di Paolo Pagliaro
Nel 2019 il governo Lega-5Stelle varò una legge che modificava il codice penale, ampliando i confini della legittima difesa. Se ne era discusso per due anni. Era una legge-bandiera per il partito di Salvini che ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia mediatico con lo slogan "la difesa è sempre legittima". In questi giorni – con apparente coerenza - Matteo Salvini è stato tra i primi a salire sulle barricate contro la condanna del gioielliere di Grinzane che uccise a sangue freddo due rapinatori che stavano fuggendo.
Ma in realtà, questa condanna – confermata nei tre gradi di giudizio - è stata resa possibile non dalla insensibilità dei magistrati, finiti ovviamente sotto accusa, ma proprio dalla legge voluta dal governo Conte-Salvini. Quella norma che il 26 aprile 2019 modificò l’articolo 52 del Codice Penale, prevedeva infatti che il salvacondotto per chi commetteva un reato per difendersi scattasse solo se l’aggredito si trovava in condizioni di "minorata difesa" o di "grave turbamento" derivante dal pericolo. Il presupposto fondamentale della legittima difesa restava insomma l'attualità del pericolo. E poiché il gioielliere di Grinzane non si stava più difendendo da un'aggressione, ma sparava a persone in fuga, sarebbe stato difficile per qualsiasi giudice mandarlo assolto.
Era stato buon profeta Sergio Mattarella quando, nel promulgare la legge, aveva inviato una lettera ai presidenti delle Camere e al premier sottolineando che la nuova normativa non attribuiva una licenza di reagire in modo indiscriminato, non equivaleva insomma a una licenza di uccidere.





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