Continuano in Indonesia le operazioni di soccorso dopo il terremoto di magnitudo 7,7 che sabato 15 agosto ha colpito la zona orientale del Paese. Il bilancio riferito dalle autorità è salito a 53 morti, mentre i feriti sono almeno 130. Migliaia di persone hanno lasciato le proprie abitazioni e, secondo gli ultimi dati riportati, gli sfollati sono arrivati a 12.800. Molti hanno trascorso la notte all'aperto per il timore delle scosse di assestamento, che hanno raggiunto quota 1.600. I soccorritori continuano a scavare tra le macerie e nelle aree interessate dalle frane sull'isola di Flores, concentrando le operazioni anche nelle reggenze di Manggarai, Manggarai Orientale e Nagekeo, rimaste inaccessibili e indicate tra le zone più duramente colpite.
Lo sciame sismico è proseguito anche oggi. Una nuova scossa di magnitudo 5,6 è stata registrata alle 2.46 ora italiana al largo delle coste indonesiane. Secondo l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), l'epicentro è stato localizzato 175 chilometri a est della città di Labuan Bajo e l'ipocentro a 18 chilometri di profondità. Non è stato emesso un allarme tsunami e non risultano danni o conseguenze sulla popolazione. Il sisma di magnitudo 7,7 è stato il più letale registrato nel Paese dal 2022, quando un terremoto provocò centinaia di vittime a West Java. L'Indonesia, arcipelago di 290 milioni di abitanti, si trova lungo la "Cintura di Fuoco del Pacifico", area caratterizzata da un'elevata attività sismica e vulcanica.
Il terremoto ha avuto conseguenze anche sull'istruzione e sui servizi destinati ai minori. Secondo Save the Children, oltre 8mila bambini e adolescenti nella provincia di Nusa Tenggara Orientale affrontano rischi per la sicurezza e interruzioni del percorso scolastico. L'organizzazione ha segnalato oltre 900 abitazioni danneggiate dal sisma e dalle scosse di assestamento, insieme a 87 strutture scolastiche e 18 centri sanitari. "I bambini sono tra i soggetti più a rischio. Tutelare il loro benessere e il loro futuro richiede molto più che rispondere ai bisogni immediati: servono investimenti costanti nella ripresa e nella resilienza", ha dichiarato Fadli Usman, direttore per gli interventi umanitari e la resilienza di Save the Children Indonesia. Tra le priorità indicate figurano l'accesso all'istruzione e il sostegno ai mezzi di sussistenza delle famiglie per prevenire perdita di apprendimento, malnutrizione, lavoro minorile, matrimoni precoci e altri rischi.
Sulle conseguenze del terremoto è intervenuto anche Papa Leone XIV. Il Pontefice si è detto "profondamente rattristato nell'apprendere della devastazione causata dal terremoto nella regione di Nusa Tenggara Orientale" e ha assicurato la propria "solidarietà spirituale e vicinanza a coloro che soffrono per le persistenti conseguenze di questo disastro, in particolare ai numerosi sfollati e feriti". Le parole sono contenute nel telegramma di cordoglio inviato a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin all'arcivescovo metropolita di Ende, monsignor Paulus Budi Kleden. Leone XIV "incoraggia le autorità ecclesiastiche e civili mentre continuano a fornire assistenza umanitaria" e "prega per il personale di emergenza impegnato nelle operazioni di recupero". Il Papa, "affidando i defunti alla misericordia amorevole di Dio Onnipotente", ha infine invocato "le benedizioni divine di consolazione e forza".
La Farnesina, attraverso l'Ambasciata d'Italia a Giacarta e l'Unità di Crisi, continua intanto a fornire informazioni ai connazionali presenti nelle aree interessate. Nel Paese risultano oltre 2mila cittadini italiani iscritti all'Aire e circa 6mila non residenti registrati su "Dove siamo nel mondo". I principali aeroporti dell'area risultano operativi, ma l'elevata domanda da parte dei turisti internazionali e della popolazione locale sta limitando la disponibilità di posti sui voli in partenza. La Farnesina invita gli italiani presenti nell'area a mantenersi in contatto con l'Ambasciata e a registrare la propria presenza sui sistemi dell'Unità di Crisi. (17 AGO – RED)
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