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direttore Paolo Pagliaro

Tir batte treno
e l’Italia arretra

Tir batte treno <br> e l’Italia arretra

di Paolo Pagliaro

Nel primo semestre il traffico ferroviario su rotaia è crollato in Italia dell’8%. I treni merci hanno percorso, nel complesso, 2 milioni di chilometri in meno rispetto a un anno fa. Se il trend si conferma, a fine anno torneremo ai livelli del 2015 cancellando, in appena cinque anni, quasi 9 milioni di chilometri percorsi dai merci. I dati diffusi ieri da Fermerci, l’associazione delle imprese, dicono che non siamo di fronte a un semplice rallentamento congiunturale: ormai siamo alla sconfessione di un decennio di politiche per il rilancio del trasporto su rotaia, che in Italia è sensibilmente inferiore alla media europea. .
Ogni treno merci che sparisce dai binari significa un aumento del traffico pesante su gomma. Il trasporto ferroviario emette, a parità di merce trasportata, una frazione delle emissioni di CO2 di un TIR: le stime della Commissione europea parlano di un fattore da 3 a 9 volte inferiore, a seconda della tratta e della trazione. Un arretramento come quello reso noto ieri non è quindi solo un problema industriale, ma un ulteriore passo indietro rispetto agli obiettivi climatici nazionali ed europei, con ricadute sulla sicurezza stradale e sulla congestione del traffico.
Bruxelles finanzia corridoi merci dedicati, interoperabilità tecnica ed elettrificazione proprio per spostare quote di traffico dalla strada alla ferrovia. Il dato italiano va in controtendenza rispetto all’ agenda comunitaria, con il paradosso che parte della causa è proprio il PNRR , lo stesso strumento europeo che dovrebbe rafforzare la rete; i cantieri infatti stanno producendo, nel breve periodo, l'effetto opposto a quello desiderato. L'ultimo colpo a un paziente già debilitato viene dalle politiche pubbliche: mentre le misure strutturali di sostegno all'autotrasporto — tra rimborso accise, riduzione pedaggi e deduzioni forfettarie — superano il miliardo di euro l’anno, il cargo ferroviario ne riceve circa un sesto. Non è un dettaglio tecnico: significa che lo Stato sostiene la modalità più inquinante molto più di quella che dovrebbe sostituirla.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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