i diritti non possono dipendere dal luogo di residenza. Mettere in discussione il voto degli italiani all’estero significa mettere in discussione un principio fondamentale della democrazia: ogni cittadino ha il diritto di partecipare alle scelte del proprio Paese”. “Chi parla solo di costi, brogli o opportunità politica ignora il valore costituzionale della rappresentanza e rischia di creare cittadini alfa e cittadini zeta. Saremo sempre più numerosi dalla parte degli italiani all’estero. Difenderemo il loro diritto a essere rappresentati e a partecipare alla vita democratica del Paese, perché la cittadinanza non si perde con un biglietto di sola andata e la democrazia non può fermarsi alla frontiera”, conclude Vaccaro.


PICCIANI (CGIE): RIFORMA SBAGLIATA, NON TIENE CONTO DELLE DIFFERENZE TRA COMUNITA’
“Ritengo la proposta di revisione della legge elettorale estero profondamente sbagliata”. Lo ha detto a 9colonne Massimiliano Picciani, Consigliere del Consiglio generale degli Italiani all'estero, eletto in Europa. “La rappresentanza parlamentare degli Italiani all'estero infatti – sottolinea Picciani - nasce nel 2001 come ‘diritto di tribuna’ delle comunità (al plurale) italiane all'estero presso il Parlamento nazionale, da cui il carattere proporzionale con preferenze della legge, e la presenza di più ripartizioni, che non ricalcano solo semplici aree geografiche, ma anche comunità profondamente diverse da loro, per storia, composizione, dinamiche, e grado di integrazione nel Paese di insediamento”. Secondo il consigliere del Cgie “andare ora verso una ripartizione unica al Senato, e una sola ripartizione extra-Europa alla Camera, significa non tenere in conto le grandissime differenze che ci sono oggi tra i connazionali residenti a Dubai o Buenos Aires, a Parigi e Boston, a Sydney e Berlino. Sono infatti proprio queste differenze geografiche che fanno la ricchezza dell'italianità all'estero e che necessitano di essere espresse in Parlamento - in un'ottica appunto di ‘diritto di tribuna’ - con una diversità rispettosa delle specificità locali”. “Osservo peraltro che, con questa nuova proposta di legge, mantenere le preferenze in uno schema di ripartizione unica significa che le comunità storicamente più organizzate politicamente potranno esprimere loro rappresentanti, mentre tutti i voti delle comunità di insediamento più recente, e quindi più ‘frammentarie’ per struttura, rischiano di diventare di fatto invisibili, recando un ulteriore danno alla rappresentanza delle comunità all'estero, già fragilizzata dal taglio dei parlamentari avvenuto con la scorsa tornata elettorale. Sollecito quindi il legislatore a mantenere la legge 259/2001 così com'è oggi”, conclude Picciani.

REMIGI (CGIE): RAPPRESENTANZA INDEBOLITA, GLI EMIGRATI SONO UNA RISORSA
“Guardo con grande preoccupazione a questo emendamento perché penalizza la rappresentanza politica degli italiani all’estero. L’accorpamento delle quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero in sole due macroaree alla Camera mette insieme realtà profondamente diverse per storia, dimensioni e bisogni, rendendo inevitabilmente più difficile una rappresentanza realmente vicina alle comunità. Il rischio è quello di allontanare gli eletti dai territori che sono chiamati a rappresentare”. Così a 9Colonne Elena Remigi, Consigliera del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, eletta nel Regno Unito. “Dopo i recenti interventi, a partire dalle modifiche alla normativa sulla cittadinanza, che hanno fortemente inciso sui diritti degli italiani all’estero, questa proposta dà l’impressione di considerare ancora una volta le nostre comunità come una realtà marginale, anziché una risorsa per il Paese – sottolinea Remigi -. Per questo ritengo che qualsiasi riforma debba andare nella direzione opposta: rafforzare la rappresentanza degli italiani nel mondo, non indebolirla. Su un tema così delicato sarebbe inoltre fondamentale un confronto preventivo con il CGIE e con gli organismi di rappresentanza delle comunità italiane all’estero, nel pieno rispetto del loro ruolo istituzionale e delle prerogative che la legge attribuisce loro”.

TADDONE (CGIE): INDEBOLITO IL LEGAME TERRITORIALE, VINCONO LE LOGICHE DI PARTITO
“La riforma del voto all'estero promossa dal Governo Meloni ha il chiaro obiettivo di snaturare il voto degli italiani residenti all'estero e di indebolire il legame territoriale dei parlamentari con le comunità che rappresentano nel mondo. A guadagnarci sono le logiche di partito, a perderci è la vera rappresentanza”. Lo ha detto a 9colonne Daniel Taddone, Consigliere del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, eletto in Brasile. “Il metodo di voto, tuttavia, rimane invariato. Pertanto, la proposta non apporta alcun miglioramento né introduce cambiamenti positivi per gli elettori all'estero. Arriveremo alla fine dei cinque anni di questa legislatura senza aver visto nemmeno una misura positiva per gli italiani all'estero”, conclude Taddone.

GAZZOLA (CGIE): MAIE VUOLE MANTENERE LE RIPARTIZIONI, EMENDAMENTO NON FIRMATO DA TIRELLI
“Come esponenti del MAIE (Movimento Associativo Italiani all'Estero), riteniamo di vitale importanza mantenere le quattro ripartizioni attuali e, naturalmente, salvaguardare il sistema delle preferenze, che garantisce un legame diretto tra eletto ed elettore”. Lo afferma a 9colonne Mariano Gazzola, Consigliere del Consiglio generale degli italiani all’estero, commentando gli emendamenti che intervengono sulla riforma della legge elettorale, toccando il voto degli italiani all'estero e il peso sul premio di governabilità. Gazzola precisa quindi che l'emendamento a firma dei deputati Montaruli, Bordonali e Russo non è stato firmato anche da Franco Tirelli (MAIE), come risultava dal testo dell’emendamento che circolava ieri prima della chiusura dei termini, bensì dal collega Francesco Saverio Romano di Noi Moderati, con cui il Maie forma lo stesso gruppo alla Camera. Tirelli risulta invece ancora firmatario dell'altro emendamento che stabilisce che alla lista o coalizione assegnataria del premio di governabilità non possano essere attribuiti complessivamente più di 220 seggi alla Camera (e 113 al Senato), “esclusi quelli conseguiti nella circoscrizione Estero”. “È innegabile – prosegue Gazzola - che, a partire dalla riforma costituzionale che ha ridotto il numero dei parlamentari, si sia creata una distorsione macroscopica della rappresentanza politica all'interno della stessa Circoscrizione Estero. Così per esempio 3,5 milioni di italiani residenti in Europa o gli oltre 2,1 milioni in Sudamerica sono rappresentati da un solo senatore, esattamente uguale ai quasi 600 mila residenti in Nord e Centro America o ai poco più di 300 mila in Africa, Asia, Oceania e Antartide”. Secondo il Consigliere del Cgie “la correzione di questa stortura non passa attraverso l'unificazione e la riduzione delle ripartizioni, ma attraverso un impegno serio volto ad aumentare il numero di deputati e senatori per la Circoscrizione Estero. Su questo obiettivo, il CGIE dovrebbe promuovere un confronto approfondito per definire una strategia comune ed efficace, certo si tratta di una battaglia lunga, complessa e difficile, ma è l'unica strada costruttiva percorribile”. “Purtroppo, invece di approfittare questa discussione per evidenziare il vero problema (l'esiguo numero di parlamentari attribuiti alla Circoscrizione Estero) assistiamo oggi a dinamiche in cui diversi colleghi preferiscono la tribuna elettorale, scegliendo di unirsi agli attacchi di parte, parlando di una ‘messa in discussione di un principio di democrazia’, ‘rappresentanza in pericolo’ o addirittura una ‘eliminazione della rappresentanza’ che non c'è”, conclude Gazzola.


SORCE (CGIE): ELETTI ALL'ESTERO RISCHIANO DI DIVENTARE DI "SERIE B"
“I due emendamenti di maggioranza alla riforma elettorale (il cosiddetto 'Melonellum') colpiscono al cuore la rappresentanza degli italiani all’estero. L’esclusione dei parlamentari eletti oltreconfine dal premio di governabilità è un vulnus democratico inaccettabile: sterilizza il peso politico del nostro voto e lancia il messaggio pericoloso che esistano cittadini di serie B, ininfluenti sulla stabilità dei governi”. Lo afferma a 9colonne Barbara Sorce, consigliera del Consiglio generale degli italiani all’estero, eletta in Europa. “Inoltre, accorpare le ripartizioni esterne alla Camera riducendole a due – Europa da una parte e il resto del mondo dall’altra – significa diluire i territori e rendere impossibile un ascolto reale di comunità tra loro distantissime – prosegue Sorce -. Come consigliera CGIE eletta in Svizzera, esprimo forte preoccupazione: oltre sei milioni di connazionali nel mondo sono una risorsa per l'Italia, non un’anomalia contabile da arginare. Il Parlamento deve fermarsi e rispettare la dignità e il valore costituzionale del voto estero”.

SPADAFORA (CGIE): DURO COLPO ALLA RAPPRESENTANZA
“La proposta di riforma della legge elettorale all'esame del Parlamento, attraverso gli emendamenti della maggioranza, sferra un colpo durissimo alla rappresentanza degli italiani nel mondo. Ridurre da quattro a sole due le ripartizioni della Camera — accorpando territori immensi come le Americhe, l'Africa, l'Asia e l'Oceania in un unico super-collegio — allontana drammaticamente gli eletti dai territori. Se a questo si aggiunge la scelta di escludere i seggi della circoscrizione Estero dal calcolo del premio di governabilità, il messaggio politico è chiaro: i nostri eletti non pesano sulla nascita delle maggioranze e il voto estero viene declassato a voto di serie B”. Lo ha detto a 9colonne Monica Spadafora, consigliera del Consiglio generale degli italiani all’estero, eletta in Europa. “Tuttavia, questa distanza delle istituzioni romane non può essere un alibi per noi: dobbiamo avere l'onestà intellettuale di riconoscere che anche all'interno degli organismi di rappresentanza, a partire dal CGIE, scontiamo un profondo deficit di iniziativa e autoriforma – prosegue Spadafora -. Non si può ignorare che in un intero mandato quinquennale poco o nulla sia stato fatto per ampliare la partecipazione democratica o per favorire l'ingresso di una società civile non politicizzata e non allineata. Continuare a normalizzare un’affluenza alle urne che si attesta intorno all'appena 1% per i Comites è il segnale di un sistema che si sta avvitando su se stesso. Se non abbiamo saputo centralizzare e sostenere con vigore e tempismo una riforma strutturale capace di stimolare la partecipazione dal basso, la responsabilità è anche nostra”. “Come consigliere eletta al di fuori delle dinamiche tradizionali di partito, grazie a una lista civica nata esclusivamente per dare voce al territorio, e che ha potuto presentarsi grazie alle deroghe covid sulle modalità di sottoscrizione delle liste, sperimento quotidianamente quanto sia difficile far respirare un reale pluralismo quando si preferisce preservare gli equilibri consolidati piuttosto che aprirsi al cambiamento – afferma ancora Spadafora -. Il rischio concreto è che, tra leggi elettorali penalizzanti a livello nazionale e la mancanza di riforme coraggiose al nostro interno, si finisca per cristallizzare l'esistente, tagliando fuori le nuove energie civiche. È paradossale notare come, proprio tra coloro che si professano riformisti a parole, prevalga poi nei fatti un immobilismo che finisce per tutelare solo lo status quo”.

COM.IT.ES. SYDNEY: A RISCHIO LA RAPPRESENTANZA DEGLI ITALIANI IN AUSTRALIA
Il Presidente del Com.It.Es. di Sydney (Australia), Luigi Di Martino, esprime forte preoccupazione in merito all’emendamento alla riforma elettorale presentato dalla maggioranza che prevede la riduzione delle attuali ripartizioni della Circoscrizione Estero e l’istituzione, per il Senato, di un unico collegio comprendente l’intera comunità italiana residente nel mondo. “La rappresentanza politica richiede conoscenza dei territori, presenza nelle comunità e un rapporto costante con cittadini, associazioni e istituzioni locali”, dichiara Di Martino. “Nel caso dell’Australia, l’eliminazione di una rappresentanza territorialmente riconoscibile rischia di tradursi, nei fatti, nella perdita di una voce diretta in Parlamento”, prosegue Di Martino. “Le enormi distanze geografiche e la diversa consistenza numerica delle comunità renderebbero particolarmente complessa l’elezione di rappresentanti che conoscano direttamente le realtà locali e mantengano con esse un rapporto continuativo”. Il Presidente Di Martino sottolinea inoltre la necessità di assicurare coerenza tra il riconoscimento istituzionale del valore delle comunità italiane nel mondo e le scelte legislative che ne disciplinano la rappresentanza. “Negli anni le istituzioni italiane hanno più volte ribadito il ruolo fondamentale degli italiani all’estero, il loro contributo alla promozione dell’Italia e il valore dei legami che mantengono con il Paese. Risulta tuttavia difficile conciliare questo riconoscimento con una riforma che rischia di indebolire concretamente la loro capacità di essere rappresentati e ascoltati. La rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero deve assicurare prossimità, riconoscibilità e responsabilità degli eletti nei confronti delle comunità rappresentate”. Il Presidente del Com.It.Es. di Sydney – si legge in una nota - auspica pertanto che il Parlamento valuti soluzioni che non compromettano il legame diretto tra gli eletti all’estero e le comunità territoriali che essi sono chiamati a rappresentare.


STABILE (CGIE): NON SOLO IL TEMA DELLE RIPARTIZIONI, SERVE UNA RIFLESSIONE PIÙ AMPIA
“L'approvazione da parte della Camera dei deputati della riforma della legge elettorale per la Circoscrizione Estero ha acceso un dibattito intenso, nel quale il tema maggiormente discusso è senza dubbio quello della riduzione delle ripartizioni territoriali. Si tratta di un confronto legittimo e importante. Proprio per questo, tuttavia, ritengo che debba essere affrontato distinguendo con chiarezza i diversi piani della questione, affinché il giudizio sulla riforma sia fondato sui dati oggettivi e non sulla sovrapposizione di profili tra loro differenti”. Lo ha detto a 9colonne Giuseppe Stabile, Consigliere del Consiglio generale degli Italiani all’estero. Stabile, sottolineando che non intende “esprimere una valutazione politica complessiva sul provvedimento”, vuole offrire “una lettura tecnico-giuridica che possa contribuire a comprendere l'effettiva incidenza della modifica approvata e quali siano, invece, le cause strutturali che già da tempo condizionano la rappresentanza parlamentare degli italiani residenti all'estero. La riduzione della rappresentatività territoriale non nasce con l'attuale proposta di legge, trova la propria origine nella revisione costituzionale che ha ridotto il numero complessivo dei parlamentari e, conseguentemente, anche quello degli eletti della Circoscrizione Estero. È stata quella scelta a comprimere il rapporto tra eletti, territori ed elettori, rendendo inevitabilmente più ampia l'area rappresentata da ciascun parlamentare”. La riforma del voto all’estero, riflette Stabile, “modifica le modalità di ripartizione dei seggi, ma non il loro numero. Si tratta di due questioni concettualmente distinte. La geografia delle circoscrizioni può incidere sull'organizzazione della competizione elettorale e sulla distribuzione territoriale della rappresentanza, ma il dato strutturale continua a essere quello determinato dalla riduzione dei seggi, rimasta invariata. Vi è, tuttavia, un ulteriore profilo che, a mio avviso, avrebbe meritato un'attenzione ben maggiore nel corso dell'esame parlamentare. Il dibattito, infatti, si è concentrato prevalentemente sulla ridefinizione delle ripartizioni territoriali, mentre è rimasto più in ombra il tema della sicurezza, della regolarità e dell'affidabilità del voto degli italiani all'estero. Eppure, la qualità della rappresentanza democratica non dipende soltanto da come vengono distribuiti i seggi o delimitate le circoscrizioni, ma anche dalla certezza che ogni voto sia espresso in condizioni di effettiva libertà, segretezza e autenticità. Rafforzare la fiducia dei cittadini nell'integrità delle procedure elettorali costituisce un obiettivo che dovrebbe accompagnare qualsiasi riforma del sistema di voto all'estero”. Secondo il Consigliere del CGIE “il dibattito pubblico sembra talvolta sovrapporre due concetti diversi: la rappresentanza territoriale e quella demografica. Se l'obiettivo fosse esclusivamente quello di assicurare una rappresentanza proporzionata alla consistenza dell'elettorato italiano residente all'estero, la questione centrale dovrebbe riguardare innanzitutto il rapporto tra il numero dei seggi disponibili e una platea elettorale AIRE in costante crescita, soprattutto dopo la riduzione del numero dei parlamentari. La configurazione delle ripartizioni costituisce certamente un elemento rilevante del sistema, ma interviene su un piano diverso rispetto alla consistenza numerica della rappresentanza parlamentare”. Secondo Stabile “è altrettanto opportuno ricordare che la revisione costituzionale che ha portato al taglio del numero dei parlamentari fu approvata con un ampio consenso parlamentare trasversale e successivamente confermata dal referendum costituzionale del 2020. In quella fase, il tema della rappresentatività della Circoscrizione Estero non occupò il centro del confronto pubblico con l'intensità che caratterizza il dibattito odierno, nonostante fosse proprio quella riforma a incidere direttamente sul rapporto tra eletti ed elettori. Vi è poi un ulteriore elemento di carattere tecnico. Anche il sistema vigente presenta significative differenze nel rapporto tra rappresentanti ed elettori delle diverse ripartizioni, dovute alla diversa consistenza demografica delle comunità italiane residenti nei vari continenti. Ciò dimostra che il principio di rappresentanza non è mai stato costruito esclusivamente sulla perfetta coincidenza tra territorio e popolazione e che la delimitazione delle circoscrizioni costituisce soltanto uno dei fattori che concorrono all'equilibrio complessivo del sistema. Sotto il profilo costituzionale, inoltre, non sembra potersi affermare che la Carta garantisca la permanenza di un determinato numero di ripartizioni territoriali. Gli articoli 56 e 57 della Costituzione assicurano la rappresentanza parlamentare della Circoscrizione Estero, demandando al legislatore ordinario la disciplina delle modalità di ripartizione dei seggi. Ne consegue che la scelta di articolare la circoscrizione in quattro, due o un diverso numero di ripartizioni rientra nell'ambito della discrezionalità legislativa, purché sia rispettato il principio di ragionevolezza e non venga compromessa l'effettività del diritto di voto”. “Se l'obiettivo è rafforzare il legame tra eletti e territori, la riflessione dovrebbe allora concentrarsi anche su un altro profilo, forse ancora più incisivo: il radicamento effettivo dei candidati nelle comunità che sono chiamati a rappresentare. La territorialità – sottolinea ancora Stabile - non dipende soltanto dalla delimitazione delle ripartizioni, ma anche dalle modalità con cui vengono selezionate le candidature. L'introduzione di un requisito di residenza continuativa nella ripartizione di candidatura per un congruo periodo antecedente alle elezioni costituirebbe un criterio oggettivo idoneo a rafforzare il legame tra rappresentante e comunità di riferimento, assicurando una conoscenza diretta delle realtà territoriali e delle esigenze delle collettività interessate. In definitiva, il dibattito sulla riforma offre l'occasione per una riflessione più ampia. Il numero delle ripartizioni costituisce certamente un elemento del sistema elettorale, ma non è, di per sé, il principale fattore da cui dipende la qualità della rappresentanza democratica, che rappresenta il risultato dell'equilibrio tra il numero dei seggi disponibili, la consistenza dell'elettorato, i criteri di attribuzione dei seggi e la capacità delle forze politiche di individuare candidati realmente espressione delle comunità che sono chiamati a rappresentare”. “Se il confronto pubblico riuscirà a spostarsi dalle contrapposizioni immediate all'analisi delle cause strutturali del problema, la riforma potrà almeno avere il merito di aver riportato al centro una domanda che riguarda il futuro della rappresentanza degli italiani nel mondo: non soltanto come distribuire i seggi, ma soprattutto quale rappresentanza e quali garanzie si intendano assicurare a una collettività che continua a crescere numericamente e che merita un sistema elettorale capace di coniugare rappresentatività, sicurezza del voto e autentico radicamento territoriale”, conclude Stabile.

BOCCALETTI (CGIE): LE RIPARTIZIONI DEVONO ESSERE RIVISTE ED ESTESE
“Quando in una ripartizione estesa come quella Oceania, Asia, Africa, Antartide con già solo 245.706 elettori attivi iscritti AIRE, si determinano poi rappresentanze parlamentari povere come quelle di un deputato con poteri universali eletto con sole 3.683 preferenze e anche un senatore con sole 4.148 preferenze, si evidenzia come oggi le ripartizioni siano squilibrate e permettano l’elezione di parlamentari con pieni poteri ed equivalenti a quelli di chi viene eletto in Italia, senza però avere una vera e consistente rappresentatività parlamentare. Trattasi nei fatti di sola militanza politica”. Lo afferma a 9colonne Alessandro Boccaletti, Consigliere del Consiglio generale degli italiani all’estero. “Ovvio quindi – sottolinea Boccaletti - che le ripartizioni debbano essere riviste ed estese, per almeno confermare all’elettorato nel suo intero, che la vera rappresentatività di parlamentari eletti all’estero, con pieni diritti e poteri universali, sia frutto di vera volontà dell’elettorato e non di giochi di pochi. Il voto è un diritto, ma pochi italiani all'estero lo esercitano, come anche poco vengono rispettati all’estero i requisiti costituzionali quali la personalità, l’uguaglianza, la libertà ed in particolare la segretezza del voto stesso”.

(© 9Colonne - citare la fonte)

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