Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

TRUMP ACCUSA PECHINO
“RUBA I DATI ELETTORALI”

TRUMP ACCUSA PECHINO <br> “RUBA I DATI ELETTORALI”

“Abbiamo le prove di un incubo per la sicurezza elettorale”. Con una mossa dal forte impatto politico e mediatico, il presidente statunitense Donald Trump ha utilizzato l’attesissimo discorso serale alla nazione, andato in onda direttamente dalla Casa Bianca, per rimettere al centro del dibattito pubblico la sicurezza del sistema elettorale americano. L'inquilino della Casa Bianca ha incentrato il suo intervento sulla denuncia di una massiccia, quanto mai suffragata da prove, violazione dei dati sensibili degli elettori da parte di Pechino, ricollegandosi a una narrativa mai abbandonata: l'insistenza sul fatto che le elezioni presidenziali del 2020 gli siano state sottratte in modo illecito. Questa retorica, che in passato ha esacerbato le divisioni interne e non certo estranea alla formazione del clima di violenta contrapposizione politica che ai tempi sfociò nei gravissimi disordini dell'assalto al Campidoglio – sollevando il timore di una profonda frattura democratica assimilabile a una nuova “guerra civile” –, viene oggi riproposta sotto una nuova luce documentale. In concomitanza con le parole del tycoon, infatti, la Casa Bianca ha avviato la desecretazione e la pubblicazione di una serie di documenti d'intelligence che, secondo l'amministrazione, attesterebbero la vulnerabilità dei sistemi di voto e l'ingerenza straniera.

La finalità politica immediata di questo affondo è trasparente: fare pressione sul Congresso affinché approvi senza indugi il SAVE America Act, un controverso disegno di legge che imporrebbe l'obbligo di presentare una prova documentale di cittadinanza per potersi registrare e accedere al voto nelle elezioni federali.

LE RIVELAZIONI SUI DATI E LO SCETTICISMO DEI MEDIA AMERICANI. L'analisi dei media statunitensi evidenzia una profonda incongruenza tra la gravità delle accuse sollevate da Trump e la reale portata dei documenti declassificati resi noti dall'amministrazione. Nel suo discorso, il tycoon ha affermato che la Cina avrebbe acquisito illegalmente i file di ben 220 milioni di elettori americani, definendolo “il più grande furto di dati elettorali della storia”. Ha inoltre accusato l'intelligence e quello che definisce il “Deep State” di aver deliberatamente occultato queste minacce per ostacolare il suo operato. Le principali testate giornalistiche americane e gli esperti di cybersicurezza hanno tuttavia ridimensionato la portata dell'allarme: gli esperti elettorali hanno fatto notare che gran parte delle informazioni che la Cina avrebbe acquisito – come nomi, indirizzi e affiliazioni di partito di milioni di iscritti ai registri elettorali di 18 Stati – sono in realtà dati storici già disponibili pubblicamente o acquistabili legalmente attraverso canali commerciali; non vi è alcuna prova che gli hacker di Pechino abbiano violato database elettorali governativi protetti e attivi. Come se non bastasse, le agenzie di intelligence degli Stati Uniti hanno ripetutamente confermato che nessuna potenza straniera, inclusa la Cina, è riuscita a manipolare le schede elettorali o ad alterare le operazioni di scrutinio e tabulazione dei voti nel 2020. Infine, i giornalisti che hanno visionato i file resi pubblici dalla Casa Bianca sottolineano che i testi sono pesantemente omissati (coperti da omissis). Le parti visibili mostrano sì l'interesse di Pechino nel raccogliere informazioni d'intelligence e nel profilare esponenti politici statunitensi per esercitare pressioni politiche, ma non contengono prove inconfutabili di un'effettiva alterazione dei processi di voto.

LA CINA NEL MIRINO: UNA PROVA DI FORZA GEOPOLITICA GLOBALE. Evidentemente, quindi, Le accuse di interferenza elettorale rivolte a Pechino non possono essere lette come un caso isolato, ma si inquadrano in una più ampia prova di forza geopolitica ed economica che l'amministrazione Trump sta conducendo contro il gigante asiatico. Presentare la Cina come una minaccia esistenziale diretta alla sovranità democratica interna nei fatti – secondo il Trump-pensiero - permetterebbe alla Casa Bianca di legittimare una postura internazionale estremamente aggressiva. Una narrazione con la quale The Donald intenderebbe giustificare dinanzi all'opinione pubblica americana le severe restrizioni commerciali, i dazi e la linea dura sul piano tecnologico e militare nel Pacifico. Mostrare il fianco interno “violato” dal cyber-spionaggio cinese offre al tycoon un argomento che forse il presidente considera perfetto per presentare ogni misura di ritorsione economica non come una scelta protezionistica unilaterale, ma come una necessaria azione di legittima difesa nazionale contro un avversario che tenta di scardinare le istituzioni americane. Dietro la scelta dei tempi e dei toni di questo discorso alla nazione si nasconde infatti la precisa esigenza di contrastare il costante calo di popolarità che sta caratterizzando questa fase del mandato presidenziale. I sondaggi più recenti condotti dalle principali agenzie demoscopiche, tra cui l'ultima rilevazione Post-Ipsos, evidenziano che il tasso di approvazione del tycoon è scivolato a una media oscillante tra il 37% e il 40%. Un dato che evidenzia il forte scontento della popolazione, preoccupata soprattutto per l'aumento del costo della vita e scettica sulla gestione dell'escalation militare in Medio Oriente. Perfino all'interno della sua base elettorale si registrano segnali di parziale cedimento, con una netta diminuzione di coloro che dichiarano di appoggiare “fortemente” l'operato del Comandante in capo. Dunque, rispolverare la retorica dell'assedio – esterno (la Cina) e interno (il “Deep State”" e le presunte falle del sistema di voto) – risponde a una collaudata strategia di mobilitazione tendente a ricompattare l'elettorato conservatore. Il richiamo al SAVE America Act e alla richiesta di prove di cittadinanza per il voto diventa così lo strumento ideale per riaccendere l'entusiasmo dei sostenitori trumpiani, il tycoon presentandosi ancora una volta come l'unico baluardo in grado di difendere la sovranità della nazione dalle minacce globali. (17 LUG – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
IM

Italiani nel mondo

NOVE COLONNE ATG

archivio

NOVE COLONNE ATG / SETTIMANALE

archivio

Turismo delle radici
SFOGLIA il Magazine

archivio

I RITORNATI

IL SUMMIT DEI TALENTI

Summit dei Talenti foto Ricercatori

GLI ALFIERI DEL MADE IN ITALY

Le eccellenze italiane si raccontano

EDICOLA

Il meglio della stampa italiana all’estero

Logo Edicola