Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

CEUTA, 007 SPAGNA:
SPIE DI RABAT TRA LA FOLLA

CEUTA, 007 SPAGNA: <BR> SPIE DI RABAT TRA LA FOLLA

“Non siamo davanti a una semplice emergenza: è un teatro di confronto d'intelligence permanente”. Lo afferma in una intervista a Il Giornale un alto ufficiale di collegamento del Cni, i servizi segreti spagnoli, 20 anni di operazioni tra exclave e Maghreb, nome in codice Carlos. “Nelle ultime ondate abbiamo rilevato ben 12 agenti marocchini mimetizzati tra la folla. È la tattica dell'allentamento della maglia. La Dgst (Dirección General de Vigilancia del Territorio) e la Dged (Dirección General de Estudios y Documentación) diffondono voci informali su orari di ‘manica larga’ al confine per attirare la massa. Poi inseriscono nel flusso informatori in abiti civili”, “erano lì per dirigere l'orchestra: guidare i gruppi verso i punti ciechi della recinzione, misurare i tempi di reazione della Guardia Civil e testare la tenuta dei sistemi di telecomunicazione e guerra elettronica. Volevano offrire alle tv l'immagine di una città sotto assedio per costringere Madrid a cedere sui tavoli diplomatici. Non è un caso isolato: abbiamo già registrato precedenti nel maggio 2021 e a Melilla nel 2022”. Per individuare le pedine di Rabat si incrociano tecnologia e analisi comportamentale: radar optronici e sensori biometrici al valico di Tarajal… “I nostri operatori notano individui con postura tattica anomala. Impartiscono segnali manuali alle retroguardie, mantengono la distanza di sicurezza dalle cariche, monitorano le pattuglie. L'incrocio delle immagini coi database di frontiera dà il verdetto”. Quando uno di questi agenti viene fermato, scatta la “procedura parallela”. Se entrasse nel circuito giudiziario, finirebbe nei centri di accoglienza o davanti a un magistrato. Significherebbe ufficializzare la sua identità e scatenare un incidente diplomatico… “L'ordine è sottrarli ai canali di registrazione ordinari. Gli infiltrati vengono presi in consegna congiunta da Guardia Civil e Cni. Nell'arco di pochissime ore li scortiamo fino al valico neutro di Tarajal e li riconsegniamo agli ufficiali marocchini. Niente verbali, nessuna traccia”. (redm)

 

“Capisco il nervosismo spagnolo per la loro politica fallimentare sui migranti, ma noi abbiamo il dovere di proteggere i confini italiani, che sono fra l'altro anche 7 mila chilometri di confini europei, che riguardano anche altri Stati, e che sono dunque confini di tutta l'Unione. Noi siamo sempre stati solidali con la Spagna, siamo amici degli spagnoli, ma la loro politica su questo dossier non è perfetta, e noi i nostri passi li abbiamo fatti dopo un'attenta valutazione del ministero dell'Interno”. Lo afferma, in una intervista al Corriere della Sera, il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Sulla situazione di Ceuta e sulla reazione degli altri partner europei inoltre precisa: “Che fine faranno i 5 mila migranti sub-sahariani a Ceuta, che non potranno essere rimandati in Marocco? Dove andranno? Non è un caso che il governo socialista della Danimarca abbia condiviso per primo le nostre preoccupazioni insieme a tanti altri Stati della Ue. Quello che è successo a Ceuta non è qualcosa di marginale, è un rischio per tutta l'Unione, ed è nostro diritto chiedere misure aggiuntive, chiarimenti e misure preventive perché questi fatti non si ripetano e non compromettano il tessuto sociale di altri membri della Ue”, “la Spagna sta regolarizzando 500 mila stranieri irregolari, e lo sta facendo senza aver condiviso questa scelta con nessuno dei partner europei, e questo non va bene. Ora addirittura si apprende che sono un milione le domande di regolarizzazione, e chi impedisce a queste persone di circolare liberamente nell'area Schengen?”, “del resto, ci sono dei precedenti, abbiamo già sospeso Schengen con la Slovenia e nessuno ha obiettato nulla, per noi non esiste una politica del diritto assoluto a emigrare. Fra l'altro anche il Ppe spagnolo è molto critico con le scelte di Sánchez”. Sui rapporti politici interni poi precisa: “Guardi per noi Vannacci è ininfluente, non prendiamo decisioni sulla base di quello che fa Vannacci. E Sánchez non è il salvatore del mondo, ognuno ha il diritto-dovere di prendere le decisioni che ritiene opportune, nel rispetto però delle regole europee”.  

 “Il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne è una misura che i Paesi europei hanno attivato centinaia di volte negli anni: la stessa Spagna vi ha fatto ricorso in diverse occasioni, così come alcuni Paesi confinanti hanno fatto nei nostri confronti. Il clamore che si è sollevato attorno alla decisione del nostro governo è dunque del tutto immotivato. Si tratta di una disposizione di carattere pratico, prevista dai trattati stessi, che non ha alcun impatto sui cittadini europei né su quelli di Paesi extra Ue già in possesso di un titolo di soggiorno regolare sul territorio dell'Unione. Non ci sarà alcun contralto aggiuntivo né alcun aggravio burocratico per i loro spostamenti. Come già avvenuto sulla frontiera orientale, la misura sarà utile solo nella direzione di evitare pericoli per la sicurezza nazionale”. Lo afferma, in una intervista a La Verità, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, replicando alle polemiche sollevate dal governo spagnolo in merito alla sospensione dell'accordo di Schengen da parte dell’Italia e della crisi di Ceuta. “Se la tutela della dignità della persona rappresenta uno dei valori fondanti dell'Unione europea, allora è doveroso pretendere dai Paesi terzi un impegno effettivo e verificabile nella lotta contro queste organizzazioni criminali” aggiunge, sostenendo che “l'Italia, nel contrasto ai flussi migratori irregolari, ha sempre offerto e continuerà a offrire il massimo sostegno a tutti i partner europei. Lo facciamo anche perché sappiamo bene, per esperienza passata, cosa significhi essere lasciati soli di fronte a un massiccio afflusso di migranti e al traffico di esseri umani che lo alimenta”, “quanto ai numeri sugli sbarchi, citati in questi giorni in maniera strumentale, anche dallo stesso governo spagnolo, basterebbe un'analisi più attenta ma soprattutto obiettiva: negli ultimi quindici anni in Italia si sono registrati due cali significativi, e non casuali. Il primo quando era ministro Salvini, nel 2018, il secondo oggi, grazie alle politiche messe in campo da questo governo, guidato da Giorgia Meloni”, “le politiche del governo Meloni hanno prodotto risultati concreti: se raffrontiamo gli sbarchi dei primi sette mesi del 2023, l'inizio della nostra legislatura, con lo stesso periodo di quest'anno i numeri crollano dell'82%. È la prova che, quando c'è la volontà politica e, se me lo permette, la capacità tecnica, è possibile arginare un fenomeno che nasce e prospera grazie ad attività criminali organizzate”. E prosegue: “Mi auguro che si faccia chiarezza sulla dinamica di quanto accaduto, anche per capire se dietro l'afflusso di massa vi sia stata una regia organizzata. Quel che è certo, è che un atteggiamento più permissivo sul fronte del contrasto migratorio finisce per alimentare l'illusione, in chi non ne ha diritto, di poter restare in Europa. Lo hanno detto le stesse persone che sono entrate irregolarmente a Ceuta. E le reti criminali sfruttano proprio queste suggestioni per costruire una narrazione che altro non è se non uno strumento di propaganda al servizio dei loro traffici”. Quindi conclude: “In alcuni ambienti della sinistra europea e italiana c'è la tendenza a considerare l'immigrazione irregolare quasi come un fatto positivo, funzionale a un cambiamento della composizione della società, in una direzione asseritamente multiculturale ma che in realtà nasconde visioni ideologiche o mirate a interessi di parte”. (4 ago - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
IM

Italiani nel mondo

NOVE COLONNE ATG

archivio

NOVE COLONNE ATG / SETTIMANALE

archivio

Turismo delle radici
SFOGLIA il Magazine

archivio

I RITORNATI

IL SUMMIT DEI TALENTI

Summit dei Talenti foto Ricercatori

GLI ALFIERI DEL MADE IN ITALY

Le eccellenze italiane si raccontano

EDICOLA

Il meglio della stampa italiana all’estero

Logo Edicola