“Nel 2016 la Scozia votò a grande maggioranza contro l'uscita del Regno Unito dalla Ue. Siamo stati cacciati contro la nostra volontà. Nel frattempo, la Brexit ha causato danni economici straordinari dalle nostre parti”. Lo afferma in una intervista a La Repubblica, il capo del governo scozzese John Swinney, leader dello Scottish National Party in merito alla necessità di ottenere l'indipendenza e tornare nell'Unione europea, sottolineando che “basti pensare al crollo del Pil, ma anche all'inflazione e al costo della vita. Quindi vogliamo riavvicinarci sempre di più, e al più presto, ai nostri amici nella Ue e agli altri partner internazionali: in Scozia molte aziende hanno dovuto mollare o cambiare perché non potevano più commerciare con la Ue, dopo la Brexit”. Inoltre aggiunge che “vogliamo più immigrati, perché servono alla nostra economia e perché abbiamo una età media lavorativa alta. E siamo anche a favore della circolazione di studenti e ricercatori europei nel campo accademico, perché la nostra crescita ne beneficerà”, mentre sui rapporti con il governo centrale e sulla richiesta di maggiori poteri evidenzia che il primo incontro avuto con Burnham “è stato positivo. A me e agli altri ha assicurato che da Londra non legifererà sulle nostre teste, ed è aperto a una devolution delle nazioni del Regno ancora più marcata. Ma non è sufficiente. Perché in questo status quo ci sono troppe cose che ci danneggiano. Mentre la Scozia ha bisogno di flessibilità, anche fiscale, per la crescita. Questo può avvenire davvero solo con l'indipendenza”, giacché “è certamente un giorno estremamente significativo. Burnham sarà l'ultimo premier britannico del Regno. In Scozia oramai tutti i sondaggi sono a favore dell'indipendenza. Voglio che la mia nazione abbia gli stessi diritti e opportunità di altri Paesi. Continueremo a fare pressione, affinché ci venga concesso un nuovo referendum sull'indipendenza. È solo questione di tempo”. (15 set - red)
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