“Sento di aver fatto un passo importante per il Paese: è una legge per il futuro energetico dell'Italia” e “posso affermare con sicurezza che, entro fine anno, sarò in grado di fare la proposta dei decreti attuativi”, “ci sono cinque gruppi di lavoro al ministero che hanno cominciato l'elaborazione su una serie di aspetti, dalle procedure di permitting al ruolo della futura Agenzia, passando per il tema della trasparenza informativa e delle tecnologie”, “per gli Smr, i tecnici parlano di 2033-2034, mentre per gli Amr, i reattori di quarta generazione, ci vorrà qualche anno in più”. Così, in una intervista a Il Sole 24 Ore, Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, parlando dell'approvazione definitiva del provvedimento sul nucleare. “E’ stato un percorso graduale, com'era giusto fosse, e che aggiunge una possibilità affinché il Paese possa crescere e essere più competitivo” e si prosegue “andando per gradi, con i decreti di attuazione, e valutando gli strumenti a disposizione nei prossimi anni come i mini-reattori”, “in questo modo non solo dotiamo il Paese, in prospettiva, di una fonte di energia programmabile, ma forniamo un assist per integrare le rinnovabili nel sistema energetico italiano”, “è un passo che va fatto scalino per scalino: se cerchi di fare più scalini con un salto, rischi di cadere” e “a me premeva fornire un quadro normativo per dare serenità alle scelte che dovranno portarci, all'inizio del prossimo decennio, a far partire la produzione con l'energia nucleare”. Ed osserva che “gli analisti stimano un ulteriore fabbisogno energetico nel 2040 di almeno 100-150 terawattora in più rispetto a ora e, se già oggi siamo carenti di 50 TWh nella nostra produzione, l'indipendenza e la sicurezza del Paese vengono meno”, “ecco perché credo di aver reso un buon servizio alle future generazioni”. Replicando alle richieste di confronto dell'opposizione sottolinea che “dietro a questa legge, c'è stata una seria elaborazione, con la Piattaforma, analisi e verifiche puntuali, e, soprattutto, un notevole contributo delle migliori intelligenze del sistema nucleare italiano nelle università, negli enti nazionali e nelle imprese”. Interrogato sulla possibile resistenza dei territori e sui veti locali, il ministro chiarisce che “è una questione che stiamo già valutando perché una parte dei decreti attuativi avrà come oggetto proprio la trasparenza, l'informazione e le modalità di condivisione” e rimarca che “questo percorso deve essere lento perché deve essere chiaro: non si fa niente senza la condivisione dei territori”, “i piccoli reattori possono essere costruiti dove ci sono concentrazioni industriali e ho già diverse istanze da parte di consorzi di imprese pronti ad attivarsi”, “tutto questo, però, voglio ribadirlo, dovrà avvenire con criteri di localizzazione e valutazioni puntuali, assicurando il massimo dell'informazione e della condivisione con la realtà territoriale”. Analizzando i costi degli investimenti infine spiega che “le valutazioni andranno fatte con numeri puntuali”, “attualmente si parla di circa 7-8mila euro di investimento per kilowatt in un mini-reattore”, “è uno sforzo molto importante all'inizio, ma va calcolato su un reattore programmabile che dura 60 anni” e “se, poi, confrontiamo questi numeri con il fotovoltaico e le batterie, l'analisi dei costi ci dice che potrebbe esserci equilibrio”. (24 set - red)
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