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BOLOGNA, MORTE FAKIR
SCATTA LO SCUDO PENALE

BOLOGNA, MORTE FAKIR <BR> SCATTA LO SCUDO PENALE

Il caso di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto ieri poco dopo le 12 nel quartiere Pilastro di Bologna, mentre veniva immobilizzato a terra da due poliziotti, è il primo caso in cui viene applicata la nuova norma prevista nell’ultimo decreto sicurezza - il cosiddetto “modello 45 bis” - che in presenza di un reato consente di non indagare le persone coinvolte se si ritiene che l’abbiano commesso in maniera giustificata. Sono sei le persone iscritte - due poliziotti e quattro operatori del 118 - dalla Procura di Bologna nel registro modello 45-bis, in cui il pubblico ministero annota i soggetti a cui è attribuito un reato commesso in presenza di un'evidente causa di giustificazione, un’annotazione che non costituisce formale iscrizione nel registro degli indagati, permettendo accertamenti preliminari senza immediate conseguenze processuali.  Un video girato dall’alto ci restituisce gli ultimi momenti di Fakir: con un poliziotto a cavalcioni sulla schiena e uno sulle gambe, e un’altra persona che gli tiene ferme le caviglie, l’uomo grida e chiede aiuto per più di due minuti, per poi restare immobile. In una nota, la Questura di Bologna informa che le forze dell’ordine sono state chiamate sul posto ricevendo la segnalazione di una persona “in escandescenza”, spiegando come “gli agenti, per contenere il soggetto”, fossero “stati aiutati da altri cittadini, anche a seguito del danneggiamento di un’auto”. La vicenda, intanto, accende il dibattito politico: “In Italia non si può morire per un fermo di Polizia. L’Italia non è l’America, e la nostra Polizia non è l’Ice di Trump. Però le immagini del fermo di Abderrahim Fakir non solo sono agghiaccianti, fanno tornare alla mente altre manovre di immobilizzazione che costarono la vita a Riccardo Magherini, Federico Aldrovandi e Andrea Soldi. Se ancora qualcuno ha dubbi, quelle manovre di immobilizzazione uccidono e devono essere evitate e vietate – afferma la senatrice di Avs Ilaria Cucchi, che sul caso ha presentato un’interrogazione al ministro degli Interni - Infatti la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha recentemente condannato lo Stato italiano per il caso Magherini, morto durante un intervento di polizia, in quanto responsabile di non aver fornito alle forze dell'ordine istruzioni chiare e una formazione adeguata sulle tecniche di immobilizzazione, necessarie a minimizzare i rischi di asfissia e tutelare la vita. Il ministro dell'Interno venga a riferire in Parlamento”. “La morte di una persona è sempre tragica, ma come sempre sta già montando l'onda contro le forze dell'ordine, cavalcata da una sinistra irresponsabile che quando c'è da puntare il dito contro di loro è sempre in prima fila  - dichiara invece il senatore di Fratelli d’Italia, Marco Lisei - Solidarietà quindi certamente alla famiglia della vittima, ma anche agli agenti intervenuti, peraltro affiancati dal 118, in una delle tante situazioni difficili che devo affrontare quotidianamente. Per la prima volta è stata applicata una norma introdotta e voluta da Fratelli d'Italia ovvero la non iscrizione degli agenti nel registro degli indagati. Una misura di buon senso che previene la gogna e l’onta di una iscrizione, tutelando le nostre forze dell'ordine”. Intanto, la Croce Rossa Italiana esprime il proprio cordoglio alla famiglia di Abderrahim Fakir e si dichiara a completa disposizione dell’autorità giudiziaria per contribuire a fare piena chiarezza su quanto accaduto.   L’Arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Zuppi, è vicino nella preghiera a chi soffre per quanto accaduto ieri al Pilastro, invocando Dio perché in questo momento “non prevalgano l’odio, la violenza, anche verbale e nei social, la strumentalizzazione per nessuna ragione”, ma piuttosto “il rispetto, il dialogo e la giustizia a cui tutti devono affidarsi nel rispetto del diritto e delle Istituzioni”.  (Roc)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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