Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

MADRE RAGAZZO SOFIA:
FIERA DI MIO FIGLIO

MADRE RAGAZZO SOFIA: <BR> FIERA DI MIO FIGLIO

“Gabriel aspettava da tempo questo campeggio. Lui e tutti i suoi compagni. La sua reputazione lo precedeva. Giovani ebrei provenienti da tutte le parti del mondo, camminate, sfide, falò, tende, amicizie per la vita. Nemmeno la nascita di un nuovo nipote poteva fermare un sedicenne sano ed entusiasta. E così è stato. Esperienza totalizzante, poco tempo per raccontare, nel gruppo arrivano foto splendide. Da madre non ansiosa lo lascio tranquillo. Che se poi mi dovessi preoccupare potrebbe essere per un'eventuale scivolata sui monti. Invece la sorpresa arriva l'ultima sera. La cronaca è tristemente nota. I ragazzi ebrei braccati. Messi in lockdown in hotel. Con diversi energumeni che inneggiano al nazismo. Urlano scomposti, volgari. Le reazioni sono molteplici. Confusione, ansia, sbigottimento. L'indomani vengono tutti scortati in aeroporto dalla polizia”. E’ la testimonianza affidata al Riformista di Dalia Gubbay, madre di uno dei ragazzi ebrei italiani aggredito da Sofia. “Mio figlio come da suo temperamento non si scompone troppo. La consapevolezza arriva dopo. La notizia esplode. E lui, 16 anni, passa la giornata al telefono con i giornalisti. Io lo ascolto, con la morte nel cuore unitamente a una fierezza senza pari. Non mi aspettavo forse questa maturità, questa compostezza. Dignitoso racconta. E dice di essere preoccupato. Il saluto nazista lo aveva visto solo nei film. E se fossero entrati? Cosa ci avrebbero fatto? E perché dopo il 7 ottobre succedono tutte queste cose? lo cosa c'entro? Posso ancora viaggiare? Studiare? Vivere serenamente in Europa? Nel mondo? Lo guardo. So che sarà difficile. So che non avrei mai voluto che vedesse tutto questo. Ma non ci siamo mai pianti addosso e non lo faremo neanche oggi. La resilienza non gli manca. Lo sento dal tono della voce, dallo sguardo limpido. Non abbasseremo la testa. Nessuno di noi. Intanto aspettiamo. Leggi, decreti, sanzioni, controlli, educazione, cultura, attenzione. Tutto ciò che può e deve servire per fermare questa ignobile e inaccettabile deriva antisemita. Am Yisrael Chai”. (6 ago - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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