di Paolo Pagliaro
La guerra in Ucraina viene raccontata soprattutto attraverso le mappe, le offensive, i negoziati, le armi e i rapporti di forza tra Mosca, Kiev e le potenze occidentali. Poche volte i protagonisti sono le persone.
La stima del demografo Massimo Livi Bacci, pubblicata oggi da Neodemos, indica tra 400 e 450 mila il numero dei militari russi morti in questi quattro anni. Livi Bacci sottolinea come le perdite russe siano enormemente superiori a quelle registrate nei precedenti conflitti combattuti da Mosca dopo la Seconda guerra mondiale. E la distribuzione per età delle vittime mostra che la guerra non ha coinvolto soltanto giovanissimi: la fascia più rappresentata tra i soldati mandati al macello da Putin è quella tra i 36 e i 38 anni.
Dall'altra parte del fronte il prezzo è altrettanto drammatico. Stime attendibili valutano tra 125 e 150 mila i militari ucraini morti tra il febbraio 2022 e il giugno 2026. Non esistono statistiche ufficiali complete e verificabili sulle perdite militari e le autorità sia a Mosca sia a Kiev hanno progressivamente limitato la disponibilità di informazioni. Per questo gli studiosi ricorrono a metodi indiretti: i necrologi pubblicati dalla stampa e sui social, i registri delle successioni e il confronto tra la mortalità maschile osservata durante la guerra e quella attesa sulla base degli anni precedenti. Sono strumenti imperfetti, ma consentono di avvicinarsi a una realtà che la censura rende difficile osservare direttamente.
Poi ci sono i feriti. Per ogni militare ucciso, va moltiplicato per 3 il numero delle persone che riportano ferite. Molti sopravvivono con amputazioni, lesioni permanenti, traumi psicologici e disabilità che accompagneranno il resto della loro vita. Altrettanto difficile è quantificare il costo pagato dalla popolazione civile. Secondo le Nazioni Unite, fino alla fine di luglio 2026 erano stati accertati in Ucraina 16.874 civili uccisi e oltre 51 mila feriti. Tra i morti accertati figurano centinaia di bambini.
Prima ancora di essere una partita geopolitica per territori, sicurezza e potere, questa guerra è una gigantesca tragedia umana. Non merita indulgenza chi l’ha provocata e chi, avendone i mezzi, non si spende per fermarla.





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