“È un'immagine già vista: si tratta delle due enclave di Ceuta e Melilla, che sono territorio dell'Unione Europea e quindi ambite, perché rappresentano un pezzo di Europa in Africa, un territorio che sembra raggiungibile rispetto all'Europa che conosciamo noi, separata da un mare che spesso è mortale. Quello è il territorio della Spagna, però la Spagna per gestire e controllare i flussi ha bisogno della cooperazione del Marocco, quindi è una forma di esternalizzazione. In questo modo si affida a qualcun altro il compito di fermare, bloccare, non far arrivare. Quando esternalizzi ti metti nelle mani del partner: l'abbiamo già visto con la Tunisia, con la Libia, con la Bielorussia, con la Turchia. Il Marocco avrà avuto una serie di ragioni; altre sono forse da individuare in una cattiva interpretazione di una sentenza spagnola, ma il Marocco può aver avuto le sue buone ragioni per aprire e far passare, perché poi poteva negoziare altre questioni con la Spagna da una posizione di forza. Chi ci va di mezzo? Persone che hanno mille motivi per lasciare le loro terre, ci sarà magari anche qualcuno che delinque su questo, non ho dubbi, quando si arriva in questo modo così incontrollato. Poi è chiaro che percorsi legali e sicuri risolverebbero a monte il tema delle eventuali presenze di criminali”. Queste le parole di Riccardo Noury, Amnesty International, su Radio Cusano, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.
“Sono pedine di un gioco molto più grande, sporco, di interessi, negoziati e trattative politiche per mettere in difficoltà un Paese, la Spagna, non tanto per questioni di politica interna, quanto perché la Spagna ogni volta che apre verso l'Algeria poi si ritrova il Marocco contro. Il Marocco ha questa arma umana che sono le persone, i migranti, da scagliargli addosso. E quindi poi ci sono decine di morti, come è successo anche in passato. Le famiglie migranti fanno un calcolo molto semplice, economico: chi mandiamo in mare aperto? Il ragazzino? No, ci mandiamo qualcuno che può cercare lavoro, e quindi va l’uomo con l'obiettivo di mandare qualcosa a casa. È semplice. È pericoloso non solo arrivare via mare, ma anche arrampicarsi su questi tre muri, sul filo spinato, trovare un'ostilità della popolazione di Ceuta, perché gli hanno tirato di tutto a queste persone arrivate. La Spagna sta rimandando indietro 150 persone al minuto. Se il diritto internazionale vale ancora qualcosa, e io sono uno di quelli che ci lavora, per cui per me vale, che vuol dire che devi esaminare la situazione individuale di queste persone? Che devi valutare una per una, non 150 al minuto per rimandarle via”, ha concluso Noury. “Possono esserci dei minori non accompagnati, persone vulnerabili, in situazioni di disabilità, di altre patologie, persone che sono a maggiore rischio di violazione dei diritti umani nel Paese di origine. Il Marocco ci ha messo i mezzi e le persone, ma non tutte queste persone sono marocchine, arrivano anche da più lontano. Possono esserci minorenni, a volte soli, donne, che magari rischiano violenza sessuale o sono fuggite dalla violenza sessuale, persone in condizioni di salute precarie, persone che rischiano persecuzione politica se tornano a casa. Se su 60.000, 100 di queste hanno titolo a rimanere, bisogna che queste 100 le individuiamo, perché magari stanno invece nelle 150 che tra un minuto verranno rimandate via”.
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione