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direttore Paolo Pagliaro

Caterina da Siena, prima donna “Dottore della Chiesa”

Ritratti
Donne protagoniste nell'economia, nella politica, nelle scienze, nella cultura, nello spettacolo, nelle istituzioni e nell'attualità. Una galleria di ritratti che restituisce il valore del contributo delle donne alla storia e al presente del Paese.

Caterina da Siena era solita rivolgersi al Papa come “dolce Cristo in terra”, ma con la sua delicatezza non mancava di evidenziarne le mancanze. Agli occhi di chi la osservava, diventava così una curiosa contraddizione. Una donna minuta e cagionevole, che affermava convintamente: “La mia natura è fuoco”. Nata nel 1347 nel rione Fontebranda a Siena, l’ultima di venticinque fratelli, a soli sette anni decide di fare voto di castità e, sopravvissuta a una grave malattia infettiva, chiede al padre di consacrarsi. Le remore familiari non possono nulla contro la sua determinazione. Indossa l’abito delle “Mantellate” del terzo ordine domenicano ancora giovanissima e ricava una piccola cella nella sua residenza, chiudendosi nel silenzio della preghiera e dialogando esclusivamente con il suo confessore per tre anni. Un decennio dopo Gesù le appare e le dice: “Munita di fede invitta, potrai affrontare vittoriosamente i tuoi avversari”. È questo l’episodio riconosciuto come lo sposalizio di Santa Caterina da Siena. Una visione durante la quale Cristo le pone un anello nuziale, consolidando l’impegno della santa al servizio della Chiesa. Inizia così la battaglia di Caterina, che invita instancabilmente la comunità cattolica a una rivoluzione governata dall’obbedienza e dall’amore. Dedica tutta la sua esistenza alle opere di carità, curando i malati e i lebbrosi, offrendo conforto ai condannati a morte e regalando i vestiti che trovava in casa ai poveri. Un gesto che contribuisce ad alimentare le tensioni nell’ambiente domestico, scatenando l’indignazione e la frustrazione dei familiari. Pochi anni dopo, nel 1375, confessa al padre spirituale di aver ricevuto le stimmate. L’esperienza della santa, tuttavia, è diversa da quella di San Franceso e Padre Pio, in quanto le ferite sulle mani non sono visibili, se non al suo sguardo. Neppure questo dolore, però, intacca il suo spirito: la sua voce raggiunge Urbano VI, che durante lo scisma d’Occidente la convoca a Roma per difendere la legittimità del suo pontificato. Qui si ammala e muore nel 1380, all’età di 33 anni. Il suo contributo verrà riconosciuto solo secoli dopo, quando nel 1970 – alla luce dell’eredità lasciata alla comunità cristiana e contenuta in opere quali “Il dialogo della divina provvidenza”, “L’Epistolario” e la raccolta di preghiere – viene proclamata da Paolo VI dottore della Chiesa, la prima donna a ottenere tale riconoscimento.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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