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direttore Paolo Pagliaro

SICCITA’, ANBI: ECCO
I DESERTI D’ITALIA

SICCITA’, ANBI: ECCO <BR> I DESERTI D’ITALIA

Nel Vecchio Continente, il 2026 è stato l’anno della consapevolezza collettiva che il clima è cambiato in maniera superiore al previsto: nessuno aveva infatti indicato un’estate più calda mediamente di ben 2,54°C in Europa occidentale e addirittura di +3,5° in Italia (sulla media 1991-2020). Le anomalie termiche registrate questa estate erano impensabili 40 anni fa, quando le temperature erano oltre 5 gradi inferiori, così come inimmaginabile era la sequenza di eventi meteorologici estremi, che hanno investito l’Italia meridionale nei primi 4 mesi dell’anno: piogge alluvionali con cumulate, che sono arrivate a sfiorare i 500 millimetri e che hanno fatto tracimare decine di corsi d’acqua, ma che hanno anche salvato il Mezzogiorno da una desertificazione ambientale ed economica dopo oltre 2 anni di siccità estrema. Secondo l’indice SPEI (Standardized Precipitation Evapotranspiration Index che analizzia le anomalie di precipitazioni più il tasso di evapotraspirazione) questa estate in siccità estrema sono risultati Abruzzo, il nord della Puglia e Basilicata, le aree costiere di Sicilia e Sardegna, un’ampia sezione del Piemonte Occidentale ed il sud della Lombardia; più in generale, i dati meteorologici mostrano chiaramente come le regioni del Mezzogiorno d’ Italia siano esposte più di altre agli effetti del riscaldamento del bacino mediterraneo, subendo un maggiore stress idrico per via della combinazione tra scarsità di precipitazioni e temperature estreme, che accelerano il processo di evapotraspirazione dell’acqua. Mentre i territori meridionali della Penisola hanno però potuto affrontare questa estate dei record con cospicue riserve idriche, grazie ad infrastrutture per lo stoccaggio della pioggia, al Nord la carenza d’acqua ha condizionato pesantemente i suoi utilizzi ad iniziare da quello agricolo.

“Il Meridione, storicamente penalizzato da scarse piogge e siccità, è stato infrastrutturato negli anni per lo stoccaggio dell’acqua da utilizzare in tempi di magra – ricorda Massimo Gargano, direttore generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue -. Al Nord, dove i bacini sono stati realizzati quasi esclusivamente per la produzione idroelettrica, l’agricoltura va in sofferenza ogni qual volta la stagione autunno-vernina è avara di neve destinata a sciogliersi e diventare risorsa idrica con l’incedere dei mesi caldi.” ANBI sottolinea che nei prossimi mesi è quasi certa una stagione caratterizzata da caldo alternato ad eventi estremi, perpetrandosi la dispersione di milioni di metri cubi d’acqua a causa della mancanza di infrastrutture idriche, soprattutto al Nord, capaci di trattenere le piogge in eccesso da utilizzare poi nei periodi di bisogno; neppure una settimana fa, nubifragi e tornado hanno colpito pesantemente al confine tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, dove sono caduti in poche ore quasi 200 millimetri di pioggia lungo la costa (Bibione, mm. 192; Portogruaro, mm. 191), lasciando contemporaneamente “a secco” il Polesine (meno di 5 millimetri di pioggia); sull’area bergamasca, le cumulate hanno raggiunto mm. 100, così come sul Grossetano e sulla periferia Est di Roma. “L’esempio del Sud, in cui sono stati sufficienti pochi giorni di piogge torrenziali per garantire mesi di autonomia idrica, conferma la fondamentale funzione dei bacini di stoccaggio idrico – evidenzia Francesco Vincenzi, presidente di ANBI - Terminata l’emergenza e con le elezioni all’orizzonte, il Piano Nazionale Invasi rischia però di uscire, ancora una volta, dai radar della politica.” (18 set - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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