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direttore Paolo Pagliaro

SAMAN, CONFERMATI
GLI ERGASTOLI

SAMAN, CONFERMATI <BR> GLI ERGASTOLI

 Era la primavera del 2021 quando di Saman Abbas, 18enne pachistana, si perdono le tracce. Il suo corpo, sepolto a poca distanza dalla sua abitazione a Novellara, nel reggiano, viene ritrovato un anno e mezzo dopo, quando lo zio fuggito a Parigi indica agli investigatori dove si trova il corpo.  Saman viene uccisa per essersi opposta a un matrimonio combinato e alle tradizioni della sua famiglia: a ribadirlo in via definitiva la Corte di Cassazione, che ha confermato le condanne all'ergastolo per i genitori della giovane, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq, così come quella a 22 anni allo zio Danish Hasnain.  “Con la sentenza definitiva per l'omicidio di Saman Abbas si chiude una dolorosa vicenda giudiziaria. Saman, giovane di origine pakistana in Italia, è stata uccisa dai suoi genitori e da alcuni familiari dopo essersi opposta a un matrimonio forzato e aver rivendicato il diritto di scegliere liberamente il proprio futuro. Nessuna sentenza potrà restituirle la vita, ma è giusto che i responsabili di questo barbaro delitto siano stati condannati in via definitiva” afferma su X la premier Giorgia Meloni. “In Italia – aggiunge - non c'è spazio per chi pretende di negare, in nome di presunte giustificazioni culturali o religiose, la libertà, la dignità e la vita di una donna. Questi sono principi irrinunciabili sui quali non arretreremo mai. Il mio pensiero va a Saman. Che possa finalmente riposare in pace”.  “Ogni volta che una donna viene punita perché libera, siamo di fronte alla stessa matrice patriarcale che alimenta femminicidi, violenze domestiche, matrimoni forzati, delitti cosiddetti d’onore e ogni forma di oppressione. La conferma della massima pena per chi, tradendo il più profondo legame di fiducia familiare, ha commesso uno dei reati più atroci è anche un richiamo a rafforzare la prevenzione. Servono educazione al rispetto, libertà e autodeterminazione, una scuola capace di formare al consenso e all’uguaglianza, servizi sociali e centri antiviolenza messi nelle condizioni di intercettare i segnali di rischio, istituzioni che sappiano proteggere senza esitazioni chi trova il coraggio di chiedere aiuto, leggi sulla cittadinanza che aiutino a contrastare la marginalizzazione. La libertà delle donne è il confine su cui una democrazia non può arretrare. Difenderla significa difendere i diritti umani, sempre e ovunque" sottolinea in una nota Roberta Mori, portavoce nazionale della Conferenza delle Donne Democratiche. (po / Roc)

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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