Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

UCRAINA, ESCALATION
E MIRAGGI DI TREGUA

UCRAINA, ESCALATION  <BR> E MIRAGGI DI TREGUA

Kiev apre a una “tregua aerea”, per quanto limitata ad obiettivi specifici, mentre si fa al calor bianco la tensione tra Mosca, i paesi baltici e la Polonia. “L'Ucraina è pronta a sospendere i bombardamenti contro le infrastrutture energetiche russe, ma solo a condizione che Mosca faccia esattamente lo stesso”, ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sottolineando di aver già sottoposto ai propri partner occidentali una proposta formale per giungere a un’intesa bilaterale prima del sopraggiungere dei mesi più freddi. Il leader di Kiev ha tuttavia espresso forti riserve sull'effettiva affidabilità della controparte, sottolineando la concreta possibilità che il Cremlino non intenda rispettare un eventuale accordo. Le sue parole si inseriscono in un quadro tracciato nella giornata di ieri dal presidente americano Donald Trump, secondo il quale le due parti avrebbero già trovato una sintonia di massima per interrompere la campagna di raid reciproci contro i rispettivi siti energetici. Quello del tycoon appare però purtroppo come l’ennesimo tentativo di dare una svolta negoziale alla crisi con pochi margini di possibilità di successo effettivo anche perché, sul terreno, come accennato la realtà racconta un'ulteriore e pericolosa escalation “geografica” del conflitto, che lambisce in modo sempre più evidente i confini dell'Alleanza Atlantica.

TENSIONE NEI CIELI BALTICI E INCURSIONE DALLA BIELORUSSIA. I caccia della NATO sono dovuti intervenire nei cieli della Lituania per abbattere un velivolo senza pilota entrato nello spazio aereo nazionale. A dare l'annuncio è stato il presidente lituano Gitanas Nausėda, il quale ha confermato su X che “un drone che ha violato lo spazio aereo lituano nella notte è stato rapidamente abbattuto dai caccia della NATO”. Nausėda ha evidenziato come, di fronte all'intensificarsi delle azioni militari russe contro l'Ucraina, una simile prontezza operativa risulti fondamentale per la sicurezza regionale, ribadendo che la Lituania difenderà i propri cieli insieme agli alleati. Sulla stessa linea, il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha espresso profonda gratitudine alle forze alleate, rilevando che “la NATO rimane vigile, impegnata e pronta”.

Secondo le ricostruzioni fornite dal centro nazionale lituano per la gestione delle crisi e diffuse dalla radio nazionale LRT, il drone intercettato proveniva dalla vicina Bielorussia ed era in rotta verso ovest, prima di cadere in una zona rurale nei pressi del lago di Kaunas, nella parte centrale del Paese. L'incursione avvenuta nelle ultime ore non rappresenta un caso isolato: i Paesi baltici subiscono da tempo continue violazioni del proprio spazio aereo. Già il 19 maggio scorso, un caccia dell'Alleanza aveva abbattuto un drone ucraino sopra l'Estonia, segnando la prima intercettazione di un velivolo straniero nei cieli baltici dall'inizio dell'invasione su vasta scala nel 2022. Secondo la valutazione dei governi europei, la Russia starebbe deliberatamente deviando la traiettoria dei droni ucraini diretti verso i terminali petroliferi e gli impianti industriali nell'area di San Pietroburgo, spingendoli verso i territori dei Paesi vicini per creare provocazioni e destabilizzare la regione. In risposta al clima di costante minaccia, ieri sera lo stato maggiore dell'esercito polacco ha annunciato l'avvio di “operazioni militari aeree” a protezione dei propri confini, a seguito dell'ennesimo e massiccio attacco sferrato dai droni di Mosca contro il territorio ucraino.

L'ATTACCO AL TRENO AL CONFINE POLACCO E IL SEGNALE A BRUXELLES. L'episodio nei cieli lituani è giunto a circa ventiquattr'ore da un altro grave evento registrato a ridosso della frontiera con la Polonia. Ci riferiamo all’esplosione del drone suicida russo che ha colpito un treno fermo alla stazione sul confine di Yahodyn, nella regione di Volyn, a circa due chilometri dal territorio polacco e ad appena 800 metri dai valichi di transito. L'impatto contro la locomotiva è avvenuto a breve distanza di tempo dal passaggio sullo stesso tratto ferroviario di una delegazione diplomatica di alto livello composta dall'ex primo ministro britannico Boris Johnson, dall'ex premier svedese Carl Bildt e da alti funzionari della sicurezza europea. Lo stesso Carl Bildt ha confermato l'accaduto su X diffondendo le immagini dell'incendio e specificando: “Non era il nostro treno, ma quello che viaggiava pochi minuti dietro di noi al valico di confine. È stato evacuato all'avvicinarsi del drone e nessuno è rimasto ferito”. Anche Boris Johnson è intervenuto pubblicamente condannando il raid. Va ricordato, che Mosca indica proprio l'ex primo ministro britannico come uno dei principali responsabili dell'escalation militare. Secondo la narrativa del Cremlino, fu proprio l'intervento di Johnson nell'aprile 2022 a far deragliare la trattativa di pace di Istanbul tra Kiev e Mosca, spingendo la leadership ucraina a rifiutare la bozza di accordo per proseguire il conflitto con il pieno sostegno occidentale.

Sia come sia, come evidenziato dalle analisi dei media internazionali, l'azione militare contro lo snodo di Yahodyn assume una rilevanza strategica e simbolica. La rete ferroviaria ucraina rappresenta l'arteria vitale per i rifornimenti civili e militari, nonché il canale primario per gli spostamenti della diplomazia internazionale. Colpire a pochissima distanza dal territorio della NATO e dell'Unione Europea, sfiorando una delegazione occidentale, costituisce un chiaro messaggio di deterrenza e intimidazione inviato da Mosca per scoraggiare il continuo sostegno alleato a Kiev. L'episodio ha spinto le autorità di Varsavia a innalzare ulteriormente il livello di allerta, temendo che la pressione militare russa possa tradursi in ulteriori azioni sconsiderate lungo la linea di confine.

L'ASSE MOSCA-PYONGYANG E LA COOPERAZIONE FINANZIARIA CON L'IRAN. Sul fronte delle alleanze internazionali della Russia, si consolida l'asse con la Corea del Nord. In una lettera indirizzata oggi al presidente russo Vladimir Putin, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha confermato il proprio “incrollabile sostegno” alla causa del Cremlino in quella che ha definito una “guerra santa” contro l'Ucraina. Attraverso l'agenzia statale KCNA, il leader di Pyongyang ha ribadito la ferma volontà di ampliare e approfondire la cooperazione bilaterale e militare, quadro normato dall'accordo di difesa reciproca siglato nel 2024. Il partenariato si è già tradotto sul campo con l'impiego di migliaia di soldati nordcoreani nei combattimenti nella regione di Kursk tra il 2024 e il 2025, mentre stime ucraine indicano l'intenzione di Pyongyang di mettere a disposizione di Mosca un contingente compreso tra i 30.000 e i 50.000 uomini, oltre alla fornitura costante di missili balistici.

Parallelamente, Washington sta cercando di recidere i canali finanziari che alimentano la macchina bellica e diplomatica russa. Ieri il Dipartimento del Tesoro e il Dipartimento di Stato americani hanno sanzionato il colosso bancario russo VTB per il suo ruolo attivo nel sostenere la Repubblica Islamica dell'Iran. Secondo le rilevazioni del Governo statunitense, VTB avrebbe rafforzato la propria operatività a Teheran, aprendo conti di corrispondenza con istituti iraniani già colpiti da restrizioni, facilitando il trasferimento di miliardi di dollari di beni congelati e implementando un sistema di liquidazione in valute locali (rubli e rial). Inserita nell'“Operazione Economic Outcast”, l'azione degli Stati Uniti mira a tagliare fuori dal circuito finanziario globale qualsiasi istituzione terza che mantenga rapporti operativi con la banca russa.

PIOGGIA DI DRONI SULL'UCRAINA E RAID NELLE REGIONI RUSSE. Sul terreno di scontro, le operazioni belliche continuano a colpire duramente sia le infrastrutture che la popolazione civile. Ieri sera la Russia ha sferrato un'ampia ondata di attacchi aerei contro diverse regioni ucraine. L'aeronautica di Kiev ha segnalato il transito di droni a reazione nei cieli delle regioni di Kiev e Kharkiv, oltre che nei pressi di Kaniv, mentre altri velivoli d'attacco puntavano verso le aree di Chernihiv. Contemporaneamente, i cacciabombardieri russi hanno sganciato bombe guidate (KAB) sulle regioni di Kharkiv e Zaporizhzhia. Questa nuova offensiva fa seguito ai raid della notte precedente, durante la quale Mosca ha impiegato 108 droni: le difese aeree di Kiev dichiarano di averne intercettati o neutralizzati 85, sebbene siano stati registrati danni e impatti in sette distinte località. Il portavoce dell'aeronautica ucraina Yuriy Ihnat ha confermato ieri che le scorte di droni a disposizione della Russia rimangono ingenti, preannunciando la prosecuzione delle incursioni dai settori settentrionale ed orientale.

Gli attacchi non hanno risparmiato la capitale: nella notte le forze russe hanno colpito una stazione di servizio a Kiev, provocando il ferimento grave di un uomo, ricoverato d'urgenza come confermato dal sindaco Vitali Klitschko.

Da parte sua, l'esercito ucraino ha risposto prendendo di mira strutture economiche e logistiche situate all'interno del territorio russo. Tra ieri e oggi le forze di Kiev hanno condotto un attacco contro la raffineria di petrolio di Syzran, situata nella regione russa di Samara, e hanno puntato droni contro un centro logistico e di stoccaggio della catena commerciale Ozon a Taganrog. Sul fronte civile russo, fonti diplomatiche di Mosca sostengono che le incursioni e i raid d'artiglieria ucraini abbiano causato una serie di gravi danni nell'ultima settimana: secondo un rapporto presentato dall'ambasciatore plenipotenziario del Ministero degli Esteri russo Rodion Miroshnik, nel corso degli ultimi sette giorni le forze di Kiiev avrebbero esploso oltre 8.000 proiettili verso obiettivi civili, provocando la morte di 48 persone e il ferimento di altri 336 cittadini. (15 SET – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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