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direttore Paolo Pagliaro

SICILIA, COSI’ I DETENUTI DIVENTANO GUIDE MUSEALI

SICILIA, COSI’ I DETENUTI  DIVENTANO GUIDE MUSEALI

Da aprile a giugno dodici persone in esecuzione penale esterna hanno preso parte al progetto “Giustizia e Cultura in Dialogo”, un percorso di formazione e inclusione promosso dall’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna (UDEPE) di Catania per favorire responsabilizzazione, crescita personale e reinserimento sociale attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale. L’iniziativa ha alternato momenti formativi ed esperienze pratiche, consentendo ai partecipanti di acquisire competenze culturali di base e di confrontarsi direttamente con i temi della tutela, della valorizzazione e della mediazione del patrimonio. Il percorso si è concluso con il raggiungimento dell’obiettivo più significativo del progetto: trasformare i partecipanti in guide museali, chiamate a condurre visite e a dialogare con il pubblico. Un’esperienza che ha permesso di rafforzare il senso di responsabilità, recuperare relazioni sociali e sperimentare concretamente nuove opportunità di reinserimento. Sede dell’intero progetto è stato il Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane dell’Università di Catania, che ha recentemente sottoscritto un protocollo d’intesa con l’UDEPE. Ospitato nel Palazzo centrale dell’Ateneo, il museo ha rappresentato il luogo in cui tradurre in pratica i principi alla base dell’iniziativa – etica, legalità, conoscenza, appartenenza e cittadinanza attiva – offrendo ai partecipanti uno spazio di apprendimento, confronto e crescita. L’iniziativa si è svolta con il patrocinio dei Rotary Club Catania Europa Etica e Legalità e Catania Bellini, che hanno sostenuto i costi assicurativi del progetto, e della Delegazione FAI di Catania. L’iniziativa è stata presentata questa mattina nell’aula magna del Rettorato, nel corso di una conferenza stampa che ha riunito i promotori del progetto e i partner coinvolti. Ha aperto i lavori la prorettrice Lina Scalisi, che ha evidenziato il valore simbolico e sociale dell’esperienza. «Il progetto coinvolge il nostro patrimonio culturale in un luogo simbolo, parte del grande Sistema museale d’Ateneo. Grazie al lavoro della professoressa Germana Barone, al supporto del rettore Enrico Foti e di questa Governance, questa esperienza ha trovato spazio proprio all’interno del Museo nel cuore di Unict: un progetto che punta al recupero e al reinserimento della persona, accompagnandola in un percorso di restituzione alla società. È una sperimentazione virtuosa, innovativa e creativa, che porta chi vi partecipa a sentirsi parte di una comunità piena, in dialogo con quel mondo esterno che aveva lasciato, e a recuperare una fase spesso travagliata del proprio percorso. Credo che di fronte a esperienze come questa l’Università cominci a svolgere la sua missione più importante: non soltanto trasmettere sapere, ma essere veicolo di inclusione concreta, di miglioramento per il territorio e per la vita delle persone». A illustrare le finalità del percorso è stata quindi la direttrice dell’UDEPE di Catania, Maria Pia Fontana, che ha ricordato il ruolo dell’Ufficio nell’esecuzione delle misure e delle sanzioni  Area per la Comunicazione UFFICIO STAMPA Via Fragalà, 10 - 95124 Catania - Tel. 095 4788015/018 e-mail: stampa@unict.it – www.unict.it  alternative o sostitutive alla detenzione. «Il nostro target di utenza è purtroppo segnato dall’errore penale e, nella maggior parte dei casi, questo “deragliamento” si accompagna a povertà culturale, forte svantaggio sociale e reale mancanza di opportunità. Per questo il progetto si pone come estremamente sfidante: riportiamo nel luogo simbolo della cultura, il museo, persone che prima d’ora non vi erano mai entrate, cercando di farle permanere e di creare con esso un legame di affiliazione quasi affettivo. Si è così attivato un senso di appartenenza al territorio, che va ben oltre le nostre aspettative, valorizzando le componenti sane della propria identità e orientando verso una cittadinanza attiva: il patrimonio culturale va curato, e questa cura è propedeutica alla cura di sé, della comunità e alla restituzione positiva dell’errore commesso». La direttrice dell’UDEPE ha quindi tracciato un primo bilancio dell’iniziativa. «A oggi i risultati ottenuti sono superiori alle aspettative. Ci attende ora una sfida ancora più grande: mettere in scena le nuove capacità e i nuovi apprendimenti maturati nel corso dell’esperienza. Questa prima fase ci ha già dato la misura della bontà dell’idea, che ha legato le persone al territorio, rafforzandone l’identità e facendo leva sulla considerazione positiva di sé, rispecchiata in quella degli altri. Più fiducia riusciamo a costruire, più possiamo sperare che queste persone riescano davvero a risalire la china e a riprendere un percorso di legalità e cittadinanza attiva». Ha concluso gli interventi la direttrice del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane, Germana Barone, che ha ricondotto il progetto alla vocazione stessa del museo. «Questa attività nasce dall’incontro tra persone sensibili, capaci di condividere una visione comune. E non è un caso che sia stata scelta come sede “Mirabilia”: un luogo che fin dalla sua nascita ha fatto propria l’idea di museo come spazio vivo di condivisione, dove la conoscenza si costruisce ascoltando il territorio e le sue esigenze. Un museo che cambia continuamente, che respira in una dinamica costante di ascolto, partecipazione e coprogettazione». Dopo gli interventi di Serafina Lentini del Rotary Club Catania Bellini, di Giuseppe Laudani del Club Catania Europa – Etica e Legalità e di Marilisa Spironello del FAI, la professoressa Barone ha richiamato quello che considera il risultato più significativo dell’intero percorso, prima di accompagnare i presenti in una visita guidata al museo. «Al di là del riscontro ampiamente positivo emerso dai questionari, il segnale più importante è il cambiamento che ho visto negli sguardi dei partecipanti. Dal primo all’ultimo incontro, quegli occhi sono cambiati. All’inizio c’era timore: la sfida era nuova e nessuno di noi conosceva l’esito di questo percorso. Ma grazie all’accompagnamento di tutti i docenti e del personale tecnico-amministrativo dell’Università coinvolto nell’iniziativa, quel timore si è trasformato in fiducia: è cresciuto un rispetto autentico dei ruoli, delle scadenze, dei compiti, non semplici regole, ma parte viva del senso stesso di questo progetto».

 

 (red Gil)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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