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direttore Paolo Pagliaro

TRA KIEV E MOSCA
UN DUELLO DI DRONI

TRA KIEV E MOSCA <BR> UN DUELLO DI DRONI

“Desidero esprimere ancora una volta la mia gratitudine per il sostegno fornito all'operazione militare speciale che stiamo conducendo”. Con queste parole il presidente russo Vladimir Putin ha salutato ieri, nel corso di un incontro ufficiale a Mosca, il ministro degli Esteri nordcoreano, suggellando un asse politico-militare che continua a consolidarsi mentre il conflitto in Ucraina registra un'ulteriore e violentissima escalation. L'attestato di stima avanzato dal capo del Cremlino nei confronti di Pyongyang non costituisce un semplice passaggio formale, bensì la conferma di una partnership diventata ormai fondamentale per sostenere lo sforzo bellico russo su larga scala. Un supporto che si riflette drammaticamente sul campo di battaglia e nelle grandi manovre aeree che nelle ultime ventiquattr'ore hanno investito sia i cieli ucraini sia il cuore stesso del territorio della Federazione Russa.

MASSICCIO ATTACCO DI DRONI SU MOSCA E RITORSIONE RUSSA A KIEV. La notte tra ieri e oggi è stata caratterizzata da una delle più imponenti incursioni di droni ucraini mai registrate contro la capitale russa. Il sindaco della città, Sergei Sobyanin, ha reso noto oggi su Telegram che una vasta operazione aerea ha puntato direttamente verso il distretto metropolitano: “Dalle 20:30 alle 5:00, oltre 400 droni nemici si sono diretti verso la regione di Mosca. La maggior parte è stata neutralizzata dalle forze di difesa aerea mentre era ancora lontana dalla città. Ottantacinque droni sono stati distrutti durante l'avvicinamento a Mosca”. L'ondata di attacchi ha provocato conseguenze anche sul piano civile e sulle infrastrutture. La struttura ospedaliera di Domodedovo, comune a sud della capitale che ospita uno dei principali scali aeroportuali internazionali, ha comunicato su Telegram che “sei persone, con ferite di varia gravità a causa di un'esplosione, sono state trasportate all'ospedale”, pur senza specificare nel dettaglio il legame diretto tra i ricoveri e l'impatto dei velivoli senza pilota.

L'incursione della notte segue di poche ore la devastante pioggia di fuoco che tra sabato e ieri ha investito la capitale ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky ha definito l'incursione russa su Kiev come uno dei “più grandi attacchi missilistici” dall'inizio dell'invasione. I dati forniti dall'Aeronautica militare ucraina delineano un quadro di eccezionale gravità: le forze russe hanno impiegato complessivamente 41 missili e 125 droni. Sebbene la difesa aerea sia riuscita ad abbattere o neutralizzare 18 missili e 108 velivoli senza pilota, il bilancio preliminare indica che 23 vettori e 10 droni hanno superato lo sbarramento, colpendo ben 20 obiettivi e provocando la morte di almeno una persona e il ferimento di altre 17. L'escalation incrociata riflette il cambio di passo della strategia di Kiev, che negli ultimi mesi ha intensificato le incursioni a lungo raggio contro i siti energetici e le infrastrutture di idrocarburi russe, con l'obiettivo dichiarato di prosciugare le risorse finanziarie destinate ad alimentare la macchina bellica del Cremlino.

BOMBE NEL DNIPROPETROVSK E L'ATTACCO AL TRACCIATO MARITTIMO NEL MAR NERO. Oltre ai raid a lungo raggio contro i grandi centri urbani, il martellamento dell'artiglieria e dell'aviazione russa continua a colpire con durezza le regioni contigue al fronte. Ieri il capo dell'amministrazione militare regionale di Dnipropetrovsk, Oleksandr Hanzha, ha tracciato su Telegram un primo bilancio dei bombardamenti che hanno interessato la provincia: “Quattro persone sono rimaste ferite. Una donna di 74 anni, in gravi condizioni, è stata trasportata in ospedale”. L'esponente dell'amministrazione locale ha evidenziato l'intensità e la sistematicità della pressione tattica esercitata dalle truppe occupanti: “I russi hanno attaccato due distretti più di 50 volte con droni, artiglieria e bombe aeree”, concentrando il fuoco in particolare sul distretto di Nikopol.

La recrudescenza delle ostilità ha travalicato i confini terrestri per tornare a investire pesantemente le rotte commerciali del Mar Nero, riaprendo il fronte della sicurezza della navigazione civile. Ieri la marina ucraina ha reso noto che una nave mercantile battente bandiera turca e carica di grano è stata centrata da tre missili russi. L'impatto ha causato la morte di cinque marinai, mentre resta incerta la sorte degli altri cinque membri dell'equipaggio. Secondo le ricostruzioni fornite dalle forze navali di Kiev, il mercantile è stato intercettato e colpito “mentre si allontanava dalla zona di combattimento”, a dimostrazione di come la proiezione militare russa punti a paralizzare del tutto il corridoio agricolo e le arterie logistiche marittime destinate all'esportazione delle materie prime ucraine.

TENSIONI INTERNE A KIEV E PRESSIONI DIPLOMATICHE SULL'UE. Sul piano politico interno, la leadership ucraina si trova ad affrontare una fase di estrema delicatezza, segnata da tensioni istituzionali e militari. Zelensky ha annunciato per oggi l'inizio di “colloqui cruciali”, giunti al culmine di un lungo ciclo di consultazioni svoltesi per tutta la giornata di ieri con i vertici delle forze armate. Il terzo giorno consecutivo di vertici militari si colloca in un clima di crescente pressione pubblica, alimentato da manifestazioni di piazza che chiedono senza mezzi termini le dimissioni del comandante in capo Oleksandr Syrsky e il reintegro dell'ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. La gestione del personale strategico e la catena di comando sono finiti al centro del dibattito nazionale in un momento di massima vulnerabilità sul fronte orientale.

Parallelamente, la diplomazia di Kiev ha rialzato il pressing nei confronti dei partner occidentali per ottenere misure di sostegno immediate. A seguito dei bombardamenti sulla capitale, il governo ucraino ha sollecitato con forza la massima pressione sanzionatoria contro Mosca, chiedendo all'Unione Europea l'immediata approvazione e il varo del ventunesimo pacchetto di restrizioni economiche. Oltre alle leve sanzionatorie, Kiev continua a ribadire l'urgenza di forniture militari prioritarie, chiedendo l'invio rapido di ulteriori sistemi intercettori e munizioni per la difesa aerea, indispensabili per proteggere le infrastrutture critiche e i centri abitati da un dispositivo d'attacco russo che si dimostra sempre più massiccio e coordinato.

L'ASSE MOSCA-PYONGYANG E LE PROSPETTIVE DEL CONFLITTO. La cornice diplomatica all'interno della quale si svolgono questi drammatici eventi conferma il progressivo irrigidimento delle posizioni ufficiali e la strutturazione di blocchi contrapposti. L'accoglienza riservata ieri da Putin al ministro degli Esteri della Corea del Nord rappresenta la plastica dimostrazione di come Mosca intenda compensare il proprio isolamento politico occidentale rafforzando l'intesa con i partner asiatici. Le parole di gratitudine pronunciate dall'inquilino del Cremlino per il sostegno garantito alla cosiddetta “operazione militare speciale” non fanno che ratificare l'esistenza di un canale logistico e militare costante, in grado di garantire alla Russia una continuità di forniture e supporto tattico.

La combinazione tra il supporto nordcoreano, la ripresa dei raid aerei ad alto impatto su Kiev e gli attacchi al traffico mercantile nel Mar Nero suggerisce la volontà della leadership russa di mantenere altissimo il livello di logoramento dell'avversario. Di contro, la risposta dell'Ucraina attraverso l'impiego massiccio di droni diretti verso la regione di Mosca rende palese la determinazione di Kiev a trasferire il costo del conflitto all'interno dei confini russi. Con i negoziati diplomatici sostanzialmente congelati e le pressioni politiche interne che sollecitano risposte rapide ed efficaci, le prossime ore si preannunciano delicate sia per la tenuta degli assetti di comando ucraini sia per le decisioni che i partner europei saranno chiamati ad assumere sul fronte delle sanzioni e degli aiuti militari. (20 LUG – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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