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L. ELETTORALE: VIA LIBERA
AL VOTO PER I FUORI SEDE

L. ELETTORALE: VIA LIBERA  <br> AL VOTO PER I FUORI SEDE

L'Aula della Camera ha approvato il subemendamento della Commissione al testo di riforma della legge elettorale che modifica e amplia la disciplina del voto fuori sede, per gli elettori temporaneamente domiciliati in una regione diversa da quella di iscrizione elettorale. I sì sono stati 353, nessun contrario. La norma introduce un meccanismo stabile per studenti e lavoratori, prevedendo che entro il 31 dicembre di ogni anno possano chiedere l'iscrizione nell'elenco degli elettori fuori sede per votare, nell'anno successivo, nel comune di temporaneo domicilio, purché la permanenza sia di almeno 9 mesi. L’emendamento disciplina anche i casi in cui la condizione di fuori sede maturi dopo il 31 dicembre: in queste situazioni la domanda potrà essere presentata entro trenta giorni dal momento in cui si acquisiscono i requisiti e comunque non oltre 45 giorni prima della consultazione elettorale. Viene inoltre estesa la possibilità di voto fuori sede agli elettori che, per documentati motivi di cura, assistenza sanitaria o terapie della durata di almeno tre mesi comprendenti la data delle elezioni, si trovino temporaneamente in una regione diversa da quella di iscrizione. Il testo prevede anche la possibilità di revocare la domanda, entro i medesimi termini fissati per la presentazione, estendendo da cinque a dieci giorni il termine previsto per il rilascio dell'attestazione di ammissione al voto e introducendo una procedura per i casi di mancato possesso dei requisiti: il comune di temporaneo domicilio dovrà comunicare la non ammissione al voto fuori sede e l'elettore potrà votare nel comune di iscrizione. Gli elettori ammessi al voto fuori sede dovranno presentarsi al seggio con un valido documento di riconoscimento e con l'attestazione di ammissione rilasciata dal comune competente.

Anche le opposizioni hanno votato a favore su un testo su cui si era giunti a un’intesa in Commissione, e dopo aver visto respinte le proprie proposte sul tema: “Ci abbiamo sempre creduto e ci crederemo sempre – ha spiegato Giulia Pastorella di Azione - lo abbiamo dimostrato con i picchetti che abbiamo fatto qui davanti, lasciamo agli atti le nostre proposte a livello di principio. L’unica certezza che mancava, in questa legge che cerca di mettere certezze di governo, era quella del voto per i fuori sede”. Anche secondo Elisabetta Piccolotti, di Avs, “non è un testo perfetto, se la legge elettorale passerà, bisognerà subito correggere questa norma perché 9 mesi di permanenza sono tanti. Se invece non passerà toccherà a noi riformularlo. Ma riconosciamo che è un primo passo”.  Per la prima volta c’è un provvedimento che consentirà di votare lontano dal proprio Comune di residenza: è una battaglia che abbiamo voluto condurre in questa legislatura, prima con una sperimentazione e ora con un provvedimento strutturale” ha spiegato Fabio Roscani, di Fratelli d’Italia, ricordando che “la prima in questo Parlamento a parlare di voto ai fuorisede è stata una certa Giorgia Meloni”. Ricostruzione cui Rachele Scarpa (Pd) ha ribattuto ricordando “la proposta di legge ‘Voto dove vivo’ che esiste dal 2022 e che doveva essere la strada da seguire”. Parere favorevole anche di Riccardo Magi: “quindi mi viene da dire che si può e si poteva fare, anche nel referendum costituzionale, ma evidentemente si è evitato di farlo per motivi politici”. Sono circa 5 milioni gli italiani che vivono fuori dalla Regione di residenza per motivi di lavoro o studio che sono potenzialmente interessati dal provvedimento.

(Sis) 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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