di Paolo Pagliaro
La nuova legge elettorale impone a ciascuna lista o coalizione di depositare prima del voto il nome della persona che intende proporre per l'incarico di Presidente del Consiglio. Il testo si premura di aggiungere che tutto ciò avviene «fatte salve le prerogative del Presidente della Repubblica previste dall'articolo 92 della Costituzione». È una precisazione che definire pleonastica è un complimento: il potere del Capo dello Stato di nominare il Presidente del Consiglio resta esattamente dove l'hanno collocato i Costituenti, a prescindere da qualunque indicazione proveniente dai comizi elettorali. Il nome richiesto dalla nuova legge è un'indicazione politica e non un vincolo giuridico. E infatti non comparirà nemmeno sulla scheda. C'è da chiedersi allora a cosa serva. E qui la risposta è semplice, visto che l'obbligo di indicazione preventiva pesa in modo asimmetrico sulle diverse forze politiche. Chi ha già una leadership riconosciuta - Meloni per il centrodestra - non avrà problemi. Chi invece tiene insieme sensibilità diverse - è il caso del campo progressista - sarà costretto a scoprire le carte prima di essersi misurato con le urne, e con le indicazioni degli elettori.
Come sappiamo e come in passato abbiamo visto, l'esito del voto può cambiare i rapporti di forza dentro una coalizione, spostare pesi negoziali, rafforzare un partito e indebolirne un altro. Non è serio e non è utile legarsi oggi a un nome.
In questi giorni il cinema ci ha riportato tutti un po' più vicini a Omero e all'astuzia di Ulisse che non può battere Polifemo con la forza, quindi lo sconfigge con la parola. Gli dice di chiamarsi Nessuno, lo acceca e fa in modo che, quando il Ciclope chiede aiuto agli altri, la sua stessa richiesta diventi inutile: se “Nessuno” lo sta aggredendo, nessuno deve intervenire. Forse è questa la soluzione più coerente con lo spirito della norma. Le coalizioni in cerca di tempo potrebbero depositare, come candidato alla Presidenza del Consiglio, semplicemente "Nessuno". La legge sarebbe rispettata alla lettera, perché un nome ci sarebbe, e anche nella sostanza, perché quel nome — esattamente come qualsiasi altro nome depositato — non vincolerebbe comunque il Presidente della Repubblica, libero come sempre di scegliere chi ritiene. Naturalmente si scherza, ma non troppo.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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