C'è chi ha riempito una piccola scatola di cartone con un vestitino e delle scarpine, pronto a simulare un viaggio oltreoceano. E chi, con un po' di balsa e fili di lana colorata, ha provato a intrecciare una sedia proprio come facevano i nonni. Il Museo dell'Emigrazione Veneta (MEV) ha aperto le sue porte a un pubblico speciale, dimostrando che la storia delle nostre migrazioni si può raccontare, e comprendere, anche a quattro anni d'età.
Il debutto di questa nuova offerta didattica, specificamente strutturata per la fascia dai 3 a i 5 anni, ha visto come protagonisti i bambini del centro estivo "Nevegalitos" della scuola dell'infanzia "San Gaetano" di Castion (Belluno). Accompagnati dalle maestre, una ventina di piccoli visitatori si sono immersi in un percorso sensoriale di un'ora guidati dagli operatori del museo, Luciana Tavi e Giulia Francescon assieme al direttore Marco Crepaz, e da un ospite d'eccezione, il mastro gelatiere Riccardo Simonetti.
LA STORIA PASSA PER LE MANI: I TRE LABORATORI
Niente lunghe spiegazioni o bacheche intoccabili. Per conquistare l'attenzione dei più piccoli, il museo ha trasformato le sue sale storiche in altrettanti spazi di manipolazione e gioco attivo, suddividendo la comitiva in piccoli gruppi per micro-esperienze da dieci minuti ciascuna.
Nella sala "Gelato" i bambini hanno scoperto l'avventura di Italo Marchioni e l'invenzione del cono. Cartoncini ondulati arrotolati e pon-pon colorati sono diventati "gusti" da infilare e portare a casa, ricordando con un gioco il bacio che i piccoli di un secolo fa davano a quella novità commestibile. Nella sala "Costruire", invece, il focus si è spostato sulla memoria e sul distacco: ad ogni partecipante è stata affidata una piccola valigetta da viaggio in cartone da riempire con tre oggetti considerati "indispensabili" — sagome di feltro che richiamano gli affetti personali — prima di chiuderla con cura e apporvi il proprio nome.
Infine, la sala "Lavorare" ha ospitato un affascinante omaggio ai mestieri manuali e ambulanti di un tempo. Qui i bambini si sono cimentati in prima persona nel laboratorio dei seggiolai, provando ad avviare l'intreccio di una sedia con fili colorati su telaietti di cartone. Successivamente, l'attività si è fatta ancora più dinamica:
i piccoli ospiti hanno potuto assistere a una dimostrazione dal vivo osservando in azione la caratteristica bicicletta dell'arrotino, scoprire da vicino gli antichi strumenti dello scalpellino e ammirare lo "zaino" (la tradizionale cassetta) della _croméra_, la storica venditrice ambulante di stampe e mercerie del passato.
«Sono davvero emozionato di visitare questo museo», ha dichiarato spontaneamente uno dei piccoli alunni nel corso dell'attività.
UN MUSEO SENZA BARRIERE ANAGRAFICHE
L'iniziativa segna un passo importante per il polo espositivo dell'Associazione Bellunesi nel Mondo. L'obiettivo è scardinare l'idea che il tema migratorio sia appannaggio esclusivo di un pubblico adulto o degli studenti delle scuole superiori.
«Il MEV è un museo realmente aperto a tutti e capace di adattarsi a ogni fascia d’età», spiega il direttore dell'Associazione, Marco Crepaz, che ha voluto ringraziare la direttrice della scuola dell'infanzia Silvia De Bona e le maestre Natascia e Francesca per aver scommesso su questo progetto sperimentale. «Parlare di emigrazione, di ieri e di oggi, è fondamentale. Farlo attraverso il gioco e la manualità ci permette di seminare concetti complessi come l'accoglienza, il viaggio e l'identità fin dai primi anni di crescita.
Le porte del museo sono aperte a tutte le scuole dell'infanzia del Veneto che vogliano condividere questa esperienza».(red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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