Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Roma, l’estate all’Arena Tor Bella Monaca

Teatro
Dai palchi più prestigiosi agli spettacoli di provincia, lo "Speciale teatro" presenta ogni settimana le novità in cartellone in giro per l'Italia. Tra classici della commedia e della tragedia, opere, One man show, cabaret e "prime", le rappresentazioni teatrali vengono anticipate attraverso una descrizione sintetica dello spettacolo, della sua scenografia e dei suoi autori e interpreti, oltre a un piccolo vademecum con le date e gli orari.

Roma, l’estate all’Arena Tor Bella Monaca

Continua la programmazione dell’estate al Teatro Tor Bella Monaca. Martedì 21 luglio in scena I giganti della Montagna di Luigi Pirandello. La regia e la drammaturgia sono curati da Matteo Tarasco . Nel concepire l’Ultimo Atto de I Giganti della Montagna — mai scritto da Luigi Pirandello, ma tramandato dalla testimonianza del figlio Stefano — non abbiamo inteso “completare” l’ultima opera del maestro di Girgenti, quanto piuttosto immergerci nella sua estrema vertigine. Lo spettacolo è parte integrante del progetto Morire di Poesia, ideato da Federica Di Martino e prodotto da Compagnia Gabriele Lavia – Effimera Produzioni, con il sostegno del Ministero della Cultura in occasione del novantesimo anniversario della morte di Pirandello. Ed è proprio la morte della poesia a esserci apparsa come il nucleo più profondo di questo percorso di creazione teatrale, che ha coinvolto otto attrici e attori under 35 insieme alle allieve e agli allievi dell’ “Accademia di Costume e Moda” coordinati da Andrea Viotti. Ilse e la compagnia degli attori che desiderano esibirsi al cospetto dei Giganti custodiscono la Poesia, il Teatro, il fragile mistero della parola scenica; ma si ritrovano in un mondo che non riconosce più il linguaggio dell’Arte: un mondo dominato dalla forza, dalla produttività, dal rumore, dall’utilità immediata delle cose. Il teatro diventa il luogo estremo di uno scontro: non soltanto tra Arte e Vita — come in tutto Pirandello — ma tra visione poetica e società contemporanea, tra fragilità e potere, tra ascolto e consumo.

Il 22 in scena Pseudolus da Plauto con Eugenio Mastandrea e con Enzo Curcurù e Sergio Mancinelli, diretto e adattato da Enrico Zaccheo.  Una commedia brillante e attualissima ispirata a Plauto. Eugenio Mastrandrea dà corpo a Pseudolo, schiavo astuto e irriverente, e a molti altri personaggi plautini in un continuo gioco di trasformismo. Il filo che li unisce è la ricerca della libertà: quella di uno schiavo che, con l’ingegno, riesce incredibilmente ad affrancarsi e a diventare eroe. Tra equivoci, scambi di persona e ritmi serrati, la risata è costante e coinvolgente…con qualche toccante riflessione. 2200 anni fa, a Roma, nasce la commedia. Con Plauto. Che ebbe l’intuizione che una bella risata guarisce molte ferite.

Il 23 e 24 luglio in scena Bitch Boxer di Charlotte Josephine, tradotto diretto e adattato da Lorenzo Degl’Innocenti, con Viola Picchi Marchi. Londra, 2012. Per la prima volta, le donne hanno l’opportunità di combattere sul ring delle Olimpiadi di pugilato. Chloe Jackson è una giovane pugile che si allena duramente sotto la guida di suo padre, con l’obiettivo di raggiungere i Giochi e trasformare la sua vita. Tuttavia, la morte improvvisa del padre la costringe ad affrontare da sola un percorso difficile, cercando di trovare il suo posto in un mondo in cui non si sente a suo agio. La storia si concentra sul rapporto tra una giovane donna che si qualifica per le Olimpiadi del 2012 e il ricordo di suo padre defunto. Ma se il match finale non fosse solo il mezzo per arrivare ai Giochi, ma un modo per ritrovare sé stessa.

Il 23 luglio Corrado Tedeschi in scena con L’uomo che amava le donne. L’attore farà rivivere con passione e ironia alcuni passaggi del capolavoro di Truffaut, in cui il protagonista Bertrande Morane, un ingegnere esperto di meccanica, dedica la sua vita all’amore infinito che prova verso le donne, un modo per riscattare l’affetto che sua madre non era mai stata capace di offrirgli. Tedeschi in scena, come Bertrande nel film di Truffaut, scopre che la donna ama in un modo molto più universale rispetto all’uomo e che, di conseguenza, non è difficile innamorarsi di una donna, è difficile amarla. Entrambi, dunque, non appartengono alla categoria dei Don Giovanni né a quella dei Casanova, non respirano il piacere della conquista fine a se stessa o la seduzione finalizzata al solo raggiungimento del piacere carnale, in loro si respira il desiderio di amare l’amore in ogni sua forma, con la leggerezza e l’ingenuità di un bambino. Lo spettacolo, divertente e romantico, arricchito da celebri scene cinematografiche di Truffaut e di Lelouch, presenta spunti narrativi e trovate sceniche che sorprenderanno continuamente lo spettatore, grazie alla poliedrica capacità scenica di Tedeschi, un attore dal multiforme ingegno capace di passare con lievità e grazia dai registri comici, a quelli drammatici. Il racconto scorre come un sogno ad occhi aperti, in cui il vero protagonista si rivela essere l’universo femminile, in tutte le sue indecifrabili sfumature. Una lucida testimonianza sulla differenza che si prova fra l’amore e l’amare l’idea dell’amore, in cui ogni essere umano sperimenta e trova il proprio modo di essere e di esprimersi, senza giudizio e senza alcuna certezza, ma con una sola verità: “Senza amore non si è niente!”, come afferma lo stesso Truffault.

Il 24 luglio Stefano Reali in Shakespeare Enigma insieme a Giusy Frallonardo e la partecipazione di Marco Simeoli. Alla fine del ‘500, il giovane e brillantissimo letterato italiano John Florio, in fuga dall’Inquisizione, si rifugia a Londra, dove inizia una scalata sociale inarrestabile, che lo condurrà dai lavori più umili fino alla Corte della regina Elisabetta. I suoi incontri con i più grandi ingegni dell’epoca, da Giordano Bruno a Christopher Marlowe, da John Dee a Francis Walsingham, e un paio di scontri con Miguel De Cervantes segneranno la sua esistenza. Ma sarà il patto con William Shakespeare a cancellare John Florio dalla Storia, dando così vita alla più grande truffa letteraria degli ultimi quattro secoli.

Il 25 luglio in scena Gianluigi Tosto con Omero – Iliade. Nell’Iliade i sentimenti non conoscono mezze misure e da tale integrità scaturisce la struttura netta, decisa, a tinte forti, della narrazione. L’ira di Achille, la superbia e l’arroganza di Agamennone, la celebrazione della potenza dell’esercito greco nel celebre catalogo delle navi, la cruenza delle battaglie, lo slancio giovanile di Patroclo, l’eroismo di Ettore, il dolore di Priamo: tutto assume dimensioni epiche e un sapore ancestrale, quasi primitivo, ogni situazione esprime un sentimento nella sua totalità. La voce dell’attore incarna di volta in volta il punto di vista più oggettivo del narratore o i punti di vista più emotivamente sentiti di alcuni dei personaggi coinvolti nella vicenda. Sullo sfondo delle battaglie raccontate da Omero, necessariamente ridotte nella loro ampia articolazione, si è voluto porre in primo piano soprattutto questi grandi sentimenti dei personaggi umani, le loro virtù e le loro debolezze, le loro passioni e le loro sofferenze che, ancora oggi, dopo migliaia d’anni toccano con le loro corde gli animi di tutti noi. Quanto agli strumenti, il suono di guerra del djembé accompagna la lite fra Achille e Agamennone o l’esibizione di forza dei Greci nel catalogo delle navi; delle mazze di ferro ritmano le cruente battaglie fra i due eserciti; il gong annuncia l’intervento sempre decisivo degli dèi; i campanellini indiani fanno emergere dal mare Teti, la madre di Achille, e la innalzano in cielo al cospetto di Giove; la ciotola tibetana evoca il sogno di Agamennone o celebra le esequie funebri di Ettore. La traduzione utilizzata è, di base, quella di Vincenzo Monti che, rispolverata dalla patina scolastica, si è rivelata la più evocativa e la più adatta a lasciare emergere l’andamento lirico e musicale dell’opera, senza nulla togliere alla concretezza e allo spessore emotivo dei sentimenti espressi.

Il 26 luglio in scena Omero L’Odissea. Lo spettacolo è un’occasione imperdibile per riscoprire la potenza del poema omerico, attraverso il ritmo serrato e travolgente di un’artista che reinterpreta in modo originale le suggestioni del più antico ‘cunto’ mediterraneo, trasportando il pubblico in un viaggio visionario pieno di passione e di energia. Gianluigi Tosto da alcuni anni ha fortemente orientato il suo lavoro sulla narrazione e sulla recitazione poetica, ponendo molta attenzione alla musicalità del verso e della parola e alla loro relazione con la musica strumentale. La traduzione utilizzata per l’Odissea è quella di Mario Giammarco, di grande comprensibilità, che pur essendo tra le più recenti, riesce a restituire l’atmosfera di un passato arcaico e la magia di un mondo che miscela la realtà dei fatti con l’oniricità della dimensione interiore di chi li vive. “In un momento storico caratterizzato dalla supremazia di elementi visivi e virtuali, che sono spesso in grado di condizionare anche fortemente i modelli e l’immaginario visivo degli spettatori, ho voluto recuperare il gusto perduto del narrare le storie – afferma Gianluigi Tosto – lasciando alle persone del pubblico la possibilità di seguire, durante la narrazione, la traccia visiva e immaginaria che la loro stessa fantasia propone, stimolata solamente dalle parole e dai suoni.”

(red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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