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direttore Paolo Pagliaro

Alla Camera va in scena
la politica sommersa

Alla Camera va in scena <br> la politica sommersa

di Paolo Pagliaro

Il voto a scrutinio segreto che ha affossato un capitolo cruciale della nuova legge elettorale – l’introduzione, sia pur parziale, delle preferenze – è un gesto di cui nessuno nella maggioranza rivendica il merito o la responsabilità. E’ dunque potrebbe essere un nuovo paragrafo di quella storia della “politica sommersa” di cui si occupa l’ultimo libro di Umberto Curi. La tesi del filosofo padovano è la seguente: mentre gli economisti celebravano — o denunciavano — l'economia sommersa come il vero "caso italiano", il fenomeno decisivo avveniva altrove, nel cuore stesso del potere. Nel suo "La politica sommersa. Il sistema politico italiano dal 1968 ad oggi" (edito da Castelvecchi), Curi rovescia la prospettiva consueta: non è l'economia a essersi inabissata, ma la politica. E con un esito opposto: se il lavoro nero è stato progressivamente riconosciuto, misurato, in parte emerso, il potere reale ha compiuto il percorso inverso, scivolando fuori dalle istituzioni per rifugiarsi in reti private, informali, spesso occulte.
A partire dagli anni Settanta, sostiene Curi, si apre uno scarto sempre più profondo tra la Costituzione formale e quella materiale. Parlamento e governo restano la scenografia; la regia si sposta in centri invisibili. La storia repubblicana offre a questa tesi un repertorio impressionante di conferme: le logge deviate, i servizi infedeli, le trattative opache, le stagioni in cui il terrorismo ha piegato la vita pubblica a logiche di cui i cittadini erano spettatori inconsapevoli.
Per Curi non si tratta di deviazioni, complotti o parentesi patologiche: è una mutazione strutturale che investe l'intero funzionamento del sistema, i partiti che da strumenti di partecipazione si trasformano in macchine di occupazione del potere, i linguaggi, il rovesciamento del rapporto tra pubblico e privato. La politica cessa di essere spazio pubblico — il luogo dove il potere si mostra e si giustifica — e diventa arena di interessi privati che restano in penombra. In questa chiave, anche fenomeni recenti come la disaffezione elettorale, la personalizzazione della leadership o il peso crescente di tecnostrutture e lobby appaiono non come degenerazioni improvvise, ma come capitoli coerenti della stessa storia. Dice Curi che la politica si è clandestinizzata. Ieri alla Camera ne abbiamo avuto una piccola dimostrazione.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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