Aprirà il 9 ottobre alle Scuderie del Quirinale a Roma la prima grande monografica dedicata a Pontormo (Jacopo da Pontormo; Pontorme, Empoli, 1494 - Firenze, 1557). Capofila assoluto della grande stagione del Cinquecento fiorentino che incarna il passaggio dal pieno Rinascimento alla Maniera, innovatore eccentrico dei modelli classici e per questo oggetto di una vasta fortuna novecentesca, da Pasolini a Bill Viola, venerato oggetto del desiderio di collezionisti di tutto il mondo ma popolare e amato anche dal grande pubblico per i tratti di forte originalità della sua personalità creativa, Pontormo è ciononostante per la prima volta protagonista di una grande mostra interamente dedicata a lui. L’esposizione promossa da Ales - Scuderie del Quirinale in partnership con le Gallerie degli Uffizi, prodotta insieme alla casa editrice Electa, è curata da Cristina Acidini, tra i maggiori esperti di Cinquecento fiorentino, con il supporto di un team di autorevoli studiosi che annovera Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani. La mostra sarà l’occasione per vedere riuniti tutti i principali capolavori dell’artista, insieme a una straordinaria selezione di opere su carta. Oltre al cospicuo numero di opere in arrivo dalle Gallerie degli Uffizi, eccezionali prestiti provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo (la Galleria dell’Accademia e Musei del Bargello, l’Istituto Centrale per la Grafica, il Louvre, la National Gallery, il British Museum, il Metropolitan Museum of Art, la National Gallery of Art di Washington, l’Art Institute di Chicago, il Getty Museum di Los Angeles e altri) saranno messi a confronto nelle sale delle Scuderie del Quirinale a cominciare dal capolavoro più noto e riconosciuto di Pontormo, la Visitazione proveniente dalla Chiesa di San Michele Arcangelo di Carmignano, presso Prato. Un percorso di grande spettacolarità prevalentemente cronologico ma non privo di affondi tematici. Il catalogo edito da Electa rappresenterà un punto di riferimento, rigoroso e aggiornato, per la conoscenza di Pontormo nel contesto storico e culturale della Firenze del Cinquecento e della pittura tra Rinascimento maturo e Manierismo. (gci)
DAL 24 SETTEMBRE A MILANO “DALI' E LA MODA”
La stagione espositiva milanese apre a Palazzo Reale con Dalì e la Moda, la grande mostra in programma dal 24 settembre al 31 gennaio 2027, dedicata per la prima volta all’influenza di Salvador Dalì sul mondo della moda e al ruolo decisivo che quest’ultima ebbe nella costruzione del suo universo creativo. Un progetto espositivo di respiro internazionale che inaugura in occasione della Milano Fashion Week 2026 e riunisce capolavori, abiti, fotografie, gioielli, filmati e documenti provenienti dalle più importanti collezioni e istituzioni museali del mondo. La mostra è promossa dal Comune di Milano – Cultura, organizzata e prodotta da Palazzo Reale, MondoMostre e Civita Mostre e Musei, in collaborazione con la Fundacio Gala-Salvador Dalì, con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia e della Camera Nazionale della Moda Italiana e con la media partnership di Vogue Italia e StreetVox come Official OOH partner. La mostra è realizzata grazie a Enel, main partner, Fineco, premium partner, con la sponsorizzazione tecnica di Bonaveri e Novacolor, e con Vivaticket Official Ticketing Partner. (gci)
MILANO, PROROGATE AL 13 SETTEMBRE “PALADINO” E “GIOVANNI GASTEL. REWIND”
A Palazzo Citterio a Milano, le mostre “Paladino” e “Giovanni Gastel. Rewind” sono state prorogate fino al 13 settembre. Nella Sala Stirling di Palazzo Citterio, la rassegna di Mimmo Paladino propone un progetto appositamente pensato per questo spazio, dedicato ai Dormienti, uno dei più celebri capolavori dell’artista campano qui posti in stretto dialogo con l’architettura che lo ospita, e un nucleo di opere su carta del 1973. L’esposizione, curata da Lorenzo Madaro e realizzata da La Grande Brera in stretta collaborazione con l’Archivio Paladino, presenta l’intera serie dei Dormienti, composta da trentadue sculture realizzate in terracotta, tutte provenienti dalla stessa matrice ma combinate diversamente a seconda dello spazio che le accoglie. L’allestimento appare come una messa in scena teatrale, nel quale s’incontrano i corpi che giacciono silenti, adagiati in posizione fetale nell’ambiente ipogeo di Palazzo Citterio. Questi attori appaiono immobili, assopiti, quasi sospesi in una dimensione tra sonno e veglia, tra sogno e realtà. L’omaggio a Giovanni Gastel (Milano, 1955-2021), uno dei maestri della fotografia contemporanea, è costruita come un viaggio emotivo e immersivo che consente di rivedere la sua intera carriera da una nuova prospettiva, non cronologica ma tematica, poetica e profondamente personale. La mostra, curata da Uberto Frigerio, realizzata da La Grande Brera con l’Archivio Giovanni Gastel, in collaborazione con l’Agenzia Guardans-Cambo, propone oltre 250 immagini, dalle prime copertine di moda del 1977 agli still life più innovativi, dalle polaroid ai Fondi oro, dalle campagne che hanno segnato la storia della moda fino ai ritratti di figure iconiche del nostro tempo, a cui si aggiungono oggetti personali e strumenti di lavoro. (gci)
“FUTURAMA”: TRA ARTE E VISIONI DEL DOMANI
“FUTURAMA” conclude la trilogia espositiva del MAN di Nuoro dedicata alle modalità con cui l’essere umano costruisce il proprio rapporto con il reale, con l’ambiente e con il tempo. Dopo “SENSORAMA”, che ha indagato la percezione come struttura cognitiva, e “DIORAMA”, che ha esplorato le nuove ecologie post-naturali e il ripensamento del legame tra umano e non umano, “FUTURAMA” si concentra sull’immaginazione del futuro come dispositivo culturale, politico ed emotivo. Il titolo della mostra, a cura di Chiara Gatti ed Elisabetta Masala in collaborazione con Storyville, si ispira alla celebre esposizione “Futurama” organizzata da General Motors alla New York World’s Fair del 1939, evento spettacolare che offrì a 5 milioni di visitatori una visione idealizzata dell’America del domani. Grazie a giganteschi plastici immersivi, progettati da Norman Bel Geddes, il futuro prendeva la forma di metropoli razionali attraversate da grattacieli e superstrade sopraelevate, spazi urbani organizzati attorno al dominio dell’automobile e al mito dell’efficienza tecnologica. “FUTURAMA” prende spunto da questa illusione futuribile per interrogare un’epoca in cui il progresso appariva non solo desiderabile, ma inevitabile. Il secondo dopoguerra segnò infatti l’avvio di una stagione di ottimismo radicale, alimentata dalla crescita economica, dalle conquiste scientifiche e dall’accelerazione tecnologica. Questa speranza si tradusse in un’estetica diffusa del futuro che attraversò ogni ambito della cultura visiva. “FUTURAMA” ricostruisce, dunque, questa stagione di fiducia radicale nel progresso come una vera e propria utopia estetica, in cui la tecnologia non era percepita come minaccia, ma come promessa di liberazione dal lavoro, dalle privazioni e perfino dalla morte. Tuttavia, la mostra mette progressivamente in luce le crepe di questo scenario. Le stesse forze che avevano alimentato l’ottimismo modernista produssero anche nuove forme di disuguaglianza, alienazione e fragilità ecologica. Artisti in mostra: Valerio Adami, Vincenzo Agnetti, Getulio Alviani, Enrico Baj, Agostino Bonalumi, Davide Boriani, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Fabrizio Dusi, Mario Schifano, Lucio Fontana, Piero Gilardi, Pietro Gallina, Gianni Colombo, Sergio Lombardo, Gino Marotta, Germana Marucelli, Pino Pascali, Alberto Rosselli, Paolo Scheggi, Giulio Turcato e Grazia Varisco. La mostra è accompagnata da un catalogo con contribuiti critici di Carlo Antonelli, Paolo Campiglio, Michela Gattermayer e Silvia Casagrande. (gci)
“MODERNITÀ COME DIALOGO”: A CORTONA LE OPERE DI GINO SEVERINI
“Gino Severini. Modernità come dialogo” è la mostra internazionale con cui la Città di Cortona - negli ultimi anni impegnata a ridefinire e riannodare il legame tra uno dei principali protagonisti dell’arte del Novecento e la sua città natale – celebra, dallo scorso 5 luglio al 1° novembre al Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, a Palazzo Casali, il sessantesimo anniversario dalla morte di Severini (1883 - 1966). Una mostra volutamente di ricerca, con un taglio critico a tesi pensato dalle curatrici Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva e, nel contempo, di grande impatto per percorso e allestimento: con oltre 80 opere tra dipinti e disegni prestati da tanti musei italiani ed esteri e da collezioni private di assoluto rilievo - a partire dal Centre Pompidou di Parigi, dall’Estorick Collection di Londra e dal Musée d’Art et Industrie Saint- Etienne, fino al Museo del Novecento di Milano, alla Pinacoteca Vaticana, al MART di Rovereto e soprattutto alle Collezioni Romana Severini e Franchina -; con documenti originali che, oltre ad emozionare, aiutano a definire il contesto storico e culturale, i dibattiti, le relazioni tra i maggiori artisti del tempo, le riflessioni teoriche e la gestazione di alcuni lavori; e, infine, con l’eccezionale testimonianza, attraverso bozzetti, studi e una inedita documentazione fotografica, degli affreschi realizzati da Severini in numerose chiese nella Svizzera romanda - momento centrale del suo confronto con l’arte religiosa dopo il ritorno alla fede cristiana del ’23 - e con un’installazione multimediale immersiva realizzata da LimenXR. Una mostra, soprattutto, che è l’esito di un lavoro di squadra, che ha coinvolto tantissimi soggetti e istituzioni: i promotori Comune di Cortona in collaborazione con Accademia Etrusca e MAEC e in co-produzione con il Ministero della Cultura; i sostenitori fondamentali a partire dalla Regione Toscana, Fondazione CR Firenze e Banca Popolare di Cortona; le curatrici Daniela Fonti e Margherita D’Ayala Valva e l’organizzazione generale di Villaggio Globale International; Andrea Mandara con Claudia Pescatori per il progetto di allestimento e Francesca Pavese e Sara Rinaldi grafica, il pool scientifico ulteriormente coinvolto per le ricerche e i saggi in catalogo (edito da Cimorelli Editore), ovvero Giovanni Casini, Alessandro Del Puppo, Alice Ensabella, Alessandra Franchina, Maria Rosa Lanfranchi, Francesca Piqué e Alessandra Tiddia; la collaborazione di SUPSI (Scuola Universitaria della Svizzera Italiana) cui si devono gli studi condotti sulle opere murali svizzere, e infine la figlia di Gino, Romana Severini, che personalmente, generosamente e con entusiasmo sta sostenendo Cortona in questo suo viaggio alla riscoperta di un dialogo mai sopito con il geniale artista, e che tanto ha contribuito anche a questa esposizione. (gci)
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