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direttore Paolo Pagliaro

ORA LEGALE PERENNE?
LA CAMERA USA DICE SI’

ORA LEGALE PERENNE? <BR> LA CAMERA USA DICE SI’

“Non conosco davvero nessuno che voglia ancora cambiare l'ora”. Così il deputato democratico Frank Pallone del New Jersey ha sintetizzato lo stato d'animo che attraversa l'elettorato statunitense rispetto alla transizione semestrale tra ora solare e legale, uno scetticismo che ha trovato un riscontro concreto nei corridoi del Congresso. Ieri, la Camera dei Rappresentanti ha infatti approvato a larga maggioranza un disegno di legge volto a rendere permanente l'ora legale sull'intero territorio nazionale, rispondendo a pressioni che si trascinano ormai da anni per rendere permanente l’ora legale negli States. Il provvedimento, ribattezzato in via ufficiale “Sunshine Protection Act”, ha ottenuto il via libera dall'aula con una netta maggioranza di 308 voti favorevoli e 117 contrari. Il fulcro della riforma prevede il mantenimento definitivo dell'ora legale – ovvero lo spostamento in avanti di un'ora tipico della stagione primaverile – durante tutto l'anno. Tuttavia, il testo contempla una clausola di salvaguardia locale: si consentirebbe ai singoli Stati dell'Unione di adottare l'ora solare qualora fosse già in vigore un'esenzione specifica prima dell'effettiva entrata in vigore del dispositivo federale. Si tratta di una misura tesa a preservare l'assetto di territori come le Hawaii e gran parte dell'Arizona, che attualmente adottano l'ora solare per tutti i dodici mesi dell'anno.

A sostenere l'iniziativa si è schierato in prima linea il deputato repubblicano della Florida Vern Buchanan, firmatario del disegno di legge, il quale ha rimarcato come il meccanismo del cambio stagionale finisca soltanto per scombussolare i ritmi della popolazione “senza una valida ragione”.

BENEFICI ECONOMICI CONTRO I RISCHI DEL BUIO INVERNALE. Il dibattito politico attorno al “Sunshine Protection Act” nasconde una contrapposizione più profonda tra logiche di natura commerciale e preoccupazioni legate alla salute pubblica. Da un lato, i promotori della legge insistono sul fatto che la stabilizzazione dell'orario estivo comporterebbe sensibili benefici per la salute psicofisica della cittadinanza, stabilizzando i ritmi del sonno, stimolando l'economia nazionale e garantendo agli americani una maggiore quantità di luce naturale nelle ore serali durante il periodo invernale. Dall'altro lato, la prospettiva di un'ora legale permanente spaventa medici e coordinatori della sicurezza stradale. Le voci critiche mettono in guardia rispetto al prolungamento dell'oscurità nelle prime ore del mattino durante la stagione fredda, un fattore che rischia di avere ripercussioni negative sulla sicurezza degli studenti e dei lavoratori pendolari.

A farsi portavoce di questi dubbi è stata la deputata democratica Mary Gay Scanlon della Pennsylvania, la quale ha richiamato l'attenzione sui precedenti storici del paese durante la riunione della Commissione per il Regolamento. La parlamentare ha infatti ammonito i colleghi ricordando che “l'ora legale permanente è stata abolita nel giro di un anno perché non ha funzionato”, aggiungendo che “tutti apprezziamo l'ora di luce in più in estate, ma quando si valuta questa possibilità, bisogna considerare anche le ore di buio in più in inverno”.

IL FANTASMA DEL 1973 E L'INCOGNITA DEL SENATO. La cautela espressa da Scanlon poggia su un preciso precedente storico che le istituzioni americane faticano a dimenticare. Il Congresso degli Stati Uniti affrontò per la prima volta l'ora legale nel 1918, introducendola allo scopo di ottimizzare il consumo energetico e incrementare le ore di produzione durante il primo conflitto mondiale, per poi riproporre la misura nel corso della Seconda Guerra Mondiale. La vera svolta si consumò tuttavia nel 1973, quando i legislatori decisero di decretare l'ora legale permanente. L'esperimento naufragò quasi subito: a causa del profondo malcontento dell'opinione pubblica, spaventata dalle mattinate invernali interamente buie e dai connessi rischi per la sicurezza dei bambini nel tragitto verso la scuola, il Parlamento americano fu costretto a fare marcia indietro appena pochi mesi dopo. L'assetto normativo ad oggi vigente – che stabilisce l'inizio dell'ora legale la seconda domenica di marzo e il ripristino dell'ora solare la prima domenica di novembre – è stato invece codificato più recentemente, sotto l'amministrazione del presidente George W. Bush.

Ora che la Camera ha espresso il proprio orientamento favorevole, il cammino del “Sunshine Protection Act” si sposta verso il Senato, dove l'esito della partita appare tutt'altro che scontato. Sebbene la Camera alta avesse già approvato un provvedimento analogo nel 2022, quel testo finì per arenarsi senza mai essere calendarizzato dai deputati. La senatrice democratica Patty Murray dello Stato di Washington, da sempre accesa sostenitrice della stabilizzazione dell'ora legale, ha immediatamente cercato di forzare i tempi esortando il leader della maggioranza al Senato, John Thune, a “mettere ai voti questo disegno di legge il prima possibile”.

In questo scacchiere resta da decifrare la posizione finale della Casa Bianca. La condotta del presidente americano Donald Trump sul tema è apparsa oscillante nel corso del tempo, avendo egli espresso opinioni favorevoli sia all'abolizione totale del cambio d'ora sia alla sua applicazione permanente. Di recente, lo scorso maggio, in concomitanza con l'approvazione del provvedimento da parte della Commissione Energia e Commercio della Camera, il presidente si è detto pronto ad apporre la propria firma sulla legge qualora questa riesca a superare lo scoglio del Senato e a giungere sulla sua scrivania. (15 LUG – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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