Un percorso espositivo che mette in luce una ricerca pittorica di intensa e suggestiva espressività, nella quale ciò che prevale non è la descrizione esteriore della realtà, ma la sua risonanza interiore. Lo Spazio Diaz di Como presenta, dallo scorso 16 luglio fino all'11 settembre, la nuova mostra dedicata a Pietro Turati. Le sue opere, abilmente illuminate da Francesco Murano, sembrano muoversi entro una dimensione fragile e profondamente umana. Pennellate ampie e rapide costruiscono volumi e campiture in cui il colore non si limita a definire la forma, ma diventa spazio emotivo, energia avvolgente, racconto intimo. La pittura di Pietro Turati - come sottolinea il critico Sergio Gaddi - oltrepassa la mera descrizione del reale e si avvicina, per istintiva consonanza, ad alcuni esiti dell’Espressionismo tedesco. Come nelle ricerche di Kirchner e Munch, l’immagine diviene luogo di emersione dell’invisibile: tensioni latenti, emozioni sospese, frammenti dell’inconscio. (gci)
ROMA, LE OPERE DI FRANCO ONALI A PALAZZO MERULANA
Sfuggenti, persino contraddittorie. A prima vista le opere di Franco Onali, a Palazzo Merulana a Roma, sede della Fondazione Elena e Claudio Cerasi, gestito e valorizzato da CoopCulture, con "Lirismo Indifeso - Percezioni riflesse" a cura di Jacopo Bucciantini dallo scorso 9 luglio fino al 27 settembre, potrebbero apparire proprio in questo modo. Questo perché nell'arco di oltre mezzo secolo di attività, la sua pittura attraversa linguaggi differenti — dalla figurazione al post-cubismo, fino a soluzioni più astratte — senza mai aderire stabilmente a una corrente o a un programma stilistico riconoscibile. Una varietà che, tuttavia, non corrisponde a una dispersione, bensì alla costante fedeltà a una medesima esigenza interiore. Le sue opere non nascono per illustrare concetti, né per raccontare storie o trasmettere messaggi. Esse sembrano piuttosto costituire uno spazio di conoscenza, uno strumento di confronto con sé stessi. L'intera vicenda biografica dell'artista sembra confermare questa radicale autonomia. Nato a Roma nel 1932, formatosi tra le Accademie di Roma e Firenze, sotto la guida di Renato Marino Mazzacurati e Roberto Melli, e legato da rapporti di amicizia e confronto con personalità quali Mario Mafai, Renato Guttuso, Alberto Sughi, Tano Festa, Franco Angeli e Gino Severini, Onali sceglie tuttavia di rimanere ai margini del sistema dell'arte, sottraendosi alle logiche della promozione e della costruzione dell'immagine pubblica. Le sue opere circolano prevalentemente attraverso relazioni personali e la sua storia rimane affidata soprattutto ai ricordi di chi lo ha conosciuto. L’esposizione propone una rilettura critica della produzione di Franco Onali, attraverso una selezione di dipinti e di materiali audiovisivi che evidenziano gli elementi strutturali della sua ricerca figurativa. Il progetto nasce dalla volontà di superare una lettura esclusivamente cronologica o antologica della poetica dell’artista, privilegiando invece un percorso capace di restituire al pubblico la grammatica visiva e poetica che caratterizza oltre cinquant’anni di attività. L’allestimento offre strumenti interpretativi che consentono ai visitatori di avvicinarsi alla complessità dell’immaginario dell’artista, senza ridurne la natura enigmatica, e a scoprirne le modalità compositive e le tensioni poetiche attraverso la sua intera produzione.
"Lirismo Indifeso - Percezioni riflesse" trova una collocazione particolarmente significativa all’interno di Palazzo Merulana poiché nel corso della sua carriera, l’artista ebbe numerose frequentazioni con personalità riconducibili all’ambiente della Scuola Romana e sviluppò rapporti culturali che ne favorirono il dialogo con alcune delle più importanti esperienze artistiche del secolo scorso. Particolarmente significativa la stima manifestata nei suoi confronti da Gino Severini, figura centrale delle avanguardie storiche e autore presente nella collezione permanente del Museo. L’esposizione intende pertanto valorizzare tali connessioni, inserendo il lavoro di Onali all’interno di una più ampia riflessione sul Novecento italiano e sui suoi sviluppi successivi. L’allestimento si sviluppa attraverso una selezione di venticinque opere pittoriche rappresentative della ricerca dell’artista e comprende inoltre della documentazione audiovisiva documentaristica e video-artistica. (gci)
LUCCA, 30 ANNI DI GUSTAVO VÉLEZ IN "LE DIMENSIONI DELL'EQUILIBRIO"
Fino al 20 settembre, Pietrasanta (LU) ospita "Le dimensioni dell'equilibrio", mostra diffusa a opera di Gustavo Vélez e a cura di Francesca Sborgi con il contributo di Eike Schmidt, per i trent'anni di attività di Vélez attraverso le opere monumentali dell’artista, che ruotano su un perno invisibile sfidando le leggi della fisica, con un invito a essere attraversate e abitate. Da Piazza del Duomo al Complesso di Sant'Agostino fino Piazza Carducci, Piazza dello Statuto, Piazza XXIV Maggio e il Pontile di Marina di Pietrasanta, le opere sono diffuse su tutto il territorio della città, dialogando con l’ambiente esterno. Gustavo Vélez, scultore colombiano che da trent'anni ha scelto Pietrasanta come propria patria elettiva, condivide l'ossessione per la massa monumentale che sfida la gravità e la persegue con un approccio poetico e strutturale del tutto originale. Dove l'arte cinetica affida il movimento a motori e ingranaggi, Vélez lo affida alla materia stessa, al dialogo silenzioso tra peso e vuoto, tra la persona che guarda e l'opera che sembra rispondere al suo sguardo. È qui che nasce quella che l'artista chiama "arte relazionale", una scultura che non si limita a essere ammirata, ma si offre di essere attraversata e abitata. Le opere di Vélez si innalzano da basi sorprendentemente strette, torcendosi verso il cielo lungo linee fluide e geometriche. Marmo di Carrara, bronzo e acciaio sono materiali che nella loro natura più intima sono sinonimo di peso, ma nelle mani dell'artista diventano invece forme che ruotano sul proprio asse in un'illusione di leggerezza costruita con estremo rigore.
“LE SIGNORE DELL’ARTE” A CARRARA
Sta ottenendo un ottimo successo di pubblico e di critica "Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna", la mostra curata da Massimo Bertozzi e promossa dalla Fondazione Giorgio Conti, in corso fino al 25 ottobre a Palazzo Cucchiari di Carrara. La ricca esposizione si presenta non solo come un percorso dedicato alle artiste che operarono tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento, secolo caratterizzato da profonde trasformazioni sociali, culturali e professionali che mutarono in maniera sostanziale la condizione femminile, ma anche come un vero e proprio sguardo di genere sulla storia dell’arte italiana moderna. La mostra si dipana attraverso 131 opere tra dipinti e sculture, firmate da 42 artiste: accanto alle opere delle protagoniste femminili, il percorso comprende anche tre dipinti di Giacomo Balla e quattro opere di Felice Casorati, presenze che contribuiscono ad arricchire il contesto culturale e artistico all’interno del quale si svilupparono le vicende delle artiste rappresentate in mostra. Tra di esse vi è anche Nella Marchesini, la presenza delle cui opere a Palazzo Cucchiari si segnala anche come un ritorno alle origini. Il rilievo dato dal curatore, Massimo Bertozzi, alla pittura della Marchesini - rappresentata da ben sette dipinti -, oltre che al ruolo di “maestra” alla “Libera scuola di pittura” di Felice Casorati a Torino, si deve anche al fatto che Nella, del tutto casualmente (suo padre era professore di materie scientifiche al Liceo classico di Massa) era nata a Marina di Massa, dove trascorse i primi 15 anni di vita, e quindi alla considerazione che la sua educazione un po’ selvatica, abbia lasciato il segno nel carattere indipendente e singolare della sua pittura. A Torino, Nella aveva partecipato, con la sorella Maria, all’esperienza della rivista Energie Nove di Piero Gobetti, ed era stato proprio quel giovanissimo coetaneo a introdurla, agganciandola alla catena delle sue amicizie, alla scuola di Casorati.
Nella Marchesini, pittrice per passione e professionista per carattere, mise a frutto un’assoluta autonomia di linguaggio, per quanto questa sua individualità abbia comportato, al di là della continua presenza alle Biennali veneziane e alle Quadriennali romane, un progressivo isolamento dalla scena artistica, divenuto vera e propria emarginazione dopo la promulgazione delle leggi razziali per via delle origini ebraiche del marito, il pittore Ugo Malvano. A Palazzo Cucchiari, Nella Marchesini è presente, oltre che con il Ritratto di Daphne Maugham, la pittrice inglese prima allieva e poi moglie di Casorati, che è stato scelto anche come immagine/copertina della mostra, con dipinti d’indole famigliare, come Donna che legge (La Madre) e Figure con bambino (Il padre e la sorella Dadi) in prestito dal MART di Rovereto, con la figura Donna che dorme, dalla collezione della Banca d’Italia e con tre piccole opere degli anni Trenta, di intonazione massese: Pattino sulla spiaggia, Pineta a Marina di Massa e Renaioli a Marina di Massa, dell’Archivio Malvano Marchesini. (gci)
ROMA, UN VERMEER A PALAZZO BARBERINI
Un capolavoro di Vermeer a Roma: dall'8 luglio all'11 ottobre Palazzo Barberini ospita l'opera di Johannes Vermeer Donna in blu che legge una lettera, concesso in prestito in via eccezionale dal Rijksmuseum di Amsterdam. Dopo l’esperienza di "Giorgione. Da Budapest a Roma", le Gallerie Nazionali di Arte Antica proseguono il dialogo con alcune delle più prestigiose istituzioni museali internazionali, offrendo una nuova opportunità di incontro con i capolavori della tradizione artistica europea. Realizzata intorno al 1663-1664, Donna in blu che legge una lettera è considerata uno dei vertici della produzione del maestro di Delft ed è tra le immagini più celebri della pittura olandese del Seicento. A cura di Thomas Clement Salomon e Paola Nicita, il dipinto giunge a Roma offrendo un'occasione unica per approfondire l'opera di uno dei protagonisti assoluti della pittura europea. L'iniziativa assume un particolare rilievo alla luce della rarità delle opere di Vermeer - poco più di una trentina quelle universalmente riconosciute, nessuna conservata in Italia - e delle rare occasioni in cui questi capolavori vengono concessi in prestito. Il percorso espositivo si articolerà tra la Sala Ovale e la Sala Paesaggi: una serie di contenuti digitali accompagnerà i visitatori alla scoperta dell’arte del Maestro olandese, offrendo approfondimenti dedicati alla storia del dipinto, alla tecnica pittorica di Vermeer e al contesto culturale in cui esso venne realizzato. L’esposizione offre inoltre l’occasione di apprezzare il restauro condotto dal Rijksmuseum nel 2010, che ha restituito al dipinto la luminosità originaria dei colori e ha consentito di approfondire la conoscenza del processo creativo dell'artista. La rimozione delle vernici alterate dal tempo ha riportato alla luce la straordinaria intensità dei blu e numerosi dettagli esecutivi, offrendo nuove prospettive di studio su uno dei capolavori più amati della pittura europea. Il percorso culminerà nella Sala Paesaggi, dove Donna in blu che legge una lettera sarà presentata in uno spazio dedicato che consentirà un'osservazione ravvicinata dell'opera e dei suoi raffinati dettagli esecutivi. (gci)





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