Roma, 17 lug - “Nonostante da varie forze politiche di diverse tendenze si senta dire che la minaccia russa non è concreta, abbiamo sotto gli occhi ogni giorno un intensificarsi di attacchi che riguardano le nostre infrastrutture e la nostra dimensione quotidiana e l’Italia, ci piaccia o no, è uno degli epicentri di questi attacchi”. L’analisi è Antonio Talia, giornalista di Radio24 – Il Sole 24 Ore e autore del libro "La stagione delle spie" (Minimum Fax), che ha preso parte alla Camera a una conferenza stampa dal titolo "La guerra nell'ombra. Spionaggio russo e sicurezza europea", su iniziativa della deputata di Azione Federica Onori, segretaria della Commissione Esteri, a cui sono intervenuti il senatore Filippo Sensi (Partito democratico) e il senatore Marco Lombardo (Azione). Lo spionaggio russo è un “tema che viene poco attenzionato, ma che va a braccetto con quello della disinformazione, su cui facciamo pure moltissime iniziative – spiega Onori - Il tema dello spionaggio è un po' più vecchio stile, va oltre i cyberattacchi, va oltre la manipolazione soltanto cognitiva, ma se vogliamo ci fa tornare indietro nel tempo ai classici casi di corruzione, in cui ‘anelli deboli’ dei nostri servizi o delle istituzioni vengono presi di mira da spie, membri dei servizi russi, che spesso possono utilizzare l'immunità diplomatica, perché vengono in Italia come organico dell'ambasciata della Federazione russa. Siamo quindi partiti da un caso di cronaca, l'arresto di due membri dei servizi italiani, che secondo l'accusa avrebbero venduto informazioni per tanti anni a spie russe, per provare a raccontare storie rimaste un po’ nell’ombra, come quella del trafficante d'armi Aleksandr Korshunov”, a cui l'Italia ha concesso “in maniera incredibile, davvero ancora poco chiara” di tornare in Russia non estradandolo negli Stati Uniti. “Ci sono tanti momenti della nostra storia recente che meriterebbero più attenzione e più chiarezza ed è quello che cerchiamo di fare”.
Secondo il senatore Sensi “parlare di ‘minaccia’ lascia ancora l'idea che sia qualcosa di minacciato e non di agito, mentre l'attacco russo è quotidiano: in Ucraina arriva con i droni e con i missili, nel resto del mondo e d'Europa arriva con forme di pressione, con forme di corruzione, con forme di spinta politica, culturale, sociale, economica. Ogni giorno succede così in Italia, succede così in Germania, succede così in Francia, succede così in Inghilterra, dappertutto. Allora proprio per questo, senza essere degli ‘scemi di guerra’, bisogna aprire gli occhi ed essere molto attenti e molto desti perché la democrazia, la libertà, i nostri valori sono valori europei, vanno difesi e quindi difendere la democrazia e la libertà non vuol dire armarsi fino ai denti, o non vuol dire cercare lucciole per lanterne, ma vuol dire semplicemente perseguire con costanza e con determinazione i valori che ci tengono tutti insieme”. Da parte del governo, complice la presenza della Lega al suo interno, “il sostegno all’Ucraina si è molto affievolito” denuncia Sensi, secondo cui chi crede che la minaccia russa non esista “è fuori dal mondo”, ed “è il “mondo al contrario”, dice citando Vannacci, perché “noi che siamo pacifici siamo additati come guerrafondai”. “Penso che il sostegno all'Ucraina sia parte integrante del progetto europeo, quindi dei valori di democrazia e di libertà che noi difendiamo, amiamo, viviamo quotidianamente – sottolinea il senatore dem - Per cui auspicherei che alle prossime elezioni politiche ci fosse una specie di ‘patto di non belligeranza’ tra i partiti e tra le coalizioni, e comunque all'interno della mia coalizione, per dire di togliere dal tavolo questo tema. E’ una cosa che riguarda tutti quanti noi, sulla quale noi dobbiamo prendere un impegno, punto”. “Il sostegno all'Ucraina è parte essenziale, vitale, esistenziale del sistema politico italiano, ma soprattutto di una coalizione che ambisce ad avere un ruolo e una responsabilità di governo” ribadisce Sensi, per poi concludere: “Penso che è giusto e doveroso che si sottolineino le cose che ci uniscono nella costruzione di una coalizione, e quindi trovare un'agenda economica e sociale condivisa e credibile. Allo stesso tempo, però, non ci possiamo far bastare un'agenda interna e non ci possiamo far bastare soltanto un'agenda sulla quale avremmo dovuto cominciare a lavorare già da tempo. Le iniziative parlamentari sono andate nella direzione giusta, ma non sono sufficienti. Bisogna costruire un programma e in quel programma il sostegno all'Ucraina e l'idea che la difesa non sia il riarmo, ma sia la protezione dei valori che ci uniscono, secondo me è vitale, essenziale e fondamentale”. (Roc)
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