“Voglio dargli ogni ultima possibilità prima della decapitazione." È quanto dichiarato da Donald Trump durante una conferenza stampa tenutasi presso lo Studio Ovale, alla Casa Bianca, e riportata da Fox News. Il presidente Usa ha spiegato che l'Iran chiede un'altra possibilità di negoziato e ha ribadito di preferire un accordo a un nuovo attacco militare su larga scala: "Mi hanno chiamato e mi hanno detto: per favore non attaccateci, faremo un accordo. Questa è la verità, e lo sanno tutti." Il presidente ha aggiunto che i colloqui con l'Iran proseguono nonostante gli ultimi raid abbiano fatto dubitare della tenuta della via diplomatica: "Per qualche ragione, quando stanno trattando, non amano dire che stanno trattando." Inoltre ha precisato che il vero obiettivo dei negoziati non è lo Stretto di Hormuz ma la denuclearizzazione di Teheran: "Loro dicono: vogliamo parlare dello Stretto. Ma quello che più conta, dal mio punto di vista, è parlare della denuclearizzazione dell'Iran, perché è di questo che si tratta. Per questo lo sto facendo". Trump ha infine respinto i timori di un possibile blocco iraniano nello Stretto di Hormuz, assicurando che gli Stati Uniti mantengono il pieno controllo navale nella regione: "Se qualcuno deve far pagare un pedaggio, lo facciamo noi. Abbiamo il controllo totale. Sapete, abbiamo una cosa chiamata blocco navale, e quella Marina la chiamano un muro d'acciaio”.
"Gli iraniani sono stretti tra aggressione esterna e repressione interna, che è diventata più aggressiva. Si parla quasi esclusivamente degli aspetti militari del conflitto, ma rimaniamo silenti sui diritti umani, le persone sono a malapena visibili". Lo afferma, in una intervista a La Repubblica, Mai Sato, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nella Repubblica islamica. "Migliaia di persone sono state uccise in attacchi contro scuole, ospedali, siti religiosi e culturali, aree residenziali, e milioni sono state sfollate internamente", "gli attacchi a porti, reti elettriche e vie di trasporto stanno isolando le comunità, privandole di cibo, medicine e mezzi di sussistenza in un Paese già in profonda precarietà economica" e "a pagare il prezzo più alto sono le persone già ai margini della società: donne, bambini, disabili, minoranze come i Baluchi, i rifugiati". Sulla minaccia relative agli attacchi a infrastrutture civili, l'esperta avverte: "Violerebbe i principi di distinzione e proporzionalità e costituirebbe un crimine di guerra. Questo conflitto è stato caratterizzato da una retorica che minaccia apertamente, e a volte sembra ammettere, i crimini di guerra". Inoltre evidenzia che "dall'inizio della guerra le autorità hanno agito in modo ancora più aggressivo. Migliaia di persone sono state arrestate, molte sarebbero state torturate, fatte sparire con la forza, sottoposte a finte esecuzioni o costrette a confessare davanti a una telecamera". La relatrice denuncia inoltre violenze estreme e la negazione dei soccorsi: "Mi dicono di medici a cui è stato ordinato di staccare i respiratori ai manifestanti feriti. Nel 2026, almeno 24 persone sono già state giustiziate in relazione alle proteste di gennaio. Dodici giovani sono stati condannati a morte in un'unica udienza a porte chiuse. È probabile che queste esecuzioni vengano utilizzate come strumento per mettere a tacere le giovani generazioni". (4 ago - red)
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